Iran, gli Usa puntano a bloccare anche le frontiere: nuova task force. Bruciano le petroliere nel Golfo
Tre petroliere in fiamme nello Stretto di Hormuz, altri incidenti segnalati nelle acque del Golfo e una nuova iniziativa americana per isolare ulteriormente l’Iran. La tensione nella regione resta altissima, mentre si moltiplicano le notizie di incendi ed esplosioni sulle navi e Washington annuncia un ulteriore giro di vite contro Teheran. A riferire delle tre petroliere coinvolte in esplosioni dalle prime ore di oggi sono stati i Guardiani della rivoluzione iraniani. In un comunicato pubblicato sul sito Sepah News, i Pasdaran hanno parlato di imbarcazioni che avrebbero violato le regole di navigazione, percorrendo quella che hanno definito una “rotta illegale”.
Altre segnalazioni sono arrivate dall’agenzia britannica per la sicurezza marittima Uk Mto, che ha riferito di una petroliera in fiamme ieri nello Stretto di Hormuz, al largo della città omanita di Khasab. L’incendio ha reso necessaria l’evacuazione dell’equipaggio, secondo quanto comunicato dalle autorità militari. Un’altra nave sarebbe stata colpita da un “proiettile non identificato”.
I media di Stato degli Emirati Arabi Uniti hanno inoltre annunciato il salvataggio di 22 persone da una nave in fiamme nel Golfo di Oman. Tutte, secondo le informazioni diffuse, sono in condizioni stabili. Restano da chiarire le dinamiche dei diversi episodi e l’eventuale collegamento tra loro.
Task force contro i traffici diretti in Iran
Mentre le acque del Golfo sono teatro di nuovi incidenti, gli Stati Uniti preparano un ulteriore intervento per colpire l’economia iraniana. L’esercito americano ha annunciato la creazione di una task force incaricata di bloccare le vie terrestri attraverso le quali, secondo Washington, transiterebbero armi e merci illegali dirette in Iran. Il gruppo sarà composto da 20 persone, tra civili e militari, e avrà sede in Florida. Lavorerà con diverse agenzie governative per impedire il passaggio di sistemi d’arma avanzati, tecnologie a duplice uso, materiali sottoposti a sanzioni e flussi di entrate illeciti attraverso i confini terrestri iraniani e il Mar Caspio.
“L’attività del gruppo limiterà ulteriormente la capacità dell’Iran di finanziare il terrorismo, ricostruire fabbriche di armamenti e rifornire le proprie forze armate”, ha dichiarato Brad Cooper, capo del Comando centrale statunitense per il Medio Oriente, il Centcom, in un comunicato pubblicato su X.
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Il portavoce dei Guardiani della rivoluzione, Hossein Mohebi, ha definito destinato al fallimento il progetto americano, sostenendo che non riuscirà a provocare il collasso dell’economia del Paese. Gli Stati Uniti, ha affermato Mohebi, non saranno in grado di imporre il blocco economico che stanno tentando di realizzare “sotto varie denominazioni e attraverso diversi piani”. Washington sarebbe inoltre “incapace di bloccare” le vie di comunicazione tra l’Iran e i Paesi vicini, ha aggiunto il portavoce, citato dall’agenzia Fars.
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