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Trump si fa argine dell’IA, Pechino dice basta all’allarme: ma la Cina teme i rischi

Trump rifiuta nuove strette sull’intelligenza artificiale. Pechino invita alla calma, ma i servizi cinesi segnalano rischi

Trump si fa argine dell’IA, Pechino dice basta all’allarme: ma la Cina teme i rischi
Intelligenza Artificiale

Donald Trump respinge le richieste di rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e attacca chi chiede nuove regole. Da Pechino arriva un invito a evitare allarmismi, mentre l’intelligence cinese indica nell’IA un nuovo terreno di scontro tra le grandi potenze.

Vance accusa i big del settore, Obama e Carney chiedono più regole e un coordinamento globale

Donald Trump non vuole frenare la corsa americana all’intelligenza artificiale. Gli allarmi arrivati negli ultimi giorni dai vertici del settore non hanno cambiato la posizione della Casa Bianca. Per il presidente degli Stati Uniti basta una leadership “intelligente e forte” per gestire i rischi e mantenere il vantaggio tecnologico americano.

Su Truth Trump lo ha scritto senza lasciare spazio a dubbi: “L’unico controllo o ‘argine’ di cui l’Ia ha bisogno è un presidente forte e intelligente (con un quoziente intellettivo elevato), e gli Stati Uniti ne hanno uno, eccome”.

Il presidente ha rivendicato anche l’azione della sua amministrazione, sostenendo che “ha impedito a certi ‘personaggi’ di compiere azioni dannose o potenzialmente tali e continueremo a farlo”. La risposta è rivolta soprattutto a Dario Amodei, fondatore di Anthropic, che sabato ha chiesto sul suo blog di “rallentare” a livello globale lo sviluppo dei modelli più avanzati per ragioni di sicurezza. Trump ha attaccato direttamente Amodei. “Ora finge di essere un ‘angioletto perfetto’ “, ha scritto, prima di aggiungere: “è in atto una cospirazione malata contro l’Ia e i data center, e l’unico Paese a rallegrarsene è la Cina. Teorici del complotto state in guardia”.

La linea della Casa Bianca punta a difendere il vantaggio statunitense nel settore. Trump sostiene che gli Usa siano “in netto vantaggio rispetto a qualsiasi altro Paese” e ha chiesto di non “uccidere la gallina dalle uova d’oro”. Il presidente e i suoi familiari hanno anche interessi e investimenti finanziari legati al settore. Lo stesso sospetto verso una regolamentazione più stringente arriva dal vicepresidente Jd Vance, che mette in discussione le richieste avanzate dalle aziende tecnologiche. “Trovo un po’ singolare il fatto che così tante aziende all’avanguardia nel settore si rivolgano al governo implorandolo di regolamentarle. Mi dà un po’ l’idea di un cavallo di Troia”, ha dichiarato.

Vance non esclude però i problemi legati allo sviluppo della tecnologia. “Non credo che gli americani debbano temere alcunché. Tuttavia dobbiamo essere consapevoli del fatto che ogni cosa comporta dei rischi, inclusa l’Ia”, ha aggiunto. Negli Stati Uniti il confronto attraversa anche gli schieramenti politici. Barack Obama ha criticato i democratici per lo spazio insufficiente dedicato al tema. “Se io fossi candidato alla presidenza l’anno prossimo sarebbe uno dei punti principali del mio programma”, ha dichiarato l’ex presidente.

Su una linea favorevole a maggiori controlli si ritrovano anche due figure politicamente molto lontane. Il senatore democratico Bernie Sanders e l’ex stratega di Trump Steve Bannon parteciperanno al dibattito ‘Pro-Human Assembly’ insieme a Jacob Coxon, ex ricercatore di Anthropic. Il premier canadese Mark Carney propone invece un organismo internazionale per la “stabilità tecnologica”, costruito sul modello del Financial Stability Board, con il compito di contribuire alla supervisione e alla sicurezza dell’intelligenza artificiale.

Pechino chiede meno allarmismi, i servizi temono disinformazione e usi militari

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun ha invitato a evitare allarmismi che possano “ostacolare il processo di governance globale dell’Ia”. Pechino non vuole che le richieste di rallentamento blocchino lo sviluppo della tecnologia o si trasformino in un vantaggio competitivo per altri Paesi. Meno di 24 ore prima, però, il capo dell’intelligence cinese aveva indicato rischi molto concreti per la sicurezza nazionale. Per Chen, l’intelligenza artificiale è diventata “il principale terreno di scontro per la competizione tecnologica globale e una nuova arena di rivalità strategica tra le grandi potenze”.

Il responsabile della sicurezza cinese chiede uno sviluppo “sano e ordinato” della tecnologia e segnala il possibile utilizzo dell’IA generativa nella propaganda e nella disinformazione. Chen ha accusato “Forze ostili” di servirsi di questi strumenti per “fabbricare voci politiche e diffondere informazioni dannose”. Il capo dell’intelligence ha richiamato anche gli impieghi militari dell’intelligenza artificiale. Secondo Chen, il conflitto tra Stati Uniti e Iran ha mostrato come tecnologie superiori possano offrire vantaggi tattici sul campo di battaglia.

Il confronto tra Washington e Pechino arriverà presto al massimo livello politico. Tra dieci giorni Xi Jinping è atteso alla Casa Bianca e l’intelligenza artificiale sarà uno degli argomenti del colloquio con Trump, insieme alla competizione tecnologica e alle regole con cui Stati Uniti e Cina intendono governarne lo sviluppo.

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