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Esteri
Turchia, attacco alla sede del partito di Erdogan: 22 arresti

Istanbul sotto assedio. Dopo il tragico sequestro di ieri - morti un magistrato rapito in tribunale e i due sequestratori del gruppo di estrema sinistra Dhkp-C -, oggi due persone armate sono entrare nella sede del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Akp), lo stesso del presidente turco Tayyip Erdogan. Il blitz è avvenuto nel quartiere di Kartal, a Istanbul, riferisce Hurriyet online. La polizia ha isolato la strada di fronte al palazzo

PRIMI ARRESTI - Le autorità turche hanno arrestato 22 sospetti esponenti della fazione radicale di sinistra Dhkp-C dopo che due di loro ieri hanno sequestrato il procuratore Mehmet Selim Kiraz, nel tribunale di Caglayan, a Istanbul, poi morto per le ferite riportate nel blitz della polizia che ha ucciso i due sequestratori.

IL SEQUESTRO - Due rapitori uccisi e il procuratore Mehmet Selim Kiraz è morto dopo essere stato gravemente ferito. Questo il bilancio del blitz a Istanbul per liberare il pm in ostaggio del Fronte rivoluzionario di liberazione. Le notizie provengono da una fonte ufficiale. Kiraz era rimasto ferito durante il blitz della polizia ed era stato immediatamente sottoposto ad intervento chirurgico. Le forze di sicurezza - secondo la polizia - sono entrate in azione dopo avere sentito uno sparo.

Imbavagliato e con una pistola puntata alla testa: cosi' appariva in una foto Mehmet Selim Kiraz, il procuratore preso in ostaggio nel tribunale di Caglayan, a Istanbul, dal gruppo di estrema sinistra Dhkp-C, che ha rivendicato il gesto postando l'immagine sul proprio sito. Kiraz ha indagato sulla morte di Berkin Elvan, il quindicenne colpito alla testa da un lacrimogeno nel giugno 2013 durante le proteste anti-governative a Gezi Park e deceduto in ospedale un anno fa, dopo 269 giorni in coma. Il gruppo aveva dato tempo fino alle 15.36 alle autorita' per diffondere una confessione publica degli agenti accusati di aver ucciso il giovane, il loro rinvio a giudizio davanti a un trinunale popolare e la scarcerazione dei manifetanti arrestati.

Un ultimatum scaduto a cui ancora non e' dato sapere se ha fatto seguito la scarcerazione o l'omicidio del giudice perche', come spiega il quotidiano 'Hurriyet', un divieto di trasmettere e' stato emesso in Turchia a tutte le radio e le televisioni poco dopo il rapimento dalla Procura Generale della citta' sul Bosforo, che lo ha quindi notificato all'Rtuk, l'ente statale di controllo radio-televisivo, il quale a sua volta lo ha girato alle emittenti. Si spiega cosi' l'improvvisa interruzione di ogni diretta gia' prima della scadenza dell'ultimatum, alle 15,36 ora italiana, fissato dai sequestratori. Nell'arco degli ultimi quattro anni sono state oltre centocinquanta le occasioni in cui le autorita' turche hanno diramato provvedimenti analoghi. Quel che si sa, e' che le forze speciali sono immediatamente entrate in azione, facendo irruzione nel Palazzo di Giustizia ed evacuando il personale presente.

Il padre del giovane ucciso a Gezi Park ha twittato la sua richiesta ai militanti perche' lascino andare il magistrato: "Mio figlio e' morto, non voglio altre morti, liberatelo!". Il gruppo fuorilegge Dhkp-C figura nella lista di Usa, Ue e Turchia delle organizzazioni terroristiche, con alle spalle un attentato suicida contro l'ambasciata americana nel 2013 e un attacco nel centro di Istanbul nel 2001, in cui morirono due poliziotti e un turista australiano. La Turchia e' da mesi al centro di una forte destabilizzazione, composta da diversi fattori, che vedono la deriva autoritaria del presidente Erdogan da una parte e dall'altra la pressione derivante dalla crisi siriana. Un commando armato ha preso, oggi, in ostaggio ad Istanbul il procuratore Mehmet Selim Kiraz, responsabile delle indagini sulla morte di Berkin Elvan, 15enne colpito alla testa da una capsula di gas lacrimogeno nel giugno del 2013, durante le proteste anto-governative a Gezi Park e deceduto in ospedale nel marzo scorso senza mai essere uscito dal coma.

E' difficile dimenticare i ragazzi e le ragazze di Gezi Park. Quei, "vandali" come li defini' il premier Erdogan che, due anni fa, il 28 maggio 2013, diedero vita a una protesta che rimarra' scolpita per sempre nella storia della Turchia. Tutto comincio' quando un gruppo di ecologisti si paro' davanti alle ruspe che volevano radere al suolo i 600 alberi a ridosso di piazza Taksim ad Istanbul. La reazione violenta della polizia innesco' un moto di indignazione nel Paese e Gezi Park si "trasformo'" in una sorta si cittadella modello da contrapporre al crescente autoritarismo del governo filoislamico.

Dopo numerose e sanguinarie giornate di scontri in tutta la Turchia e almeno mille feriti, il primo giugno la polizia si ritiro' da piazza Taksim. I manifestanti bloccarono le strade di accesso al parco erigendo delle barricate, i ragazzi si accamparono e si autogestirono. L'organizzazione non basto'. La partita finale tra il governo e i "capulcu" si gioco' il 15 giugno 2013. Alle otto di sera si scateno' l'inferno. Gli agenti con maschere antigas cominciarono a intimare nei megafoni di abbandonare l'area immediatamente. Gli idranti partirono, i lacrimogeni iniziarono a scoppiare e l'area verde e' divento' una nuvola di fumo. In pochi minuti la cittadella autogestita si e' trasformo' in una terra desolata. Nella notte, dopo 19 giorni di protesta, il sogno' dei capulcu tramonto'. Sul campo restarono 9 morti e oltre ottomila feriti in tutto il Paese.

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