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Esteri
Anche l'ortodossia divide Mosca e Ankara

 

Come è noto Putin ed Erdogan e cioè Russia e Turchia sono da tempo in uno stato di quasi belligeranza militare per via delle questioni medio - orientali legate alla Siria e all' Isis; la situazione è molto complessa perché non riguarda solo questi due Paesi ma la stabilità geopolitica mondiale, poiché dietro la Turchia (membro Nato) ci sono gli Usa.
Da tempo le tensioni militari fanno il paio con quelle religiose; la Chiesa ortodossa è molto diversa da quella cattolica nella sua organizzazione funzionale e "gerarchica" e il Patriarca di Costantinopoli (Turchia) o Nuova Roma è riconosciuto come una sorta di "Papa"per i 200 milioni di fedeli ortodossi.
Tuttavia, a questa designazione storica che si rifà alla divisione tra Impero romano d' oriente e di occidente, c'è il grande peso del Patriarca di Mosca (Russia) che da solo raduna più della metà di tutti i fedeli ma senza adeguata rappresentanza (solo 24 Vescovi a Chiesa, indipendentemente dal numero di fedeli).
Questo sta producendo il fallimento del Sinodo previsto nell'isola greca di  Creta per il 16 giugno; oltretutto Mosca aveva chiesto a Costantinopoli / Istanbul di spostare l'evento inizialmente previsto nella città turca nella più "neutrale" isola del mediterraneo.
Richiesta accolta dal Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I.
Tuttavia al Patriarca di Mosca, Cirillo, questo non è bastato ed ora si annunciano defezioni delle Chiese di Russia, Bulgaria (molto legata a Mosca), Giorgia e con ostilità di Antioca (Siria e Libano) e del Monte Athos.
Le tensioni tra Bartolomeo e Cirillo non derivano però solamente dai recenti fatti politici che vedono fronteggiarsi i loro Paesi sul piano militare ma hanno origine anche dalle differenti vedute che i due Patriarchi hanno del rapporto tra religione ortodossa nazionalismo.
Il Patriarca Russo, molto vicino a Putin, ritiene che l' ortodossia debba essere salvaguardata da una visione troppo "modernista" e quindi inevitabilmente cosmopolita ed internazionalista mentre Cirillo è per una  apertura al "secolo" che tenga conto dell'immigrazione e degli inevitabili cambiamenti sociali.
Il recente incontro tra Cirillo e Papa Francesco a Cuba ha avuto anche un significato preciso nell'ambito ortodosso in quanto l'interlocutore non è stato Bartolomeo I, ma il Patriarca russo e considerando che l'inizio del dialogo con i cattolici è avvenuto con il Patriarca di Costantinopoli Atenagora I e l'incontro con Papa Paolo VI a Gerusalemme nel 1964, abbiamo il segno del cambiamento dei rapporti di forza nell'ambito della  ortodossia.
Ricordiamo che le Chiese ortodosse nate soprattutto sulla spinta dell'indipendenza dei rispettivi stati nazionali raggiunta nel XIX secolo, sono "autocefale", cioè non sono strutturate gerarchicamente ma che il coordinamento funzionale è stato sempre formalmente in mano a Costantinopoli nonostante l'evidente potenza Russa.
Papa Francesco è da tempo impegnato sulla scia del Concilio Vaticano II in un'opera ecumenica di riavvicinamento tra le due grandi Chiese cristiane che furono separate dal Grande Scisma del 1054 che vide le rispettive scomuniche di Papa Leone IX e Michele I sulla questione dell'aggiunta latina del  "filioque" nel Credo niceno; i romani ritengono che lo Spirito Santo discenda dal Padre tramite il Figlio, mentre gli ortodossi lo ritengono discendente direttamente dal Padre.
Da notare come l'incontro di Cuba tra Francesco e Cirillo sia stato molto favorito dalle buone relazioni tra Santa Sede  e la Russia di Putin, soprattutto per la questione della guerra in Siria che invece vede la Turchia militare sul fronte opposto.
Alla luce di questi fatti si comprende come il probabile fallimento del Sinodo di Creta non sia limitato solo ad un fatto limitato all'interno della comunità ortodossa ma rivesta un ampio significato politico mondiale.

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