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Esteri
Ucraina, i costi della sicurezza energetica della Ue

L’autunno è puntualmente arrivato in tutta Europa e la questione delle forniture di gas russo attraverso l’Ucraina è inevitabilmente tornata di attualità. I governi di Kiev e Mosca da settimane sembrano prossimi a una soluzione temporanea in vista dell’inverno, ma manca un impegno scritto. L’accordo sembrava ormai chiuso a fine settembre, dopo un vertice trilaterale con anche l’UE tenutosi a Berlino e l’annuncio di un’intesa, battezzata Winter Package, da parte del Commissario europeo Günther Oettinger(1). Molti aspetti dell’accordo, però non erano stati fissati e le trattative sono state riaperte nei giorni successivi.

Il nodo principale della questione è il debito che l’azienda di stato ucraina Naftogaz ha accumulato verso Gazprom. Secondo la parte russa, il debito ammonterebbe a 5,3 miliardi di dollari per il gas consegnato e non pagato tra novembre e dicembre 2013 e tra aprile e giugno 2014(2). La parte ucraina contesta la cifra, soprattutto per il secondo periodo, quello successivo alla scadenza dello sconto da 100 dollari ogni mille metri cubi concesso da Putin a dicembre(3).

A seguito dei dissensi sul prezzo delle forniture, la primavera scorsa Naftogaz non ha saldato gli arretrati e dal 16 giugno Gazprom ha bloccato le forniture destinate la mercato ucraino, continuando però a far transitare regolarmente per l’Ucraina i volumi destinati ai clienti europei(4). Per regolare il contenzioso, Gazprom e Naftogaz hanno fatto ricorso a un arbitrato presso la Corte Arbitrale Internazionale di Stoccolma, ma il lodo è atteso non prima della seconda metà del 2015(5).

Resta dunque da risolvere la questione di come arrivare alla decisione arbitrale senza incappare in una crisi del gas simile a quelle del 2006 e del 2009, quando per contenziosi sui pagamenti Gazprom interruppe le forniture destinate al mercato ucraino e Naftogaz a sua volta trattenne le forniture contrattualmente destinate all’Unione Europea, portando a un blocco completo di tutti i flussi(6). Sebbene nel frattempo i consumi europei si siano ridotti e siano stati potenziati gli altri canali di approvvigionamento, un blocco completo delle forniture russe potrebbe avere conseguenze gravi, soprattutto in caso di freddo intenso(7).

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