Kiev sostiene di aver neutralizzato parte delle protezioni schierate attorno al cosiddetto “palazzo” di Vladimir Putin sul Mar Nero. Prima sarebbe stato distrutto un apparato per disturbare le comunicazioni Starlink, poi i droni ucraini avrebbero raggiunto una postazione S-400 a poche centinaia di metri.
Il primo raid apre un varco verso l’S-400, le immagini mostrano almeno un lanciatore distrutto
Due operazioni in pochi giorni contro i sistemi schierati nell’area di Gelendzhik, sulla costa russa del Mar Nero. È quanto rivendica Robert Brovdi, comandante delle Forze dei sistemi senza pilota ucraine, secondo il quale Kiev avrebbe prima eliminato un apparato di guerra elettronica e poi colpito un sistema antiaereo S-400 vicino al complesso conosciuto come il “palazzo” di Vladimir Putin.
Nella notte tra il 9 e il 10 agosto, secondo il comandante ucraino, droni di Kiev hanno lanciato sei missili contro le postazioni di difesa della zona. Le immagini satellitari avrebbero mostrato i danni provocati all’S-400.
L’analista militare Ian Matveev ha sostenuto: “Le immagini satellitari mostrano la distruzione di almeno un lanciatore… Ecco, ora il “palazzo” di Putin è rimasto senza protezione”. L’attacco era stato preparato da un’altra operazione condotta il 7 agosto. Le forze ucraine avevano colpito il Volna Kupol Garant, sistema di guerra elettronica impiegato per disturbare le comunicazioni satellitari Starlink e garantire copertura su un’area di 20 chilometri quadrati.
La distruzione dell’apparato avrebbe consentito ai droni di raggiungere la postazione S-400 collocata a circa 500 metri di distanza. Kiev descrive quindi i due attacchi come operazioni collegate, prima contro le contromisure elettroniche e successivamente contro la difesa antiaerea. Il complesso indicato come “palazzo” di Putin si trova sulla costa del Mar Nero, a circa 20 chilometri da Gelendzhik. La proprietà è diventata nota al grande pubblico dopo l’inchiesta condotta da Alexei Navalny, oppositore del presidente russo morto nel 2024.
La residenza non compare ufficialmente tra le proprietà presidenziali. Sopra l’area è stata istituita una no-fly zone e, secondo l’inchiesta, i 7mila ettari che circondano il complesso apparterrebbero all’Fsb. La Fondazione anticorruzione aveva stimato in almeno 100 miliardi di rubli il costo della costruzione. Il complesso copre 17.700 metri quadrati. Secondo la ricostruzione resa pubblica dall’organizzazione di Navalny, comprende una pista di hockey, un cinema, diversi ristoranti, una piscina, una discoteca acquatica, una spa, saune e hammam. Nell’area sarebbero presenti anche laboratori per la produzione di carne e pesce, verdure e dolci, un deposito di fanghi terapeutici e una pista per elicotteri.
La rivendicazione ucraina ha ricevuto anche il commento dell’ex primo ministro e ministro degli Esteri svedese Carl Bildt, che su X ha scritto: “L’Ucraina ha ora colpito i principali sistemi missilistici e di guerra elettronica che proteggono il palazzo di Putin sul Mar Nero. Cosa succederà dopo?”. Kiev sostiene quindi di aver colpito nell’arco di pochi giorni sia il sistema destinato a disturbare le comunicazioni satellitari sia una postazione S-400 installata nella stessa area. Le immagini satellitari citate dall’analista Ian Matveev mostrerebbero almeno un lanciatore distrutto.

