Il video in cui Vladimir Putin parla al mondo e dice: “non fate guerra alla Russia“, respingendo ultimatum e trattative che mettano in discussione le richieste territoriali, in favore di colloqui diplomatici per trovare soluzioni condivise, preoccupa l’Ucraina e, soprattutto, i cosiddetti Volenterosi europei.
Effettivamente c’è una novità rilevante al fronte: la Russia sta predisponendo un attacco su vasta scala contro la martoriata Ucraina. Il giornale di Kiev, Ukrainska Pravda sostiene che la Russia si stia preparando ad una nuova mobilitazione.
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Lo Stato Maggiore russo ha elaborato un piano per muovere ulteriori 600.000 persone nel biennio 2026-2027, con 300.000 reclute da richiamare ogni anno. La maggior parte di esse dovrebbe essere impiegata per rinforzare i combattimenti.
Il media riferisce che la fonte è un rapporto informativo dell’intelligence ucraina e del Servizio di intelligence estera, pubblicato sul sito web dell’ufficio del Presidente Volodymir Zelensky, che, infatti, scrive: “L’Ucraina ha informazioni secondo cui lo Stato Maggiore russo ha già predisposto uno scenario per la mobilitazione aggiuntiva di 600.000 persone per quest’anno e il prossimo. Intendono riportare a pieno organico le formazioni e le unità militari che combattono contro gli ucraini, così come le unità delle forze armate russe, attualmente in fase di formazione”.
I servizi segreti ucraini – prosegue la Pravda di Kiev – hanno affermato che la Russia sta valutando un’ulteriore mobilitazione, a causa delle crescenti perdite sul campo di battaglia e del rallentamento nel reclutamento di soldati di leva.
Tra gennaio e luglio 2026, la Russia ha perso circa 240.000 effettivi, di cui almeno 140.000 tra morti e persone disperse in modo permanente. Nello stesso periodo, 232.000 persone sono state reclutate con la firma di un contratto.
Nell’ambito dei preparativi per una nuova ondata di mobilitazione, la Russia sta modificando la propria legislazione, inasprendo i requisiti per l’iscrizione all’albo militare ed estendendo il reclutamento tra i detenuti. Potrebbe essere consentito il servizio militare a persone condannate per reati quali traffico di armi, esplosivi, materiali radioattivi e droga, nonché per banditismo, appartenenza a organizzazioni criminali e organizzazione di immigrazione clandestina.
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La leadership russa ha inoltre approvato il reclutamento di alcune categorie di detenute per la mobilitazione o per il servizio a contratto. Il personale mobilitato potrebbe ricevere un addestramento della durata compresa tra 15 e 60 giorni. I servizi segreti ucraini affermano che alcuni potrebbero essere addestrati presso campi di addestramento militari in Bielorussia. Ma per alcuni analisi questo è improbabile, visti i buoni rapporti tra il Presidente bielorusso e Putin.
Secondo quanto riferito, documenti interni russi giustificano la necessità di mobilitazione, in parte con la crescente insoddisfazione per la guerra nelle regioni russe – che raggiunge il 69% in alcune aree – e con il calo del numero di persone disposte a firmare contratti militari.
La Russia ha introdotto le notifiche di convocazione digitali e si sta preparando a introdurre ulteriori restrizioni, tra cui il divieto di lasciare il Paese, di contrarre prestiti e di effettuare transazioni immobiliari, nonché la revoca delle patenti di guida e il congelamento dei conti bancari.
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I servizi segreti ucraini ritengono che il leader russo Vladimir Putin prenderà, con ogni probabilità, una decisione su un’ulteriore mobilitazione dopo le elezioni della Duma di Stato, previste dal 18 al 20 settembre.
Il Wall Street Journal ha riportato che nel mese di luglio, funzionari militari russi hanno condotto un’esercitazione nell’ oblast’ di Kaliningrad per testare le procedure di mobilitazione della popolazione locale, secondo fonti d’ intelligence occidentali.
Le medesime fonti ritengono, inoltre, che, in caso di una possibile escalation con l’Occidente, la Russia potrebbe impadronirsi di parte del varco di Suwałki, una striscia di terra che collega Kaliningrad alla Bielorussia attraverso la vicina Polonia e Lituania.
Il Wall Street Journal ha riportato che le voci su una possibile nuova mobilitazione hanno destato preoccupazione anche in Russia, nelle ultime settimane, con molti uomini che cercano online modi per lasciare il Paese, in caso di emergenza.
Alcuni russi hanno già individuato luoghi in cui potrebbero soggiornare per diversi mesi, nell’ attesa di una possibile mobilitazione.
Diversi analisti indipendenti – come riporta la rivista specializzata Aliseo – hanno sottolineato come il Cremlino tenterà di far ricadere il peso di una nuova mobilitazione il più lontano possibile rispetto al cuore del potere russo, aumentando i reclutamenti all’estero, dall’Africa al Caucaso, e nelle regioni siberiane. Se la Russia dovesse riuscire nell’impresa di reclutare questo numero di soldati, senza compromettere il fronte interno, potrebbe puntare a intensificare le operazioni nel Donbass e accelerare la progressione verso Slaviansk e Kramatorsk.
La caduta delle ultime due grandi piazzeforti del Donetsk potrebbe fornire a Mosca un “risultato minimo” per dichiarare concluso il conflitto e sedersi al tavolo delle trattative.
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Per la Russia, il tempismo è cruciale: Mosca intende infatti sfruttare la finestra dell’assenza di difese aeree da parte ucraina, che si protrarrà per diversi mesi, in concerto con una pressione più elevata sulla linea del fronte.
Il 10 agosto, Volodymyr Zelensky ha dichiarato che la Russia ha ricevuto ulteriori armi balistiche dalla Corea del Nord e prevede di schierare un ulteriore contingente sul proprio territorio.
Il Presidente ucraino – scrive Ukrainska Pravda – ritiene che “dopo le cosiddette elezioni, ci sarà un’ulteriore rapida mobilitazione di diverse centinaia di migliaia di russi entro la fine dell’anno, più altrettanti l’anno prossimo. Questo si aggiungerà al reclutamento che stanno cercando di attuare tramite l’arruolamento a contratto”.
Secondo ISW, le informazioni pubbliche mostrano avanzate russe prevalentemente locali e graduali, accompagnate da costi elevati. Una mobilitazione di 300.000-500.000 uomini potrebbe modificare l’equilibrio, ma non produrrebbe automaticamente una vittoria: parte delle nuove reclute servirebbe a compensare le perdite e avrebbe bisogno di mesi per essere addestrata, equipaggiata e organizzata.
La Russia conserva, inoltre, vulnerabilità importanti: pressione sull’economia, carenze di manodopera, problemi logistici e insufficiente protezione delle infrastrutture contro gli attacchi ucraini a lungo raggio.
La reale strategia, al di là dei proclami e della propaganda, potrebbe consistere nel convincere Kiev e i suoi alleati che il tempo lavori a favore della Russia, più che nel rischiare tutto in una singola offensiva.
Secondo le maggiori agenzie di informazione europee, la Russia appare preparata a un’intensificazione e soprattutto alla prosecuzione del conflitto, ma parlare di “guerra finale” è fuorviante.
Le evidenze indicano una strategia di logoramento, con possibili nuove offensive, non ancora la preparazione, chiaramente osservabile, di un colpo conclusivo.
Inoltre, gli avvertimenti più precisi sulla futura mobilitazione provengono, in buona parte, da fonti ucraine: sono plausibili e importanti, ma vanno distinti dai fatti già confermati.
Se in inverno la guerra vedrà una significativa escalation, è possibile che entro il 2027 la Russia possa vincere il conflitto sul campo.
Possono permetterlo gli Stati europei? Putin vorrebbe una capitolazione ucraina che porti ad un trattato sostanzialmente favorevole alle sue storiche richieste territoriali dell’ Ucraina russofona.
Al momento non appare pensabile che Francia, Spagna, Germania e Inghilterra siano disposte a considerare l’Ucraina come la Turchia sta trattando l’Armenia. Lo stesso leader Zelensky non è disponibile.
Perciò, prima di Natale sapremo se la NATO si azzarderà ad entrare in guerra o lascerà che la guerra di logoramento continui, rischiosamente per tutti.


