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Ungheria al voto, Vance vola a Budapest dallo sfavorito Orban. Il piano di Trump

Le ultime mosse in vista delle elezioni del 12 aprile

Ungheria al voto, Vance vola a Budapest dallo sfavorito Orban. Il piano di Trump
President Donald Trump, from right, meets with Hungary’s Prime Minister Viktor Orban as Vice President JD Vance listens in the Cabinet Room of the White House, Friday, Nov. 7, 2025, in Washington. (AP Photo/Evan Vucci) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

L’Ungheria è chiamata al voto, ma queste elezioni sembrano interessare un po’ tutto il mondo. Trump e Putin in particolare sono molto attenti a quello che potrebbe accadere a Budapest il prossimo 12 aprile. I sondaggi danno in crescita il già largo vantaggio dell’opposizione europeista su Fidesz, il partito del premier nazionalista Viktor Orban, al potere da 16 anni. Peter Magyar, capo del partito di centrodestra Tisza, sfidante di Orban alle urne, ha però avvertito che il sostegno americano non arriva gratis e potrebbe concretizzarsi in accordi militari segreti. “Sia l’aiuto da Est che quello da Ovest hanno un prezzo“, ha dichiarato Magyar, che di Orban fu stretto collaboratore.

Il gran numero di indecisi rende però il risultato tutt’altro che scontato e, allo stesso modo di Mosca, gli Stati Uniti intendono provarle tutte per non perdere quello che ritengono un prezioso alleato. Per questo, mentre sta per chiudersi la campagna elettorale, il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, sarà oggi e domani a Budapest per mostrare tutto il sostegno di Washington al primo ministro magiaro. In un messaggio video dallo Studio Ovale, Trump aveva definito il primo ministro ungherese “un leader forte che ha mostrato al mondo intero cosa sia possibile quando si difendono i propri confini, la propria cultura, la propria eredità, la propria sovranità e i propri valori”.

Quinta colonna del Cremlino in Europa, Orban è ritenuto dagli Usa una pedina utile per giungere a una rapida conclusione del conflitto in Ucraina in accordo con la Russia e per mantenere divisa un’Unione Europea il cui rafforzamento andrebbe contro gli interessi americani. Nel caso di Vance c’è di più. Il vicepresidente vede nel primo ministro ungherese, a torto o a ragione, un alleato ideologico contro quell’Europa che, nell’ormai celebre discorso alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, aveva accusato di non rispettare la volontà popolare e di imporre ai propri cittadini politiche green e immigrazione incontrollata.