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Esteri

'Il patto elettorale di Trump con i suoi elettori americani rischia di portarci indietro nei confronti della globalizzazione di molti anni con rischi evidenti per tutti' così conferma, in anteprima ad Affaritaliani, Sara Armella, autrice del libro 'Diritto doganale dell'Unione Europea' che sarà presentato da Giuseppe Tesauro nei prossimi giorni alla Bocconi di Milano.

Avvocato, con forte esperienza internazionale, membro di importanti Camere di Commercio europee, Armella ha voluto parlare, nel suo libro, di fatti concreti. Fatti relativi alla globalizzazione, da Trump a Orban, di vantaggi e svantaggi per imprese e cittadini in mercati protezionistici, delle nuove tendenze protezionistiche partite proprio dall'America di Trump.

LO SLOGAN ELETTORALE DI RENZI NON BASTA PIU'

Dire,come affermato, da Renzi 'Non è più il tempo del ce lo chiede l'Europa ma ora è l'Italia che indica la strada ' suona troppo come slogan elettorale e pare lontano dalla realtà. Una realtà che, invece, avrebbe sempre più bisogno di un continente europeo unito e forte.

' E pensare- ci conferma Armella- che dopo la prima guerra mondiale furono proprio gli Stati Uniti a farsi paladini del libero mercato. Ora, invece, il nuovo presidente sta andando dritto dritto nella direzione opposta'.

E' una tendenza che si sta diffondendo?

'Purtroppo si. Già nell'ultimo G20 di Baden Baden, per la prima volta, non si è parlato più di lotta al protezionismo e questo è di per sé già abbastanza significativo e preoccupante.
Il problema non sono i dazi ma il valore differente degli stessi. Questo meccanismo di proteggersi alzando i dazi si è sempre dimostrato a doppia faccia: all'imposizione di dazi alti in un paese vi è analoga risposta da parte del paese toccato'.

LA GLOBALIZZAZIONE SOTTO ACCUSA

Ma il tema della globalizzazione è sotto accusa sia in Usa che in Europa?

'Non vi è dubbio. L'opinione pubblica americana pensa che la globalizzazione  sia stata la causa di molti problemi e abbia portato solo svantaggi.
Anche in Europa i movimenti populisti, quelli che hanno provocato la Brexit in UK e ora si sono dissolti, quelli che fanno capo alla Le Pen in Francia e alcuni nostri partiti italiani sostengono a tutta voce che la globalizzazione, l'Europa e l'euro sarebbero le madri di tutti i mali.
Nulla si dice invece sul fatto che il nostro paese viene da 20 anni di perdita di produttività. Abbiamo sprecato energia, siamo scarichi.
I mali così come i rimedi dobbiamo trovarli in noi stessi.

Quello che vuole Trump è ristabilire rapporti di forza nei rapporti commerciali. E noi in questo trend abbiamo solo da perdere. Stare al tavolo da soli con colossi come Cina e Stati Uniti sarebbe davvero controproducente. Sedersi invece rappresentando uno dei più ricchi mercati mondiali sarebbe ben altra cosa'.

UN'EUROPA CON MOLTE COLPE

Ma non mi dirà che l'Europa è senza colpe?

'Certo che no. Molte critiche sono corrette. Abbiamo creato un'Europa unica sotto il profilo doganale ma non siamo stati capaci di fare altrettanto per quanto riguarda il profilo fiscale.
Non oso immaginare cosa potrebbe succedere se dovessimo pagare dazi diversi da porto a porto, da Genova a Rotterdam, come invece accade con le aziende che possono scegliere in Europa sedi e fiscalità diverse.
Avremmo dovuto fare maggiori sforzi per uniformare e avere regole comuni, non solo per la lunghezza delle trote o per la 'circonferenza delle ruote' ma su temi ben più seri e impattanti'.

Forse i grandi padri fondatori, compreso Romano Prodi, che tanto si sono spesi per fare l'Europa, avrebbero dovuto essere più lungimiranti. O magari non hanno avuto la forza per fare di più.

Adesso tocca a tutti noi europei correggere questi errori e ridare forza alla nostra casa comune, unica possibilità di sopravvivenza in un mercato ormai 'planetario'.

Tags:
donald trumpdazi trumpdiritto doganale dell'unione europeasara armellaprotezionismo usa
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