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Esteri
Usa, Trump eletto con i voti degli "sdentati". L'analisi

La feccia vota — Ovunque si giri di questi tempi, il popolo sbaglia. Donald Trump è stato avversato sia a “sinistra”—se così si possono definire l’ideologia e le amicizie di Hillary Clinton—sia da destra, dove il suo stesso partito lo detestava e lo ostacolava. Però, va alla Casa Bianca.

Il perché è in fondo molto semplice: un grande numero di elettori, specialmente quelli appartenenti al ceto che il Primo Ministro francese, François Hollande, chiama laicamente “gli sdentati”—e non solo loro—lo hanno votato. Del popolo non ci si può più fidare. La democrazia va bene quando la gente vota “come dovrebbe”, ma quando alza la cresta e si impone, sono guai.

Tempo fa, gli elettori francesi e olandesi sono stati così ingrati da bocciare la Costituzione Europea. Per paura di altri smacchi democratici, il testo è stato ritirato ed è stato necessario inventare il Trattato di Lisbona per infilare gli stessi contenuti in un documento che potesse essere approvato invece da statisti perbene. Più di recente, c’è stato il caso Brexit. Le persone come si devono concordano che sia una tremenda iattura —anche se per ora gli inevitabili disastri tardano ad arrivare, ma è presto per dire. Il popolino britannico, così poco informato da non sapere nulla di bilanci, di dividendi o di derivatives, gente che non ha nemmeno un avvocato, ha sbagliato di nuovo.

E poi, il pezzo forte, Donald Trump. Ha vinto, ma per la mentalità finora regnante, non doveva neanche permettersi di gareggiare. Ha messo in ridicolo il processo elettorale e ha detto cose tremende di Hillary Clinton, ripetutamente definendola “bugiarda” e “criminale”. Malgrado i toni fuori luogo, è stato votato da un’immensa massa di americani—il popolo, per dire. Ma come si fa a permettere che gente così sprovveduta possa pesare nella selezione del Presidente degli Stati Uniti?

In altre parole, ora parte l’attacco “alto” alla democrazia. A giorni il Corriere della Sera ospiterà la conferenza “Democrazia nella crisi, crisi della democrazia”. Il problema — le élites lo vedono chiaramente—è l’ignoranza dell'elettorato. Riconoscono, dispiaciute, che chi ha votato Trump dev’essere ignorante come una capra. Questi non possono avere respinto la “vera” conoscenza, è solo che non la conoscono.

L’ultimo numero della New Yorker—la Bibbia della classe pensante Usa—reca un pezzo che fa notare come “un terzo degli americani ritiene che lo slogan marxista ‘Da ciascuno secondo le sue abilità, a ciascuno secondo le sue necessità’ provenga dalla Costituzione; altrettanti sono incapaci di nominare i tre rami in cui è diviso il Governo del paese (Esecutivo, Legislativo e Giudiziario, ndr) e meno di un quarto conosce il nome del proprio Senatore”.

L’articolo—intitolato “The Case Against Democracy”—cita dottamente Platone sul carattere dell’elettore medio: “Qualche volta si ubriaca mentre ascolta la musica del flauto, in altri momenti beve solo acqua, ma è a dieta; a volte s’impegna negli esercizi fisici, in altri momenti ancora è ozioso e trascura tutto; talvolta si occupa perfino di ciò che ritiene sia la filosofia”.

Una massa di lazzaroni… C’è però un’unica cosa che imbriglia, almeno marginalmente, i peggiori istinti dei politici: il terrore dell’elettorato, anche di quello “ignorante”. Forse è il caso di essergli grati.

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