Gli Houthi, milizie yemenite sostenute dall’Iran, hanno colpito nella notte una base militare saudita nella zona di Sharurah, puntando su depositi di armi e centri di comando con un’azione combinata di missili balistici e droni. Il portavoce militare del gruppo, Yahya Saree, ha parlato di un’operazione “ampia e precisa”, secondo quanto riportato da Iran International. Non è ancora chiaro con precisione quali danni abbia causato il raid, ma si tratta del secondo colpo messo a segno dai ribelli in poche ore.
L’attacco arriva infatti subito dopo un altro raid, quello della notte precedente, contro l’oleodotto Est-Ovest, infrastruttura chiave per l’Arabia Saudita con una capacità di trasporto fino a 7 milioni di barili di greggio al giorno. Un obiettivo che conferma come il settore energetico resti al centro della strategia militare degli Houthi contro Riad.
Sul fronte diplomatico, il presidente americano Donald Trump ha sostenuto che gli Houthi gli avrebbero chiesto di non essere attaccati. Il gruppo yemenita ha però smentito seccamente questa versione, definendola su X un’affermazione falsa e priva di fondamento.
Nel frattempo la tensione si allarga anche a un’altra area strategica per il trasporto di petrolio: lo Stretto di Hormuz. Secondo l’agenzia britannica UKMTO, una nave sarebbe stata colpita mentre attraversava lo stretto; al momento non ci sono informazioni certe sulle condizioni dell’equipaggio, sui danni all’imbarcazione o su un eventuale impatto ambientale. Le autorità iraniane, dal canto loro, hanno riferito di un attacco a un proprio mercantile al largo dell’isola di Hengam, che avrebbe causato un morto e tre feriti a bordo.
Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha cercato di prendere le distanze dallo scontro in corso tra Houthi e Arabia Saudita, affermando in un’intervista ad Al Jazeera che il proprio Paese “non è in guerra” con Riad, e sottolineando che i ribelli yemeniti portano avanti un conflitto autonomo, con “le loro questioni”. Allo stesso tempo, il presidente iraniano ha rivolto parole molto dure agli Stati Uniti, accusando Washington di colpire infrastrutture civili, forniture alimentari e risorse idriche essenziali per la popolazione. “Se sono umani, perché negare agli esseri umani l’accesso ad acqua, cibo e medicine?”, ha scritto su X, ribadendo che “l’Iran non si arrenderà”.
Sul piano umanitario, la crisi continua a produrre effetti concreti sulla popolazione civile: secondo il ministro dell’Economia e delle Finanze di Gibuti, circa 1.400 persone sarebbero fuggite dallo Yemen verso il piccolo Stato del Corno d’Africa nelle sole ultime 24 ore, in fuga dai combattimenti tra le forze governative yemenite e gli Houthi.
Sul piano economico, intanto, l’Iran continua a trarre profitto dalla vendita di petrolio nonostante le tensioni regionali: secondo l’agenzia iraniana Fars, le entrate petrolifere del Paese nell’ultimo mese avrebbero superato i 2,5 miliardi di dollari, che si aggiungono ai oltre 10 miliardi di dollari già incassati nei cinque mesi precedenti.


