In collaborazione con www.professionisti.it
Uno dei punti più importanti del programma detto dei “Mille giorni” avviato dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi, è l’approvazione del “Jobs Act” entro la fine dell’anno. Una necessità ritenuta fondamentale per poter modernizzare il mondo del lavoro. Per Renzi la Germania, e il suo mercato del lavoro, è “un modello, non un nostro nemico”. Si tratta di riproporre un modello così com’era stato pensato, già 14 anni fa, nel 2001, attraverso il cosiddetto “Piano Hartz” per la riforma del mercato tedesco soprattutto nell’aspetto che riguarda la flessibilità. È dunque inevitabile parlare dell’Articolo 18 dello statuto dei lavoratori che riguarda i licenziamenti e i reintegri nel posto di lavoro. Secondo alcuni i problemi legati proprio a quest’aspetto rappresentano uno dei fattori dell’immobilismo del sistema nel nostro Paese, mentre i sindacati sostengono che la tutela dell’Articolo 18 sia fondamentale perché si tratta di una delle più grandi conquiste sul terreno del diritto al lavoro. Nelle intenzioni del Governo, il disegno di legge del Jobs Act, che al momento si trova alla Commissione del Senato, una volta approvato dovrebbe sbloccare la situazione di stallo italiana e attivare un percorso simile a quello tedesco dando vita, fra alcuni anni, ad un nuovo statuto dei lavoratori più moderno. Anche l’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, nel corso della presentazione a Parigi del rapporto ‘Employment Outlook 2014’ che propone una fotografia sullo stato di salute del mercato del lavoro nei vari paesi europei, ha suggerito all’’Italia di abbandonare l’Articolo 18 in favore del Jobs Act.
Secondo l’analisi dell’OCSE la condizione dell’Italia è allarmante con una disoccupazione altissima e un livello di precariato che non è un’opportunità ma una trappola. Dunque l’unico modo per l’Italia di uscire da questa fase di impasse è quello di “…introdurre nuove regole nel mercato del lavoro approvando e rendendo subito operativo il Jobs Act elaborato dal governo Renzi. In questo modo si potrebbero ridurre i costi di licenziamento e, in particolare, porre un freno all’incertezza sull’esito dei licenziamenti economici”. E, per quanto riguarda l’Articolo 18, l’OCSE suggerisce di modificarlo nella parte relativa al diritto di reintegro in caso di licenziamento ingiustificato. Il Jobs Act ha come punto principale il contratto a tutele crescenti. Ma proprio questo è il nodo che vede la stessa maggioranza divisa: c’è chi lo vorrebbe per sempre chi per soli tre anni di assunzione ed è qui che, appunto, entra in ballo la questione Articolo 18 sì, Articolo 18 no. Anche il sostegno alla maternità è un argomento delicato: in base al Jobs Act tutte le lavoratrici hanno diritto alla tutela per la maternità attraverso l’introduzione di un sussidio che le aiuti a conciliare lavoro con il ruolo di madre. Ed è su questo punto che si apre il dibattito per quanto riguarda le coperture finanziarie del sussidio.

