di Guido Beltrame
Diverse polpette avvelenate si nascondono tra le pieghe della legge di stabilità. Che il Premier sia un ottimo comunicatore non lo scopriamo di certo noi, ma che nasconda, o ancor peggio sottovaluti, gli aspetti negativi della legge varata dal Suo (maiuscolo per dare il senso dell’autorità e della poca condivisione) Governo lo troviamo un comportamento vecchio stampo, degno di quei precedenti politici che, a parole, dice di voler rottamare ma che poi emula nei tratti peggiori.
L’urgenza urlata a febbraio di quest’anno per far fuori Letta non ha trovato, ancora, una sola risposta concreta. Non l’ha trovata né sull’IMU né sulla TASI, un pasticcio del passato al quale non ha saputo rimediare in diversi mesi di Governo, con il conseguente aggravio di imposte sugli immobili (ma c’è già la promessa, immancabile, che “in futuro le cose cambieranno”…sempre dopo!); dice di aver tagliato l’IRAP ma in realtà sarà solo per le aziende che avranno la forza di assumere personale (e in tempi di crisi feroce non è certo un passo facile); per le altre aziende l’IRAP sarà più pesante e, naturalmente, come nella miglior tradizione del fisco italico, con effetto retroattivo al 1° gennaio 2014!! Premier Renzi, con il suo fluente inglese, lo spieghi lei agli investitori stranieri, magari anche solo con uno dei suoi famosi tweet… Le ricordiamo che esisterebbe una legge dello Stato che si chiama comunemente “Statuto del Contribuente” che vieta le disposizioni retroattive in materia fiscale!
Il TFR in busta paga sembra tanto la mela avvelenata della strega di Biancaneve: offri dei soldi a chi si trova in difficoltà (soldi suoi!) ma poi glieli tassi più di quanto la normativa sul TFR preveda e, oltretutto, lo obblighi a una scelta irreversibile per tre anni (che fatta da chi non riesce a programmare l’attività del mese prossimo sembra una barzelletta). Ovviamente l’opzione è valida solo per i dipendenti del settore privato: si arrangino pure le piccole e medie aziende a trovare i fondi necessari presso banche che non erogano credito, i dipendenti della PA non potranno farlo, con buona pace degli enti pubblici già sommersi dalle difficoltà finanziarie e della Costituzione che prevede parità di trattamento tra i lavoratori. Ma che, per il Governo Renzi, ci siano cittadini di serie A e di serie B è una costante e, ormai, un assunto.
La peggior polpetta, però, è nella clausola di salvaguardia che, al non concretizzarsi di certi risultati, prevede che tra il 2016 e il 2018 l’aliquota IVA del 10% cresca fino al 13% e quella del 22% raggiunga il 25,5%. Il Sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, sul suo profilo Facebook ha definito le critiche alla clausola di salvaguardia “manifestazioni di isteria preventiva”, rifacendosi, tra l’altro, alla precedente clausola di salvaguardia che ha portato l’aliquota ordinaria al 22%. Sommessamente gli facciamo notare due dettagli. Ma questo non doveva essere un Governo di rottura e rottamazione con il passato? Quindi, che senso ha dire “lo hanno fatto anche i precedenti e non avete mosso tutte queste critiche”? Secondo sommesso appunto: perché, anziché prevedere clausole di salvaguardia non prevedete DA SUBITO significativi e incisivi tagli alla spesa? Lo sa molto meglio di me, Egregio Sottosegretario, i bilanci sono fatti da entrate e uscite, se non contenete le uscite (e, ripetiamo non c’è traccia di SIGNIFICATIVE riduzioni di spesa nella legge di stabilità), dovranno necessariamente aumentare le entrate, e quindi gli incrementi delle aliquote IVA saranno una dolorosa e inevitabile necessità, con ulteriore aggravio della crisi dei consumi e, conseguentemente, di tutta l’economia nazionale. E il fatto che Lei ammetta che la legge di stabilità “ha vari punti che devono essere migliorati e rivisti”, non ci solleva, anzi ci preoccupa; ma allora chi l’ha scritta se, voi per primi, sapete che poteva essere fatta meglio?

