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30 settembre 1950 – Nasce Renato Fiacchini, per tutti i sorcini… Zero!

Un artista capace di trasformare diversità, provocazione e teatralità in un linguaggio pop unico. Dalla Capitale parte una carriera che ha fatto dell’essere fuori dagli schemi una forma di identità e libertà.

30 settembre 1950 – Nasce Renato Fiacchini, per tutti i sorcini… Zero!

Nasce Renato Fiacchini, destinato a diventare Renato Zero, uno degli artisti più riconoscibili e longevi della musica italiana. Treccani lo ricorda come cantautore, showman e interprete dalla forte componente trasgressiva ed eccentrica; Rai Teche sottolinea come già negli anni Settanta avesse mescolato canzone d’autore, teatro e provocazione in un modo allora decisamente fuori dagli schemi.

Prima di Zero c’era Roma

La sua storia artistica nasce dentro una città che negli anni Sessanta e Settanta era insieme cinema, avanspettacolo, periferia, cabaret e sottocultura. Prima del personaggio arrivano le esperienze nei locali, il teatro, la danza, le comparsate e quella costruzione paziente di un’identità che avrebbe trovato la propria esplosione nel decennio successivo.

Quando arrivano album come “Trapezio”, “Zerofobia”, “Zerolandia” ed “EroZero”, tra il 1976 e il 1979, Renato Zero smette di essere soltanto un cantante: diventa una figura scenica difficilmente classificabile.

Trucco, piume e quella sfida alla normalità

Nell’Italia ancora molto rigida degli anni Settanta, Zero porta sul palco trucco pesante, abiti improbabili, ambiguità, teatralità. Ma dietro l’immagine c’è qualcosa di più profondo: il tentativo di trasformare la diversità da difetto da nascondere a identità da rivendicare.

È anche per questo che il suo pubblico diventa presto una comunità, quella dei cosiddetti “sorcini”. Non semplici fan, ma persone che in quelle canzoni riconoscono solitudini, fragilità, desiderio di essere accettati. La stessa Rai, ricordando i suoi primi anni televisivi, ha sottolineato come temi quali l’accettazione della diversità e la solidarietà verso i più deboli fossero già centrali nel suo racconto artistico.

Il ragazzo romano che non è mai diventato “normale”

Poi arriveranno crisi, ritorni, nuovi successi e una carriera lunghissima. Ma il punto resta quello dell’inizio: Zero ha costruito il proprio successo proprio su ciò che, in partenza, avrebbe potuto renderlo inadatto al successo. Roma gli ha dato il palcoscenico, lui ha restituito alla città un personaggio che non ha mai cercato davvero di diventare “normale”. E forse è proprio qui il segreto della sua durata: Renato Zero non ha semplicemente interpretato canzoni. Ha trasformato l’essere fuori posto in un posto tutto suo.

Un ulteriore tassello di questa storia emerge anche nel libro di Bernardo Draghetti Fatto di ferro (Ealixir Editions), arricchito dalle schede del giornalista musicale Luca Varani. Renato Zero vi è ampiamente citato anche per il legame professionale che, in gioventù, unì l’autore a Bibi Ballandi, figura centrale dello spettacolo italiano e protagonista dietro le quinte di molte grandi produzioni musical-televisive.