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Maranza, Feltrinelli e Mondadori: prima volano gli scaffali, poi gli stracci

Dopo il vergognoso assalto alla libreria di Torino, scoppia la guerra tra editori: Feltrinelli smentisce, Mondadori si indigna e il Foglio sostiene di avere la registrazione. Agatha Christie, spostati.

Maranza, Feltrinelli e Mondadori: prima volano gli scaffali, poi gli stracci

In Italia si può rovesciare uno scaffale, ma guai a far cadere un comunicato stampa. Quello sì che provoca un terremoto

L’ultimo capolavoro dell’editoria nazionale non è un romanzo, non è un saggio e neppure l’ennesima autobiografia di un influencer. È un giallo: Il mistero del virgolettato scomparso. Ambientazione: una libreria Feltrinelli di Torino. Protagonisti: due colossi della carta, una telefonata contestata e una registrazione che, secondo chi l’ha fatta, esiste.

Tutto parte dall’irruzione di alcuni manifestanti nella libreria torinese, con scaffali rovesciati e danni. Il Foglio interpella Massimiliano Tarantino, direttore della comunicazione Feltrinelli, pubblicando una ricostruzione dal sapore decisamente spericolato: se l’azione fosse stata politica, gli attribuisce una frase secondo cui i manifestanti avrebbero preso di mira una banca americana o «magari una Mondadori».

Feltrinelli, la rivoluzione spiegata dal reparto comunicazione

Da qui il paradosso: il vandalismo viene discusso come un complicato seminario di sociologia, mentre il nome dell’editore concorrente piomba sulla scena come il sospettato di un romanzo di spionaggio. Bastano due scaffali per tirare in ballo le classi sociali, l’identità politica e l’intera storia della sinistra italiana.

Mondadori, naturalmente, non gradisce il ruolo di bersaglio ipotetico. Il gruppo presieduto da Marina Berlusconi ricorda di essere una realtà pluralista, lontana dalle etichette di partito, e trova inaccettabile che una libreria possa essere anche solo indicata come obiettivo di ritorsioni. Che in parole più chiare per il lettore suona così: «I libri non sono sacchi da boxe, e possibilmente lasciate fuori il nostro marchio». Concetto ragionevolissimo, anche se pronunciato nel lessico solenne con cui di solito si annuncia una crisi internazionale.

Il Foglio, la smentita e il fantasma del nastro

Poi arriva il colpo di scena. Tarantino scrive al Foglio: quelle frasi, sostiene, sono false e pretestuose. Spiega di aver parlato della necessità di capire un fenomeno sociale complesso, non di suggerire obiettivi alternativi per eventuali assalti. È il momento in cui il giallo cambia titolo: Dieci piccoli uffici stampa. Ma il quotidiano non arretra: conferma la propria versione e invita l’interlocutore a riascoltare la conversazione registrata. Se fosse una serie televisiva, qui partirebbero i titoli di coda con la scritta «continua». Invece siamo nell’editoria italiana, dove i sequel arrivano sotto forma di lettere al direttore.

La cultura è salva. Gli scaffali meno

E i libri? Nessuno, secondo la ricostruzione pubblicata, sarebbe stato rubato. Una notizia che può rallegrare gli inventari, meno chi deve rimettere in piedi gli scaffali. D’altronde, figuriamoci se il maranza medio legge. Forse soltanto i messaggi di WhatsApp. E rigorosamente vocali, per non affaticare gli occhi.

Il vero bestseller, alla fine, resta una frase pronunciata oppure no. Con tanto di smentita, controreplica e possibile versione audio. Un prodotto editoriale perfetto: costa poco, fa discutere moltissimo e garantisce una distribuzione capillare sui giornali. Intanto, mentre i grandi editori combattono a colpi di note ufficiali, chi lavora in libreria ha un compito molto meno letterario: raccogliere da terra ciò che altri hanno buttato giù. Senza prefazione. E soprattutto senza royalties. Che amarezza…

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