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Luxottica, il mercato è folleBastona Del Vecchio senza motivo

Luxottica, il mercato è folleBastona Del Vecchio senza motivo
Borsa Affari LP (2)
All’improvviso sembrerebbe che un colosso come Luxottica, leader di mercato a livello mondiale, pieno di cassa e di profitti, sia diventata un’azienda a rischio. All’improvviso sembrerebbe che Del Vecchio, un signore geniale al punto da aver “inventato” da zero l’azienda, ne sia diventato la minaccia numero uno

di Sergio Luciano

E’ imbarazzante il “pensiero unico” che ispira i mercati finanziari, e li fa comportare sempre come mandrie, senza mai osare un “pensiero laterale”. Ed in questi giorni il pensiero unico imperversa sul “caso Luxottica”, dopo l’uscita clamorosa – e a quanto pare in dissenso col fondatore Leonardo Del Vecchio – dell’ex amministratore delegato Andrea Guerra, “pupillo” del mercato. Ebbene: all’improvviso sembrerebbe che un colosso come Luxottica, leader di mercato a livello mondiale, pieno di cassa e di profitti, sia diventata un’azienda a rischio. All’improvviso sembrerebbe che Del Vecchio, un signore geniale al punto da aver “inventato” da zero l’azienda, ne sia diventato la minaccia numero uno, e meno male che c’è il board e che ci sono i consiglieri indipendenti a marcarlo stretto contro le sue potenziali mattane…. Ha ragione il “guru di Omaha”, Warren Buffett: il bello del mercato è che se fai il contrario di quel che fa la maggioranza, finisci sempre col “vincere”. Un metodo da applicare anche in questo caso…

Quel che sta accadendo è assurdo, per il semplice fatto che il male di un grande gruppo come quello, ma come anche la Fiat o qualunque altro, è il “leaderismo”, il fatto cioè che ci sia una persona-chiave da cui dipenda troppo, se non tutto il potere. E quel che si vede a occhio nudo in questa fase a Luxottica è che anche Guerra, pur così meritatamente celebrato, aveva omesso di preparare una filiera di comando credibile, alle proprie spalle, per cui quando se n’è andato non è stato chiaro a tutti chi fosse l’”erede naturale”; non è stato chiaro a Del Vecchio ma neanche al mercato. Certo, a mezza bocca, nel mondo finanziario in tanti si chiedono se il “patron” di Luxottica sia ancora, pur essendo vicino agli 80 anni, in grado di riprendere le redini dell’azienda o se non sia, parlando in francese, un po’ rincoglionito, come capita a tanti a quell’età. Ma questo genere di leciti interrogativi si può applicare – e invece chissà perché non lo si fa mai – anche ai manager giovani, perché se è vero che statisticamente un cinquantenne è nel pieno delle risorse mentali e fisiche, è pur vero che esistono gli infarti, le sclerosi multiple o, vivaddio, le passioni travolgenti che fanno cambiar vita e insomma le infinite variabili dell’esistenza, per le quali anche il più lucido e determinato dei capi può perdere la brocca e non essere più all’altezza del suo compito. Per questo esistono i vicecapi.

Ma non in dittatura. E questo è il guaio: nelle aziende, il “pensiero unico” dominante celebra la dittatura. Temperata dal “board”. Che in italiano, meritoriamente, si chiama “consiglio d’amministrazione”: popolato da signori che, per definizione, “danno consigli”. Non gestiscono, però! Ma dittatura è, dittatura del “ceo”, il “lìder maximo”, il “chief executive officer”, che comanda e spadroneggia. E i consiglieri indipendenti che hanno osato dire “no” a un signore che ha fondato l’azienda e la controlla al 66%? Sono persone di primissimo ordine, ma vivono d’altro, e vivono fuori, se va bene si riuniscono una volta al mese, e frequentano l’azienda meno della loro parrocchia, o del loro circolo delle bocce, eppure vengono considerati depositari di chissà quale maggiore verità rispetto agli azionisti di controllo. Che se, apriti cielo, tornano ai comandi, il mercato si disturba. Quante scemenze. Ci sono aziende ben gestita dal management come dai proprietari; e aziende mal gestite dagli uni e dagli altri. Guerra meritava stima e fiducia per tutto quello che ha fatto. A maggior ragione la merita Del Vecchio, che tra l’altro, in più di Guerra, ha per lo meno due meriti: aver fondato Luxottica, e aver scelto Guerra. Lasciamolo lavorare e non rompiamogli le scatole.