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Renzi, c’è un nemico a sinistra…di Sergio Luciano

Renzi, c’è un nemico a sinistra…di Sergio Luciano
Landini

Di Sergio Luciano

Cosa resta della brancaleonica ma netta “fiducia” sul decreto lavoro non chiude, bensì apre, una nuova fase politica nello scontro sotterraneo tra Matteo Renzi e l’ambiente da cui è scaturita la sua leadership: la sinistra italiana. Dopo la fiducia sul Jobs Act, infatti, non è affatto detto che la minoranza anti-renziana del Pd, la Fiom di Landini e quel che resta di Sel non decidano di dare vita realmente a un partito di sinistra radicale che si collochi appunto a sinistra del Pd, dove una volta pascolava allo stato brado qualche elettore di Rifondazione Comunista o Democrazia Proletaria, oggi dati per dispersi tra l’astensione e il grillismo. Il calo degli iscritti al Pd, lo scontro frontale di Renzi con il sindacato e la crisi economica che depotenzia quel poco o quel tanto che il governo sta tentando di fare sul fronte del sostegno ai redditi e al lavoro sono altrettanti fattori che predispongono favorevolmente per la nascita di un tale partito. Che segnerebbe una virtuosa novità nel quadro politico del nostro Paese. Una sinistra di governo, di impronta socialista europea, deve avere un nemico alla propria sinistra, altrimenti si ritrova costretta a contemperare l’incontemperabile, la flessibilità e le tutele, la detassazione e il welfare…

Renzi non è mai stato comunista ed è di sinistra come può essere freddoloso un vichingo, è sostanzialmente e culturalmente un centrista democratico e cristiano, insomma un democristiano di sinistra; ma ha pur sempre conquistato, per vie lecite, la leadership del Pd ereditandone una parte dell’elettorato, ha aggiunto – come dice lo storico Giulio Sapelli, in una logica da “partito catch-all”, pigliatutto – a questo bacino pezzi dispersi dell’elettorato di Forza Italia e della vecchia astensione ed è salito al 41% in una consultazione meramente simbolica com’è quella delle europee ma comunque indicativa. La “condizione” per una scommessa di sinistra estrema è che la nuova formazione abbia un leader credibile e mediaticamente incisivo: ma un personaggio così è bell’e pronto alla bisogna, se solo volesse, e risponde al nome di Maurizio Landini… E allora? Allora soltanto riavremo forse la possibilità di giocarci un’alternanza tra un centrosinistra europeo a guida Renzi e un centrodestra post-Berlusconiano guidato, col consenso del Cavaliere finché in vita, da un Alfano riuscito bene, un Alfano col quid. Che al momento non è alle viste. Forse Passera…