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Viaggio nell’inferno della TASICittadini ostaggio e incertezza

La TASI (l’imposta sui servizi indivisibili) sarà un inferno di calcoli e la possibilità di commettere errori sarà elevatissima! Buona parte dei cittadini dovrà versare entro il prossimo 16 ottobre, mentre i cittadini dei comuni negligenti, pagheranno tutto in un’unica soluzione, a dicembre

Di Guido Beltrame

Purtroppo una sola certezza: sarà un inferno di calcoli e la possibilità di commettere errori sarà elevatissima! Stiamo parlando della TASI (l’imposta sui servizi indivisibili) che buona parte dei cittadini dovrà versare entro il prossimo 16 ottobre (ma chi lo può dire, forse arriverà una proroga a tempo scaduto…). Perché diciamo buona parte dei cittadini? Perché non tutti i Comuni hanno deliberato le aliquote e, quindi, i cittadini dei comuni negligenti, pagheranno tutto in un’unica soluzione a dicembre. 700 comuni non hanno provveduto alla delibera a riprova che, le scadenze, sono tassative solo per i cittadini-sudditi. Quindi, per sapere se si dovrà pagare il prossimo 16 ottobre, il primo passo da fare è verificare se si possiede un immobile in uno dei comuni che hanno deliberato l’aliquota TASI.

Fatta questa verifica, in caso di riscontro positivo, bisogna addentrarsi nei meandri delle delibere dei singoli comuni per verificare se l’immobile posseduto sia soggetto o meno all’imposta, perché non tutti gli immobili lo sono e ogni comune ha applicato regole proprie. Tendenzialmente (ma non sicuramente) sono soggette alla TASI le prime case che, esentante dall’IMU, sono ricadute nelle grinfie della TASI; ben l’88% dei Comuni ha deliberato che le prime case debbano essere colpite dalla nuova imposta. Per le seconde case, invece, la giungla è, se possibile, ancora più fitta. Anche in questo caso, ogni comune fa storia a sé quindi, anche se le seconde case già pagano l’IMU, molti comuni, Roma e Milano in primis, hanno pensato bene di gravarle pure della TASI. Un’aliquota unica per gli immobili non considerati prima casa? Troppo semplice, aliquote diverse per immobili diversi! E le combinazioni possibili si moltiplicano. Come se non bastasse, poi, ogni comune, rivendicando l’equità fiscale, ha introdotto correttivi e detrazioni a seconda della composizione del nucleo familiare e, in alcuni casi, anche del reddito. Per cercare di spaccare il capello in quattro, per cercare di utilizzare il bilancino del farmacista, i comuni obbligano i cittadini-sudditi a perdite di tempo o, addirittura, a pagare consulenti o CAF per fare i conteggi. E così il presunto beneficio se ne va immediatamente in fumo! I ben informati parlano di 100.000 combinazioni possibili e, a dicembre, si replica con il saldo…

Nel frattempo, il 16 settembre, sarebbe scaduto il termine per il pagamento della TARI (tassa rifiuti); in questo caso erano i comuni a dover mandare i modelli F24 per i conteggi. A Milano, per esempio, metà città non ha ricevuto il modello e, quindi, non ha provveduto al pagamento; anche in questo caso, le scadenze sono tassative solo per i cittadini-sudditi! Da questo delirio di imposte locali, abbiamo imparato una grande lezione: se questo è il federalismo fiscale, ne facciamo volentieri a meno…