ANBI, in Toscana accordo per la manutenzione sostenibile della montagna: sicurezza idraulica e tutela della biodiversità
A sessant’anni dall’alluvione di Firenze del 4 novembre 1966, la Toscana punta su un nuovo modello di gestione del territorio montano, capace di coniugare prevenzione del rischio idrogeologico e tutela della biodiversità. È stato firmato a Poppi, in provincia di Arezzo, un protocollo d’intesa tra il Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno e il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, con l’obiettivo di promuovere una manutenzione sostenibile dei corsi d’acqua, anche all’interno delle aree protette.
L’accordo introduce un approccio basato su interventi calibrati sulle caratteristiche dei singoli territori, superando le modalità standardizzate. La gestione della vegetazione ripariale, la conformazione degli alvei e la presenza della fauna diventano elementi centrali nella programmazione delle attività, con l’obiettivo di garantire la sicurezza idraulica senza compromettere gli equilibri naturali.
A sottolineare il valore dell’intesa è Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI, secondo cui il protocollo rappresenta un esempio delle scelte necessarie per il futuro delle aree montane. Il direttore richiama l’attenzione sul progressivo consumo di suolo, che in Italia interessa circa 26 ettari di territorio al giorno, e sullo spopolamento delle zone interne, dove la chiusura dei servizi e l’abbandono delle attività favoriscono il degrado del territorio. Gargano evidenzia inoltre la disponibilità dei Consorzi di bonifica a mettere le proprie competenze al servizio delle aree marginali e svantaggiate, anche alla luce dell’esperienza maturata nella realizzazione degli interventi finanziati dal PNRR.
Al centro dell’accordo c’è anche il ruolo della vegetazione nella regolazione delle acque. Come spiega Federico Preti, Presidente dell’Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica, trattenere e rallentare il deflusso dell’acqua nelle aree montane è fondamentale per ridurre i rischi a valle. Per questo è necessario evitare tagli eccessivi della vegetazione lungo i corsi d’acqua e garantire la manutenzione delle opere idraulico-forestali e del reticolo minore.
Un esempio concreto arriva dal torrente Oia, dove il Consorzio ha ripristinato due opere idrauliche adottando soluzioni attente alla salvaguardia della fauna, al recupero dei materiali e al coinvolgimento di imprese locali specializzate. La manutenzione della montagna può infatti rappresentare anche un’opportunità economica e occupazionale. Giuseppe Gennaro, Presidente di Cna Costruzioni Toscana, sottolinea le possibilità di sviluppo per le imprese del territorio, attraverso la formazione di personale qualificato in attività alternative all’edilizia tradizionale.
Per Serena Stefani, Presidente del Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno, le esperienze sviluppate nelle aree interne possono diventare buone pratiche da esportare a livello nazionale. Una visione condivisa dai rappresentanti del Parco, che individuano nella collaborazione istituzionale lo strumento per conciliare manutenzione dei corsi d’acqua e protezione degli ecosistemi. Il protocollo definisce infatti modalità di intervento condivise tra i due enti, integrando le competenze del Consorzio nella difesa del suolo con quelle del Parco nella tutela ambientale.
A richiamare il significato della ricorrenza è infine Paolo Masetti, Presidente di ANBI Toscana. A sessant’anni dall’alluvione di Firenze, nonostante i progressi compiuti nella prevenzione e nella protezione civile, le emergenze continuano a evidenziare la fragilità del territorio. Da qui la necessità di investire nella manutenzione delle aree montane, considerate strategiche per la sicurezza non soltanto delle comunità locali, ma anche dei territori di pianura.
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