ANBI, all’Assemblea nazionale il modello italiano dell’acqua per rilanciare aree interne, coesione territoriale e competitività agricola
Dopo la prima giornata dedicata al nuovo Statuto e al protocollo istituzionale per la salvaguardia del territorio, l’Assemblea nazionale ANBI dei Consorzi di bonifica e irrigazione è entrata nel vivo della seconda giornata con un confronto sulle politiche di coesione, le aree interne, lo sviluppo, il lavoro e il modello agricolo italiano.
Al centro del dibattito, ancora una volta, l’acqua: non solo risorsa fondamentale per l’agricoltura, ma infrastruttura strategica per tenere insieme territori, comunità, imprese e sicurezza. Un tema che attraversa l’intera Assemblea nazionale, dedicata al modello italiano dell’acqua come leva per la crescita, la tutela del territorio e la competitività del sistema Paese.
Il primo panel della mattinata, dedicato a “Politiche e risorse della coesione. Crescita, sviluppo e lavoro nelle aree interne”, ha messo in evidenza il legame tra gestione idrica, presidio dei territori e futuro delle comunità più fragili. Il confronto ha visto gli interventi di Massimo Gargano, direttore generale ANBI, Francesco Vincenzi, presidente ANBI, Giuseppe Romano, capo Dipartimento per il Sud, Luigi D’Eramo, sottosegretario all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Enrica Alifano, membro della Commissione Finanze della Camera dei Deputati, Stefania Proietti, presidente della Regione Umbria, e Piero Comandini, presidente del Consiglio regionale della Sardegna. A moderare il panel è stata la giornalista Roberta Ammendola.
Al centro del dibattito, le risorse e gli strumenti necessari per ridurre i divari territoriali, rafforzare i servizi e garantire nuove opportunità di sviluppo e lavoro nelle aree interne. Un tema decisivo per quei territori che rappresentano una parte rilevante del Paese, ma che troppo spesso devono fare i conti con spopolamento, carenza di infrastrutture, fragilità idrogeologica e difficoltà nell’accesso ai servizi essenziali.
La gestione dell’acqua, in questo quadro, diventa uno degli elementi chiave per costruire sviluppo e sicurezza. Senza infrastrutture idriche, manutenzione del territorio e capacità di prevenzione, le aree interne rischiano di perdere competitività, popolazione e capacità produttiva. I Consorzi di bonifica e irrigazione rivendicano quindi un ruolo di presidio operativo, capace di garantire sicurezza idrogeologica, disponibilità idrica e supporto concreto all’agricoltura e alle imprese. Il confronto ha richiamato anche la necessità di spostare l’attenzione dall’emergenza alla prevenzione. La gestione dell’acqua non può più essere affrontata solo quando si manifestano siccità, alluvioni o crisi territoriali, ma deve diventare parte stabile della programmazione pubblica, della pianificazione infrastrutturale e delle politiche di coesione.
Uno dei passaggi centrali della mattinata è stato l’intervento del ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, protagonista del momento dedicato a “Dove l’Italia si unisce”. Il ministro ha portato il punto di vista del Governo sul ruolo delle politiche di coesione e delle risorse europee nella riduzione dei divari territoriali, sottolineando l’importanza di interventi capaci di incidere concretamente sulla vita delle comunità e sulla capacità dei territori di attrarre sviluppo.
La seconda giornata dell’Assemblea ha poi allargato il confronto al rapporto tra acqua e modello agricolo italiano, con il panel “L’acqua e il modello agricolo italiano. Salute, sicurezza, competitività e sostenibilità nel mercato globale”. Al dibattito hanno preso parte Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Ettore Prandini, presidente Coldiretti, Cristiano Fini, presidente CIA, Francesco Vincenzi, presidente ANBI, e Massimo Gargano, direttore generale ANBI. A moderare il confronto è stato il giornalista Andrea Gavazzoli.
Il tema è particolarmente rilevante in una fase in cui la risorsa idrica è sempre più determinante per garantire produzioni agricole di qualità, sicurezza alimentare e competitività del Made in Italy agroalimentare. L’acqua, infatti, non è soltanto una variabile ambientale, ma un fattore decisivo per la tenuta delle filiere, la tutela del lavoro agricolo e la capacità dell’Italia di competere sui mercati globali.
In questo quadro si inserisce l’intervento del ministro Francesco Lollobrigida, che ha posto l’accento sul valore strategico dell’agricoltura italiana e sulla necessità di difendere un modello produttivo capace di coniugare qualità, sostenibilità, innovazione e tutela delle risorse naturali. Accanto al ministro, il confronto con i rappresentanti del mondo agricolo e consortile ha riportato al centro la necessità di garantire acqua alle imprese agricole, accelerare sugli investimenti infrastrutturali e rafforzare la capacità del Paese di affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici.
A chiudere il quadro è stato l’intervento del presidente di ANBI, Francesco Vincenzi, che ha indicato le tre direttrici su cui si fonda la proposta dell’associazione: infrastrutture, innovazione e cultura. “La proposta di ANBI poggia su tre pilastri: infrastrutture, innovazione e cultura. Dal punto di vista infrastrutturale, siamo profondamente convinti che il Piano invasi rappresenti una sfida decisiva per il futuro. Dobbiamo raccogliere l’acqua quando è in eccesso, per garantire sicurezza idrogeologica ai cittadini, e poter disporre di quella stessa acqua quando manca, a tutela dell’agricoltura e del Made in Italy agroalimentare”, ha sottolineato Vincenzi.
Il presidente di ANBI ha richiamato anche il tema della manutenzione degli impianti e della necessità di cambiare approccio nella gestione delle risorse. “Le perdite, oggi, sono una vergogna. Non è vero che le risorse non ci sono: ogni anno si spendono 3,5 miliardi di euro per riparare i danni. Le risorse ci sono, ma dobbiamo spostarle dall’emergenza alla prevenzione”.
Per Vincenzi, il protocollo sottoscritto con la Protezione Civile va proprio in questa direzione, perché punta a rafforzare la capacità del Paese di programmare e prevenire. Ma la sfida, ha aggiunto, è anche culturale: “Abbiamo bisogno di ingegneri ambientali, di una nuova cultura dell’acqua e di un’opinione pubblica consapevole che l’acqua, oggi, è un bene limitato, rispetto al quale non possiamo più fare sconti né voltarci dall’altra parte”. Il presidente ANBI ha poi collegato il tema dell’acqua a quello delle aree interne. “Tredici milioni di italiani non possono essere considerati un peso per il Paese. Quattromila Comuni sotto i 5mila abitanti non possono restare senza servizi essenziali: senza un pronto soccorso, un negozio, un istituto bancario, un ufficio postale o un ambulatorio”.
“È evidente che dobbiamo mettere in campo soluzioni concrete. Noi, come Consorzi di bonifica, a quelle aree garantiamo sicurezza idrogeologica e disponibilità d’acqua. Ed è su questo che vogliamo essere valutati”, ha concluso Vincenzi.
La seconda giornata dell’Assemblea nazionale dei Consorzi di bonifica e irrigazione conferma quindi il ruolo centrale dell’acqua nelle grandi sfide del Paese: coesione territoriale, sicurezza idrogeologica, competitività agricola, lavoro e sviluppo delle aree interne. Il messaggio che arriva da ANBI è politico e operativo insieme: senza una gestione strutturata dell’acqua non c’è sicurezza per i territori, non c’è piena competitività per l’agricoltura e non c’è vero rilancio delle aree interne.
Le dichiarazioni ai microfoni di Affaritaliani di Francesco Lollobrigida, Ministro dell’agricoltura dell’Italia
“Continuiamo a lavorare insieme, come abbiamo fatto negli ultimi tre anni, pianificando, affrontando le criticità che emergono e soprattutto mantenendo una visione di prospettiva: un elemento che in Italia, per troppo tempo, è mancato. Negli anni, purtroppo, in particolare nella Seconda Repubblica — ma direi forse già dalla metà degli anni Ottanta — si è smesso di programmare in maniera qualificata. Eppure l’Italia, nella sua storia repubblicana, aveva saputo farlo anche sul sistema idrico. Dal punto di vista normativo, però, la sovrapposizione di competenze e istituzioni non ha prodotto effetti positivi: si è registrato un rallentamento della programmazione, con investimenti spesso casuali, e oggi ne paghiamo le conseguenze“, ha dichiarato Francesco Lollobrigida, Ministro dell’agricoltura dell’Italia, ai microfoni di Affaritaliani.
Lollobrigida ha continuato: “Negli ultimi tre anni si è cambiato passo: si è lavorato in squadra e si è investito molto. Solo dal nostro Ministero, su 253 progetti messi in campo insieme ai Consorzi, 108 sono stati finanziati dal Masaf, con investimenti che contribuiscono ad alleviare la sofferenza idrica presente in Italia. Una sofferenza che non dipende soltanto dall’assenza di precipitazioni, ma spesso anche dall’incapacità di captare le acque, conservarle e utilizzarle al meglio. Abbiamo una dispersione media in rete che arriva al 40%: è evidente che si tratta di problemi che non si risolvono in tre anni, ma certamente è stata cambiata la rotta e i risultati stanno arrivando. C’è un’attenzione particolare all’utilizzo dell’acqua da parte degli agricoltori, che è diverso rispetto al consumo che ne fanno altri settori. L’agricoltura, da questo punto di vista, si distingue anche per il rapporto con la restituzione dell’acqua alla natura.
“Continuiamo quindi a lavorare con i Consorzi, con una visione strategica e con impegni che producono risultati. In particolare, la cabina di regia è stata una grande innovazione del nostro Governo, perché ha messo attorno allo stesso tavolo ministeri e Regioni per pianificare insieme. È qualcosa che non era mai accaduto nella seconda parte della storia repubblicana, e la cui mancanza ha prodotto gravi danni che ancora oggi paghiamo”, ha concluso Lollobrigida.
Le dichiarazioni ai microfoni di Affaritaliani di Tommaso Foti, Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione
“Anche nella recente revisione della politica di coesione abbiamo cercato di inserire nuove risorse rispetto a quelle già previste. Oggi sono disponibili 1,7 miliardi di euro di risorse dell’Unione Europea, a cui si aggiungono 700 milioni di euro di contributi nazionali. Va considerato che, a fronte di 2,4 miliardi di euro di possibili investimenti, le operazioni finora selezionate ammontano a circa 400 milioni, con 180-190 interventi previsti. C’è quindi ancora spazio per intervenire, ma è chiaro che serve una progettualità definita ed esecutiva”, ha chiosato Tommaso Foti, Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, ai microfoni di Affaritaliani.
Foti ha continuato: “Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che parallelamente sono ancora in corso gli interventi legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Complessivamente sono stati investiti 4,5 miliardi di euro, di cui 1,6 miliardi gestiti direttamente dai Consorzi di bonifica, con circa 300 interventi realizzati sul territorio nazionale. Sotto questo profilo, ci sono tutte le premesse per cercare un riequilibrio, reso necessario anche da fattori contingenti. Da un lato, infatti, dobbiamo fare i conti sempre più spesso con la siccità; dall’altro, cresce la domanda di acqua per diversi utilizzi. Questo rende più complessa la ricerca di un equilibrio”.
“Per quanto riguarda i Consorzi di bonifica, nel complesso è stata presentata una progettualità superiore ai 7 miliardi di euro nell’ambito del PNISSI. Ora bisogna attendere che gli interventi possano concretamente andare a terra, ma credo che nei prossimi anni il settore idrico sarà sempre più centrale nella nostra politica e in quella del Governo Meloni. Va ricordato anche che l’Unione Europea, proprio lo scorso anno, ha approvato una strategia europea per la resilienza idrica. Siamo in una fase in cui l’obiettivo al 2030 è aumentare del 10% la resilienza dell’Europa rispetto ai livelli attuali”, ha concluso Foti.

