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Green
I primi bioquartieri italiani in vista del summit sul clima di Glasgow

Intanto che sognano il Green New Deal di Ursula Von der Leyen, i bergamaschi si portano avanti. Puntano sull’edilizia, ovvio, nella fattispecie sul legno. Si, perché come emerge dall’ultimo rapporto del Centro studi Federlegno Arredo, il settore più vitale al momento è quello della bio edilizia e il legno ne è il focus: altissima efficienza energetica, reale economia circolare (non si inquina nemmeno in fase di smaltimento), ambiente sano e totale libertà progettuale. Lo sa bene Angelo Marchetti, amministratore delegato di Marlegno, che alle Maldive ha costruito un eco risort completamente smontabile, montato come un Lego senza materiali come la malta cementizia. E a Bolgare, dove Marlegno sorge, ha visto la luce il primo bio quartiere, fedele ai propositi che verranno ridiscussi alla Cop 26 di Glasgow il prossimo novembre, da alcuni già definita l’ultima vera chance per  mantenere l’obiettivo degli 1,5°C di riscaldamento globale.

“L’edilizia ha un impatto pesante, si arriva al 40% delle emissioni -spiega Marchetti- e il legno ha moltissimi vantaggi perché le case in bioedilizia hanno un’altissima efficienza energetica, ma non solo. Noi, con i bioquartieri, stiamo ragionando in termini di comunità energetiche, un tema molto forte sul fronte europeo”.  Comfort abitativo, isolamento termico e acustico, efficienza energetica, totale libertà progettuale sono solo alcuni punti sulla lista dei pregi del legno. 

Cosa sono le comunità energetiche?

In un futuro potremo avere parti di città indipendenti, auto alimentate. In Germania e Svezia si ragiona già in questo modo, che va oltre lo zero energy building: si parla di batterie non individuali ma collettive, di flussi di energia che possono essere ceduti ai vicini mettendosi d’accordo con il comune di appartenenza – continua l’imprenditore- Il nostro bio quartiere si integra già in questa logica, diventa un asset che va pianificato in fase di progettazione, quando si arriva in cantiere tutto è già stato deciso”. E per bio si intende anche l’aria che respiriamo all’interno delle abitazioni: “ anche qui, il legno favorisce un ambiente ottimale. Si tratta di un materiale vivo, che riesce a regolare il grado di umidità dell’ambiente. Non a caso dagli Usa e dalla Cina le domande di materia prima hanno subito un’impennata. Per questo, stiamo subendo rincari fortissimi, il prezzo al metro cubo di un semilavorato è passato da 400 euro a quasi 1.000 in cinque mesi. Tedeschi, austriaci, sloveni hanno foreste certificate di prossimità , in Italia la burocrazia rende l’utilizzo del legname locale poco accessibile”.

“Un terzo d’Italia è boschivo ma si importa il 50% da fuori”.

“Il legno come materia prima nei prossimi anni sarà un valore, non a caso la Russia sta investendo per creare una filiera che produca semilavorato, lo stesso fa il Canada. Ma non crediate che in Italia i boschi scarseggino, oltre un terzo del territorio ne è coperto. Però il nostro paese soffre di una polverizzazione delle proprietà forestali, di sovrapposizioni di competenze fra comunità montane, comuni, province. Ci sono i vincoli paesaggistici, insomma, disponiamo di boschi che non possiamo usare. Ebbene, deve essere il Governo a stabilire le regole, gestendo il patrimonio boschivo come viene fatto all’estero. Dal canto nostro, come aziende stiamo creando di creare una “borsa” del legno, in modo da far corrispondere la domanda a un’offerta strutturata. Lo ripeto, la materia prima legno crescerà tantissimo, non possiamo dipendere dalla fornitura e dai tempi di altri paesi”. 

In particolare, chi ci sta guadagnando molto è la Germania: “la richiesta ai tedeschi arriva anche dagli Usa, dove il legno ha avuto un boom e il Canada non riesce a evadere la domanda. Noi siamo il quarto consumatore di legno in Europa, ma in questo momento siamo penalizzati dalla priorità data ad americani e cinesi. Ci siamo resi conto che i tedeschi preferiscono vendere a chi paga di più”.

Un risparmio di 600 milioni se usassimo il nostro legno?

Come potremmo spendere i 600 milioni che diamo ad altri  paesi per comprare il loro legno” si domanda Marchetti? Ebbene, secondo il rapporto sullo stato delle foreste 2018, i boschi italiani sono utilizzati poco e male. Ma è un asset che andrà rivisto a breve: costo energetico e di smaltimento mettono il legno in pole position in termini ambientali, con un risparmio medio di 0,7 t di Co2 per ogni mc di legno impiegato. “Tutto il ragionamento sulla casa si evolve, anche relativamente alle tecnologie da collocare nell’involucro in ottica di risparmio e ottimizzazione: climatizzazione regolata, luci che si accendono da sole in base alle presenze, sistemi di allarme che ti avvertono di anomalie oppure in base all’attività sismica. La sfida è far capire alle persone che dietro questa ingegnerizzazione ci sono emozioni”. I 32 ingegneri di Marlegno sono pronti.

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