Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche: agosto da record per il caldo. Fiumi e riserve idriche tra segnali di ripresa e nuove criticità
Agosto 2026 si chiude con nuovi record sul fronte delle temperature e con un quadro delle risorse idriche italiane caratterizzato da forti differenze territoriali. A livello globale, il mese appena concluso è stato il più caldo mai registrato, con un’anomalia positiva media di +0,85° rispetto al periodo 1991-2020, secondo l’elaborazione ANBI su dati Copernicus. Anche gli oceani continuano a registrare temperature eccezionalmente elevate: dalla terza decade di giugno la temperatura media delle acque oceaniche si mantiene sui valori più alti mai rilevati e lunedì 24 agosto è stato raggiunto il record assoluto di 21,11°, superando il precedente primato di 21,09°, registrato tra febbraio e marzo 2024, sempre secondo Copernicus.
Particolarmente significativo è il quadro relativo al Mediterraneo. In una vasta area compresa tra il Tirreno centro-meridionale, la costa meridionale della Sicilia e il Nord Africa, le temperature del mare continuano a superare i 32°. Nel corso di agosto, inoltre, lungo gran parte delle coste occidentali italiane e della Francia meridionale, le temperature medie delle acque hanno fatto registrare anomalie fino a 4° sopra la norma, con punte di +6°, secondo i dati del Consorzio LaMMa.
È il contesto climatico che accompagna la Penisola ormai dalla terza decade di maggio e che, secondo le previsioni, potrebbe proseguire anche con l’avvio dell’autunno meteorologico, iniziato il 1° settembre. Restano così attuali le immagini della crisi che ha interessato i grandi fiumi, dei terreni agricoli rinsecchiti in diverse aree d’Europa e dei danni provocati da fenomeni meteorologici improvvisi e particolarmente violenti.
“Questi dati, che confermano il nostro Paese come hotspot della crisi climatica, evidenziano però anche le carenze infrastrutturali e la generale impreparazione ad affrontare tali eventi” commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e della Acque Irrigue (ANBI).
A preoccupare è soprattutto la capacità del territorio di gestire una situazione climatica sempre più estrema. “Siamo attrezzati ad immagazzinare uno stock sufficiente d’acqua, che ci permetta di affrontare 4 mesi di temperature record, considerando, ad esempio, che oltre il 10% delle campagne irrigue ha subìto una condizione di siccità estrema nelle settimane estive? Siamo in grado di contrastare i sempre più numerosi incendi, che solo in questa estate hanno interessato circa 1.200.000 ettari nei paesi mediterranei? Siamo in grado di far fronte agli eventi estremi, che già ora stanno colpendo il nostro Paese e che nei prossimi mesi si intensificheranno come conseguenza diretta del caldo eccezionale e del riscaldamento marino?” si chiede pleonasticamente Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.
Nel frattempo, l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche rileva come i fenomeni estremi delle ultime settimane abbiano avuto conseguenze contrastanti. Senza fare riferimento al dramma che ha colpito il Nepal o all’alluvione nel Grand Canyon, nella sola settimana scorsa oltre 300 comuni dell’area padana e delle Alpi Orientali sono stati interessati da grandinate anomale, con chicchi che hanno superato i 7 centimetri di diametro, secondo la European Severe Weather Database (ESWD). Anche alcune chiese del territorio cremonese sono state danneggiate da una violenta tempesta concentratasi nell’arco di pochi minuti.
Le precipitazioni e gli eventi estremi che hanno caratterizzato l’estate hanno tuttavia prodotto anche effetti positivi sui livelli di alcuni fiumi e bacini del Nord Italia. Un miglioramento che, secondo l’Osservatorio, potrebbe però rappresentare anche il preludio a un autunno particolarmente complesso per l’Italia, il Mediterraneo e l’intero continente europeo.
Tra i segnali più evidenti c’è il recupero dei grandi laghi. Il Verbano ha aumentato il proprio livello di oltre 70 centimetri in meno di un mese, raggiungendo il 52,7% della capacità. Il Lario è cresciuto di oltre 95 centimetri e si trova ora al 61,2% di riempimento, mentre il Sebino raggiunge il 49,3%. In controtendenza il Benaco, il cui livello scende al 45%.
Anche il Po mostra una situazione in miglioramento. Dopo aver subito per lungo tempo un’ingressione marina arrivata a quasi 30 chilometri, il grande fiume ha ripreso a registrare portate più consistenti, sebbene ancora inferiori alla media stagionale. A Pontelagoscuro il flusso è infatti di quasi 647 metri cubi al secondo, circa il 30% in meno rispetto ai valori consueti per questo periodo.
In Valle d’Aosta, la Dora Baltea presenta portate sostanzialmente in linea con le medie storiche. Il quadro piemontese resta invece diversificato: il Tanaro continua a registrare flussi ridotti, con un deficit che raggiunge circa il 33%, mentre la Stura di Demonte ha recuperato, superando i valori tipici della stagione. La Toce, invece, mantiene una portata inferiore alla media del 25%.
Un miglioramento particolarmente marcato riguarda le riserve idriche della Lombardia, dove il deficit è passato dal -51% al -34%, sulla base dei dati ARPA Lombardia. A incidere in modo significativo è stato proprio il recupero dei livelli dei grandi laghi.
In Liguria risultano in aumento soprattutto i livelli dei fiumi Vara e Argentina. In Veneto, l’Adige, pur mantenendo un deficit del 54% rispetto ai valori abituali, ha riportato la propria portata al di sopra della soglia critica fissata a 80 metri cubi al secondo. Restano invece fortemente negative le condizioni di Bacchiglione, con una portata inferiore del 78% rispetto alla media storica, Brenta, a -40%, e Livenza, anch’esso a -40%.
Il quadro dell’Emilia-Romagna presenta invece ancora elementi di criticità. Taro e Reno continuano infatti a registrare portate inferiori ai minimi storici, mentre l’Enza mantiene un flusso superiore alla media storica. Particolarmente contenuti sono i livelli degli invasi piacentini di Molato e Mignano, che complessivamente trattengono 780.000 metri cubi d’acqua e risultano pieni rispettivamente al 2,4% e al 6%.
Spostandosi verso il Centro Italia, il caldo eccezionale e la scarsità delle precipitazioni continuano a determinare un rapido abbassamento dei livelli dei laghi naturali e una contrazione delle portate fluviali. In Toscana, Serchio e Arno registrano rispettivamente deficit del 24% e del 35% rispetto alle medie, mentre l’Ombrone presenta ancora una portata inferiore al Deflusso Minimo Vitale.
Nelle Marche, il dato più negativo riguarda il fiume Potenza. Anche le riserve contenute negli invasi regionali, pari complessivamente a 39,68 milioni di metri cubi, risultano nettamente inferiori rispetto ai livelli medi registrati nel recente triennio.
Critica anche la situazione del lago Trasimeno in Umbria. A Polvese il livello idrometrico è sceso al di sotto dei -2 metri, arrivando precisamente a -2,03 metri, con una diminuzione di 10 centimetri in meno di un mese. In calo anche la portata del fiume Topino.
Nel Lazio, a destare maggiore preoccupazione sono i laghi vulcanici. Quelli dei Castelli Romani, Albano e Nemi, hanno perso ben 17 centimetri di livello in circa un mese. Nella provincia di Roma, il lago di Bracciano ha registrato una diminuzione di 12 centimetri, mentre nel Viterbese il lago di Vico ha perso 10 centimetri in appena 25 giorni. Più contenuta la riduzione del lago di Bolsena, sceso di 4 centimetri, secondo i dati AUBAC.
Il Tevere, nel tratto che attraversa il centro di Roma, presenta invece una portata di 86,28 metri cubi al secondo, sostanzialmente in linea con le medie degli ultimi sei anni ma superiore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un dato che si inserisce in un’estate caratterizzata da un caldo eccezionale nella Capitale, dove da oltre 100 giorni le temperature hanno continuato a mantenersi elevate. Nel 2026 sono stati finora 93 i giorni con temperature massime superiori ai 30°, dei quali 52 con valori oltre i 35°, contro i 48 registrati nell’intero 2025. Per 40 volte, inoltre, la temperatura ha superato i 37°.
Un ulteriore indicatore della crescente “tropicalizzazione” del clima romano è rappresentato dalle temperature notturne. Nel corso del 2026 sono state 86 le notti durante le quali la colonnina di mercurio non è scesa sotto i 20°C, mentre 36 sono state le notti “super tropicali”, con temperature minime mai inferiori ai 25°C.
In Campania, continua a essere negativo il dato relativo alla portata del Garigliano. In Abruzzo, invece, la situazione delle riserve appare più favorevole nonostante condizioni meteorologiche particolarmente difficili. A giugno la temperatura media è stata di 3,10° superiore alla norma e a luglio di 2,69°, mentre il deficit di precipitazioni ha raggiunto il 57% a giugno e il 21,6% a luglio. L’invaso di Penne e gli altri bacini regionali conservano tuttavia complessivamente 2,95 milioni di metri cubi d’acqua. Per agosto si tratta del secondo valore più elevato dell’ultimo decennio.
In Molise, il livello dell’invaso del Liscione si trova circa quattro metri al di sopra di quello registrato nel 2025, raggiungendo uno dei risultati più significativi dell’ultimo decennio. Il dato positivo è però legato soprattutto ai due giorni di nubifragi che, all’inizio di aprile 2026, hanno colpito duramente la costa adriatica meridionale. Eventi che, pur provocando danni ingenti, hanno contribuito a risolvere una crisi idrica che si protraeva da due anni.
Una dinamica analoga ha interessato la Puglia, dove la siccità aveva colpito in modo particolarmente pesante le imprese agricole della Capitanata e aveva provocato difficoltà nell’approvvigionamento idrico dei cittadini foggiani. Grazie agli importanti eventi meteorologici verificatisi nel corso dell’anno, la situazione è migliorata sensibilmente e la popolazione ha potuto affrontare l’estate caratterizzata da temperature record disponendo di acqua in quantità sufficiente per tutti gli utilizzi. Attualmente i serbatoi pugliesi conservano ancora 127 milioni di metri cubi d’acqua.
Positivo anche il bilancio delle riserve nei principali invasi della Basilicata, che mantengono quasi 230 milioni di metri cubi d’acqua, oltre 107 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
In Sicilia, infine, ad agosto i bacini regionali contenevano più di 500 milioni di metri cubi d’acqua, un quantitativo superiore del 63% rispetto a un anno fa. Per trovare un valore migliore bisogna risalire a sette anni fa.
Il quadro complessivo restituito dall’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche conferma quindi una situazione caratterizzata da una crescente estremizzazione del clima e da profonde differenze tra le diverse aree del Paese. L’alternanza tra siccità prolungate, caldo record e precipitazioni concentrate in eventi violenti rende sempre più urgente intervenire sulla capacità di gestione e conservazione dell’acqua.
“I dati“, conclude il Presidente di ANBI, Vincenzi, “dimostrano ancora una volta la necessità di adattare il territorio, migliorando l’efficienza delle infrastrutture idrauliche e realizzandone di nuove per trasformare l’estremizzazione degli eventi meteo da rischio a risorsa”.


