Pochi giorni fa, in occasione della giornata mondiale dell’elefante, l’edizione americana dell’Huffington post ha fatto “il punto” sulla situazione dei pachidermi in Africa attraverso numeri “scioccanti”: 500 mila è il numero di elefanti africani rimasti in natura (erano 3-5 milioni negli anni Trenta e Quaranta).
2020 è l’anno in cui, secondo alcuni conservazionisti, l’elefante africano si estinguerà, se non verranno presi provvedimenti contro il bracconaggio; 35 mila il numero di elefanti vittime ogni anno dei bracconieri; 2.100 dollari il prezzo di un chilo di avorio in Cina (è triplicato negli ultimi quattro anni); 300 il numero di elefanti uccisi col cianuro nel parco Hwange dello Zimbabwe l’anno scorso; 600 mila dollari l’ammontare mensile dei guadagni che al_Shabab, l’organizzazione quaedista della Somalia, potrebbe ricavare ogni anno dal commercio illegale di avorio; 41 le tonnellate di avorio confiscate l’anno scorso in sequestri su larga scala; 6 tonnellate quelle distrutte dagli Stati Uniti l’anno scorso; 3 quelle distrutte dalla Francia nello stesso periodo; 6 anni il tempo necessario per lo svezzamento dun piccolo elefante: ecco perché l’uccisione della madre significa quasi sempre la morte del figlio; 70 anni è la durata della vita di un elefante in natura; 30 mila è il numero degli elefanti asiatici rimasti selvaggi: l’elefante asiatico è minacciato non tanto dal bracconaggio quanto dalla distruzione del suo habitat.
Mentre i conservazionisti di tutto il mondo si battono e manifestano per sensibilizzare l’opinione pubblica, un numero rilevante di nazioni africane ancora vende licenze per abbattere elefanti legalmente. I proventi dovrebbero andare alla conservazione, ma corruzione ed inefficienza bloccano il meccanismo. Una uccisione “legale” – compiuta dallo stratega della National Rifle association, la potentissima lobby americana delle armi – è documentata dal video che potete vedere qui sotto, filmato in origine per uno show della NBC poi cancellato per l’indignazione generale.
Fonte: www.nelcuore.org


