Osservatorio ANBI, Italia divisa dall’acqua: Sud con invasi pieni, al Nord fiumi dimezzati e neve in rapido scioglimento
Il Sud si conferma quest’anno la “cassaforte idrica” d’Italia, mentre al Nord i fiumi dimezzano le portate e i grandi laghi trattengono gli effetti dell’anticipato scioglimento delle nevi. È la fotografia tracciata dall’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che evidenzia un Paese sempre più esposto agli effetti della crisi climatica, tra eventi estremi, squilibri territoriali e necessità di rafforzare la capacità di trattenere e distribuire l’acqua.
Dall’inizio di giugno sono già 229 gli eventi meteo acuti registrati in Italia, mentre dal primo gennaio il totale è salito a 810 tra tornado, grandine grossa e precipitazioni anomale, secondo i dati dell’European Severe Weather Database. Solo nel mese in corso, la grandine di grandi dimensioni ha interessato 151 comuni lungo la Penisola. A Roma sono bastati pochi secondi a un tornado generato da una supercella per provocare danni significativi, con venti oltre i 100 chilometri orari, alberi abbattuti, tettoie scoperchiate e strutture divelte.
Alla base di questa instabilità ci sono anche le anomalie termiche del Mediterraneo. Secondo Copernicus, a fine maggio l’acqua dell’area occidentale del bacino risultava più calda della media fino a oltre 5 gradi, alimentando lo scontro termico con correnti fredde di origine glaciale e favorendo fenomeni atmosferici violenti.
Il quadro climatico degli ultimi mesi mostra una forte alternanza tra aree colpite da precipitazioni intense e territori alle prese con siccità e caldo anomalo. Nei primi quattro mesi dell’anno una serie di cicloni mediterranei ha interessato l’Italia meridionale e insulare. In Sicilia, ad aprile, si è registrato un incremento di quasi 49 milioni di metri cubi nei volumi invasati, portando il totale delle riserve d’acqua a 617 milioni di metri cubi e sancendo l’uscita dell’isola dall’emergenza idrica. Al contrario, maggio è stato segnato da temperature elevate e piogge scarsissime sull’Italia centro-settentrionale.
“Ancora una volta abbiamo tutti i dati necessari ad intervenire in prevenzione, evitando di pagare molto di più per riparare i danni, senza considerare il rischio di vittime”, evidenzia Massimo Gargano, direttore generale di ANBI. “Ora, però, bisogna passare dalle parole ai fatti, perché anche i progetti ed una parte significativa delle risorse ci sono”.
Secondo il report settimanale dell’Osservatorio ANBI, i grandi laghi del Nord mantengono livelli idrometrici ancora in linea con le medie storiche, o superiori come nel caso del Sebino, grazie alla fusione nivale e alle piogge intense. I livelli di riempimento vanno dall’80% del Verbano al 97,9% del lago d’Iseo, mentre il Benaco è all’82,1% e il Lario all’85,9%. La situazione dei fiumi, però, resta critica in diverse aree settentrionali. In Piemonte le piogge di maggio sono state inferiori del 44% rispetto alla norma, con temperature medie superiori di 1,1 gradi. L’indice SWE, che misura l’equivalente idrico della neve, registra mediamente un deficit del 47%, con punte negative dell’81% nelle aree meridionali della regione. I fiumi Tanaro e Toce mostrano flussi molto inferiori alla norma, rispettivamente del 76% e del 53%.
In Valle d’Aosta a maggio sono caduti solo 45 millimetri di pioggia, il 60% in meno rispetto alla media del mese. La Dora Baltea registra una portata inferiore del 63%, mentre il torrente Lys presenta livelli idrometrici in diminuzione. Anche in Lombardia la riserva nivale si sta rapidamente esaurendo: a fine maggio in quota rimanevano poco più di 275 milioni di metri cubi d’acqua sotto forma di neve, meno del 31% rispetto a quanto atteso nello stesso periodo. Il deficit complessivo di risorse idriche regionali si attesta al 34,1%.
In Veneto, le precipitazioni anche violente hanno rigenerato parzialmente alcuni bacini, senza però colmare il divario accumulato nei mesi precedenti. Nell’Adige, principale fiume del Nordest e secondo in Italia, scorre il 61% di acqua in meno rispetto alla media. Restano deficitarie anche le portate del Brenta, del Piave, del Bacchiglione e del Livenza. La riserva nivale veneta è ormai quasi esaurita, con poche chiazze residue oltre i 2.900 metri. In Emilia-Romagna i fiumi appenninici continuano a registrare portate molto esigue, con l’Enza addirittura sotto i minimi storici. Anche il Po presenta valori inferiori alla media: nel tratto piemontese le portate sono in calo, con un deficit del 74% a San Sebastiano e del 64% nell’Alessandrino; a Pontelagoscuro, vicino al delta, la portata resta inferiore del 48% alla media, pur risultando in crescita.
Nel Centro Italia il quadro resta disomogeneo. In Toscana il fiume Ombrone torna a scendere sotto il Deflusso Minimo Vitale: a Sasso d’Ombrone scorrono appena 1,66 metri cubi d’acqua al secondo contro una media storica di 7,16, con un deficit del 77%. Nelle Marche calano i livelli idrometrici dei fiumi Potenza, Tronto e Sentino, mentre i bacini artificiali trattengono 52,76 milioni di metri cubi d’acqua. In Umbria il lago Trasimeno continua ad abbassarsi, così come i livelli dei fiumi Chiascio, Topino e Paglia. Nel Lazio prosegue il calo dei laghi di Nemi e Albano.
Il quadro cambia sensibilmente scendendo verso Sud. In Abruzzo i volumi trattenuti dalla diga di Penne, pari a 8,41 milioni di metri cubi, sono tra i più elevati dell’ultimo decennio. In Campania risultano positive le performance idrometriche dei fiumi Volturno e Sele. In Basilicata l’acqua accumulata negli invasi sta consentendo di sostenere la forte domanda irrigua dell’agricoltura, messa alla prova dalle alte temperature: negli ultimi quindici giorni sono usciti oltre 25 milioni di metri cubi d’acqua dagli invasi di Monte Cotugno, Pertusillo e Basentello, ma restano disponibili 359,44 milioni di metri cubi.
Anche in Puglia, nonostante l’erogazione di quasi 12 milioni di metri cubi d’acqua dai serbatoi a servizio della Capitanata nelle ultime due settimane, le dighe foggiane trattengono ancora l’84% dei volumi autorizzati d’invaso. La Sicilia, dopo mesi di recupero, ha affrontato con maggiore serenità un maggio molto secco, con invasi pieni all’88%. In Sardegna le dighe trattengono 1.617,50 milioni di metri cubi d’acqua, in calo rispetto a maggio ma ancora pari all’87,54% della capacità.
“È il Sud quest’anno la cassaforte idrica d’Italia, confermando la tendenza meteorologica ad alternare stagioni siccitose e ricche d’acqua”, commenta Francesco Vincenzi, presidente di ANBI. “Alla politica chiediamo l’attenzione del buon padre di famiglia, perché è evidente la necessità di aumentare la resilienza delle comunità e delle economie locali, efficientando le opere idrauliche esistenti, realizzando nuovi invasi per trattenere le acque di pioggia sul territorio, creando le reti utili a trasportare l’acqua da un territorio all’altro, secondo necessità”.
Il messaggio dell’Osservatorio ANBI è quindi netto: l’Italia dispone oggi di una fotografia molto chiara delle proprie fragilità idriche. La sfida è trasformare i dati in prevenzione, intervenendo sulle infrastrutture esistenti, aumentando la capacità di invaso e rendendo più efficiente la distribuzione della risorsa tra territori sempre più esposti ad alternanze estreme di siccità e piogge violente.

