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Osservatorio ANBI lancia l’allarme: Mediterraneo troppo caldo, rischio nuove tempeste in Italia

La crescente frequenza di precipitazioni particolarmente intense mette sotto pressione le infrastrutture idrauliche e i sistemi di drenaggio

Osservatorio ANBI lancia l’allarme: Mediterraneo troppo caldo, rischio nuove tempeste in Italia

Osservatorio ANBI, maltempo senza tregua in Italia: nuove tempeste in arrivo e fiumi in sofferenza

L’Italia resta esposta al rischio di nuove ondate di maltempo a causa delle temperature ancora elevate del Mediterraneo. Dopo il passaggio della tempesta Agneta, che ha provocato allagamenti e danni in diverse aree del Mediterraneo orientale e del Centro-Sud italiano, l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche richiama l’attenzione sulla possibilità che nelle prossime settimane si verifichino nuovi fenomeni meteorologici intensi. Secondo il rapporto settimanale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), le anomalie termiche del Mediterraneo, unite all’arrivo di masse d’aria fredda, possono favorire lo sviluppo di precipitazioni particolarmente violente.

Nel Tirreno settentrionale, a ottobre, sono state registrate temperature superiori alla norma tra 1,5 e 3 gradi, secondo i dati del Consorzio Lamma. Una quantità di energia che, in presenza di condizioni atmosferiche favorevoli, può contribuire ad alimentare nuovi sistemi temporaleschi. Gli effetti della tempesta Agneta si sono fatti sentire soprattutto nelle regioni centro-meridionali, con precipitazioni abbondanti concentrate in intervalli di tempo ridotti. Secondo il monitoraggio ANBI, in Puglia sono caduti quasi 180 millimetri di pioggia a Faeto, nel Foggiano, e 126 millimetri a Squinzano, nel Leccese. In Molise si sono registrati quasi 160 millimetri a Campitello Matese, mentre in Abruzzo sono stati superati i 130 millimetri a Vasto Marina.

Precipitazioni intense anche in Sicilia, con 145 millimetri nel Palermitano e 122 millimetri a Caronia Pomiere, nel Messinese. Nelle Marche sono stati raggiunti i 100 millimetri a Umito, nell’Ascolano, mentre in Campania quantitativi analoghi hanno interessato l’Irpinia. Particolarmente critica la situazione in Calabria, dove circa 50 millimetri di pioggia si sono riversati in pochi minuti su Catanzaro, provocando allagamenti. A Crotone, invece, una tromba d’aria ha causato danni. “A vedere i disastrosi allagamenti causati dalla tempesta Agneta a Rodi, nonché su Grecia centro-occidentale, Peloponneso e su altre isole del mar Egeo, dobbiamo essere consapevoli che poteva andare molto peggio al nostro Mezzogiorno“, ha dichiarato Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI, ribadendo la necessità di accelerare le politiche di adattamento alla crisi climatica.

La crescente frequenza di precipitazioni particolarmente intense mette sotto pressione le infrastrutture idrauliche e i sistemi di drenaggio. Secondo Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI, il problema è aggravato dal progressivo abbandono dei territori agricoli e dalla cementificazione, che riducono la capacità del suolo di assorbire l’acqua piovana. “E’ evidente che, di fronte a questi improvvisi rovesci d’acqua, qualsiasi rete idraulica va in sofferenza“, ha sottolineato Gargano, richiamando l’attenzione sulle conseguenze del consumo di suolo per l’equilibrio idrogeologico del Paese.

Le precipitazioni hanno comunque contribuito ad aumentare i volumi d’acqua presenti in alcuni bacini del Mezzogiorno. In Puglia, l’invaso di Occhito ha guadagnato 1,75 milioni di metri cubi in un solo giorno, raggiungendo 80,22 milioni di metri cubi. In Basilicata, i sei bacini che servono la regione hanno registrato un incremento complessivo di 2,6 milioni di metri cubi in 24 ore, arrivando a 179,93 milioni.

Mentre il Centro-Sud affronta le conseguenze delle precipitazioni estreme, il Nord Italia continua a registrare una significativa carenza di risorse idriche. Il fiume Po presenta portate nettamente inferiori ai valori storici autunnali: a Isola Sant’Antonio, nell’Alessandrino, il deficit raggiunge il 72%, a Piacenza il 63% e a Pontelagoscuro il 61%. Particolarmente critica anche la situazione dei corsi d’acqua piemontesi. Il Tanaro registra una portata di appena 32,8 metri cubi al secondo, contro una media storica mensile vicina ai 200, con una riduzione dell’83%. In Lombardia, le riserve idriche dei laghi risultano inferiori del 27,3% rispetto alla media, con un deficit complessivo di 412 milioni di metri cubi, secondo ARPA Lombardia. Sotto osservazione anche i grandi laghi: il Lago Maggiore presenta un riempimento del 52%, il Lago di Como del 42,9% e il Garda del 45%. In Veneto, il Bacchiglione registra una portata inferiore dell’85% rispetto alla norma, mentre il Brenta segna un calo del 69% e l’Adige del 54%.

Condizioni di sofferenza idrica interessano anche la Toscana, dove diversi fiumi registrano portate tipiche della stagione estiva. L’Arno presenta un flusso di appena 7,2 metri cubi al secondo contro una media storica di 106,67, con un deficit del 93%. Il Serchio registra una riduzione dell’87%, mentre per l’Ombrone il calo raggiunge il 94%. Secondo ANBI, nel fine settimana sono attese precipitazioni abbondanti nelle province di Livorno e Grosseto, che potrebbero modificare il quadro idrologico.

La situazione fotografata dall’Osservatorio evidenzia dunque una forte disomogeneità territoriale: da una parte precipitazioni violente e improvvise, dall’altra fiumi e bacini che continuano a soffrire per la scarsità d’acqua. Il Mediterraneo ancora insolitamente caldo rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione per le prossime settimane, mentre ANBI ribadisce la necessità di investire nella manutenzione del territorio, nella gestione delle risorse idriche e nelle infrastrutture di prevenzione del rischio idrogeologico.

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