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Di Elisabetta Corrà

E se ci toccasse riabilitare la pubblicità per parlare della crisi ecologica? Basta seguire con attenzione un paio di spot che girano sulle emittenti televisive da qualche settimana per accorgersi che la pubblicità - quella seria, ben studiata, patinata e glamour - ha cominciato a dare segnali di una risposta evolutiva al dilemma ecologico. Alcuni spot sono splendidi racconti dei nostri conti in rosso con il Pianeta. Uno, in particolare, che sembra progettato da un intelligente fan di “Punto Omerga” di Don De Lillo: Crossover 2008, il suv della Peugeot.

peugeot video

 

Il film è probabilmente girato nel Grand Canyon, nel cuore dell’America selvaggia dove si sente ancora il sapore del tempo geologico. Ma questo non è evidentemente solo un canyon. È una metropoli del XXI secolo: i grattacieli non sono azzurro cielo, rivestiti di specchi argentati, come a New York. Sono rosso ocra, fatti della stessa materia vecchia di milioni di anni delle stratificazioni sedimentarie tutto attorno. Questa città ha una popolazione all’altezza dei tempi iper-tech. Impiegati in camicia bianca attraversano la strada per entrare in ufficio e uno di loro ha al guinzaglio il suo pet, che non è un cane o un gatto: è un Fennec, la volpe del deserto, nient’affatto endemico del Colorado, ma tipico del Nord Africa. Eccentrico animaletto dal manto color crema adattato alle sabbie del Sahara. Anziani in pensione danno il pane non ai piccioni, ma ai Condor della California, una specie in via di estinzione. E giovani in probabile giacca Patagonia parcheggiano le biciclette tra i cactus. Di che cosa parla questo spot?

Del nostro desiderio di mangiarci il Pianeta. I cittadini iper-moderni pretendono di possedere insieme tutto ciò che amano, senza rinunce: paesaggi mozzafiato, la vita selvaggia, il comfort della città e del benessere tecnologico. Gli animali con diritto di cittadinanza sono quelli che soddisfano il capriccio della moda, e dell’estetica. In questo Cross Over - andare oltre, verso l’orizzonte della gratificazione e del godimento - consumiamo il mondo. La realtà è un supermercato. Il sogno di libertà non è più lo spazio aperto del Canyon, ma l’orizzonte fantastico di una godimento senza freni e senza limiti. Neppure i vincoli delle specie ci frenano: un Fennec in fondo sta sempre nel deserto, se lo portiamo in Colorado. Questo spot della Peugeot è una sintesi geniale della nostra relazione ecologica con il mondo: acritica, indifferente, una combustione totale dove vige un solo must, questo sì più pressante della moda: noi vogliamo tutto, noi vogliamo il mondo intero.

Magari bevendoci su una Coca Cola. Lo spot di giugno è entusiasmante perché se ancora qualcuno avesse dei dubbi sulla potenza del capitalismo, eccogli servita la lezione morale più importante della nostra epoca in cerca di alternative verdi: il Capitale ha una ingovernabile virtù, ossia la sua capacità di torcere in profitto anche la più nobile della cause. La Coca Cola ci dice che se provi a guadare il mondo con occhi diversi ti accorgi che per ogni cattiva notizia, ad esempio il cambiamento climatico, una coppia cerca di avere un bambino. Davvero commovente. Peccato che quel bambino, con un Pianeta a più sei gradi di temperatura media globale entro la fine del secolo non se la passerà poi tanto bene, tra eventi climatici estremi, desertificazione e crisi alimentari su scala globale. Ma ci risiamo: questo spot ben congeniato spiega molto bene che la questione ecologia è un fatto di costume.

coca cola video

 

La nostra estrema disponibilità ad accogliere la dimensione del consumo come una nota dominante della nostra esistenza pone la crisi ecologica in una luce particolare: l’ambiente, l’effetto serra, la biodiversità in affanno, sono tutti sintomi della “clinica del vuoto”, per usare una espressione psicoanalitica lacaniana. Vuoto nel mondo - con la riduzione apparentemente inarrestabile del prelievo di risorse - in conseguenza del vuoto consumistico dentro di noi. Ma i pubblicitari mostrano anche l’estrema velocità con cui il business e il profitto si attrezzano contro la minaccia di una inversione di tendenza, cioè una presa di coscienza politica, collettiva, civile sul riscaldamento globale e l’estinzione. Sanno raccontare storie, e le scrivono in fretta.  Vendono oggetti del desiderio, ma l’ombra che questi feticci proiettano sul fondo della caverna, nella sua irrealtà, è molto concreta. L’indifferenza di massa per lo sfruttamento indiscriminato della biosfera si nutre di quelle stesse ombre, le ha sostituite al mondo vero e proprio. Mai come ora, forse, lo studio della pubblicità può entrare a pieno diritto nei corsi universitari, e non solo di estetica: di ecologia e di green communication.

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Tags:
pubblicitàgreencrossover 2008 peugeot
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