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Xylella, Ue: rischia di causare danni per oltre 5 mld

Se si propagasse in Europa, la Xylella fastidiosa, il batterio responsabile del disseccamento rapido degli ulivi in Puglia, potrebbe portare danni alle produzioni da oltre 5 miliardi di euro, mettendo a rischio quasi 300mila posti di lavoro nell'Ue. E' quanto emerge dalla lista degli organismi nocivi prioritari dell'Ue, curata dal Centro comune di ricerca (Ccr) della Commissione europea e dall'Autorita' europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e pubblicata oggi.


 Xylella, Coldiretti: "In Puglia 1,6 mld danni. Persi 5mila posti"


E’ salita la conta dei danni causati dalla Xylella Fastidiosa a 1,6 miliardi di euro, con 5mila posti di lavoro persi nella filiera olearia in Puglia. Lo denuncia Coldiretti Puglia, in occasione della pubblicazione della lista degli organismi nocivi prioritari dell'Ue, curata dal Centro comune di ricerca (Ccr) della Commissione europea e dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), secondo cui se si propagasse in Europa, la Xylella fastidiosa potrebbe portare danni alle produzioni da oltre 5 miliardi di euro, mettendo a rischio quasi 300mila posti di lavoro nell'Ue. 

“Da Brindisi a Santa Maria di Leuca ci sono intanto 100 chilometri di patrimonio olivicolo devastato – insiste il presidente Muraglia - con ritardi, errori e scaricabarile regionali che hanno favorito l’avanzata della malattia, con la prima condanna della Corte di Giustizia Europea per inadempienza nella gestione della Xylella e gli abbattimenti nelle aree contenimento e cuscinetto proseguono col contagocce, con inspiegabili quanto imprevedibili battute d’arresto. Se pretendiamo di farci aiutare dall’UE perché il danno è tale da non poter essere gestito con le sole risorse nazionali, le istituzioni regionali devono ottemperare agli obblighi comunitari sugli espianti nelle zone contenimento e cuscinetto, in caso contrario continueremo ad accumulare solo condanne e potremo dimenticarci di essere aiutati”, dice ancora il presidente Muraglia. Sotto accusa le responsabilità regionali e anche comunitarie a partire – sottolinea la Coldiretti – dal sistema di controllo dell’Unione Europea con frontiere colabrodo che hanno lasciato passare materiale vegetale infetto poiché il batterio che sta distruggendo gli ulivi pugliesi è stato introdotto nel Salento dal Costa Rica attraverso le rotte commerciali di Rotterdam. “La ripresa dell’agricoltura e la rigenerazione del paesaggio passano attraverso l’attivazione immediata dei decreti attuativi per l’emergenza Xylella – conclude Muraglia - per dare sostegno alle imprese olivicole e ai frantoi e la liberalizzazione dei reimpianti anche nell’area vincolate, perché serve in Puglia una massiccia ripresa produttiva. Il Salento sta morendo da 6 anni di Xylella e soprattutto di burocrazia”. Dall’autunno 2013, data in cui è stata accertata su un appezzamento di olivo a Gallipoli, la malattia – sottolinea Coldiretti – si è estesa senza che venisse applicata una strategia efficace per fermare il contagio che, dopo aver fatto seccare gli ulivi leccesi, ha intaccato il patrimonio olivicolo di Brindisi e Taranto con effetti disastrosi sull’ambiente, l’economia e sull’occupazione. 

“Bisogna arrestare il contagio che sta avanzando inesorabilmente verso nord ad una velocità di più 2 chilometri al mese – denuncia Coldiretti Puglia – dopo aver già provocato con 21 milioni di piante infette una strage di ulivi lasciando un panorama spettrale. Da quando è stata confermata la presenza della Xylella fastidiosa a Lecce, la produzione di olio ha subito un trend negativo irreversibile, con il minimo storico di 5.295 tonnellate prodotte nell’ultima campagna 2018/2019 e un crollo del 90%, mentre a Brindisi la produzione di olio è diminuita del 38%, seguita a ruota dal calo della produzione in provincia di Taranto dove c’è stata la virata della malattia”, afferma Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia. La Xylella spaventa l’intera Europa – aggiunge Coldiretti Puglia - con il contagio che avanza inarrestabile verso nord a una velocità di più 2 chilometri al mese e, dopo aver devastato la Puglia, rischia di infettare nel giro dei prossimi cinque anni l’intero mezzogiorno d’Italia dalla Basilicata alla Calabria, dalla Campania al Molise. 
 

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