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La Piazza 2026, il sindaco Bitetti: “L’industria non è l’unica soluzione per Taranto, necessario diversificare gli investimenti”

Intervista a Piero Bitetti, sindaco di Taranto, ospite alla kermesse di Affaritaliani

La Piazza 2026, il sindaco Bitetti: “L’industria non è l’unica soluzione per Taranto, necessario diversificare gli investimenti”
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Taranto è al centro delle grandi sfide industriali e ambientali del Paese. Quale futuro immagina per la città e quale decisione non può essere più rimandata?

È un tema che va avanti ormai da troppi anni. Credo che siamo arrivati al dunque. C’è un decreto della Corte d’Appello di Milano che ha decretato la chiusura della parte più inquinante di quella fabbrica. Mancano circa 70 giorni e, dopo questi giorni, non ci saranno più alibi su quel pezzo di fabbrica. Ci sono delle proposte, come è noto, che guardano con attenzione alla produzione a freddo di acciaio. Immagino che ci siano delle interlocuzioni per valutare le proposte che sono arrivate al Governo, che è competente per le politiche industriali, affinché si possa continuare con un certo tipo di attività non impattante e non inquinante, a tutela della salute pubblica e dell’ambiente circostante. Immagino questo tipo di soluzione per quanto riguarda la produzione industriale. Allo stesso tempo auspico determinati investimenti che riguardino altre attività industriali e che possano avere, sempre nel rispetto della salute e dell’ambiente circostante, ritorni importanti dal punto di vista occupazionale. Questo anche per compensare gli inevitabili esuberi che ci saranno a causa della contrazione della produzione.

Qual è l’investimento che potrebbe cambiare più rapidamente e in meglio la qualità della vita dei giovani e delle famiglie? Qual è l’investimento necessario e urgente?

Noi stiamo puntando a valorizzare il nostro patrimonio culturale, storico e identitario. Grazie ai lavori di riqualificazione di opere e palazzi storici e al waterfront della Città Vecchia, dove sono presenti il famoso Ponte Girevole e il Castello Aragonese, stiamo riportando alla luce anche quella che è la città sotterranea. È un patrimonio inestimabile che sarà certamente attrattivo. Insieme all’impiantistica sportiva, grazie ai Giochi del Mediterraneo, puntiamo a incrementare l’economia del turismo. Abbiamo poi una portualità da sfruttare, andando secondo quelle che sono le logiche del Piano Mattei. È una potenzialità inespressa che certamente può dare, nel brevissimo periodo, risposte importanti dal punto di vista della ricchezza del territorio e dell’occupazione.

Secondo lei sarà possibile costruire per Taranto un modello di sviluppo più diversificato e meno dipendente da un solo impianto industriale?

Questo è al centro della nostra agenda politica e del nostro programma elettorale. La monocultura sappiamo com’è andata. La grande industria ha dato, nel bene e nel male, molto al territorio. Ma oggi è chiaro che non si può più andare in un’unica direzione per valutare la ricchezza e la produttività della nostra area. Dobbiamo necessariamente diversificare per raggiungere un equilibrio più bilanciato.