La politica ha perso i giovani: l’85% si sente ignorato. Il sondaggio
C’è un paradosso al cuore dell’ultima rilevazione dell’Osservatorio La Piazza 2026, l’indagine curata dal professor Roberto Baldassari (Lab21.01) e presentata alla kermesse di Affaritaliani a Ceglie Messapica: i giovani italiani si sentono esclusi dall’agenda politica come mai prima, eppure sono proprio loro i più ottimisti sul futuro. Una generazione che non crede nella classe dirigente, ma crede ancora in sé stessa.
Una generazione fuori dall’agenda
Il dato più clamoroso riguarda il rapporto tra giovani e politica. Alla domanda su quanto i giovani siano oggi al centro dell’agenda politica italiana, l’85,6% degli under 35 risponde “poco” o “per nulla”. Solo il 14,4% ritiene di contare “molto” o “abbastanza”, contro il 22,8% del campione totale. In altre parole: nemmeno gli adulti pensano che la politica si occupi dei giovani, ma i giovani ne sono ancora più convinti, con un netto 44,1% che sceglie la risposta più drastica, “per nulla”.
La sfiducia si estende alla capacità della classe politica di incidere sul futuro del Paese. Tra gli under 35, solo il 29,4% ritiene che gli attuali dirigenti possano “realmente cambiare le cose”, oltre sette punti in meno rispetto al campione complessivo (36,8%). Il 37,8% dei giovani risponde “per nulla”.
Le priorità: la sanità per tutti, il lavoro per i giovani
Se fossero Presidente del Consiglio, gli italiani metterebbero al primo posto la sanità (33,8%), seguita da economia e potere d’acquisto (24,7%) e lavoro (14,1%). Ma la classifica cambia sensibilmente guardando solo agli under 35: qui vince l’economia (27,6%), con la sanità subito dietro (26,1%) e soprattutto un lavoro che pesa molto di più (22,1%, otto punti sopra la media). Colpisce invece la distanza sull’immigrazione, urgenza per appena il 3,5% dei giovani contro l’8,1% del totale, mentre ambiente e scuola raccolgono tra gli under 35 un consenso superiore alla media.
Anche proiettandosi sui prossimi anni, i giovani indicano con chiarezza la loro priorità: il lavoro e l’occupazione giovanile è la grande tematica del futuro per il 20,9% degli under 35, prima voce assoluta, davanti a debito pubblico, sanità e ambiente.
Il macigno della casa
Sul fronte economico, la maggioranza delle famiglie dichiara una situazione stabile rispetto a un anno fa (63,3% del totale, 56,1% tra i giovani). Ma è nella natura dei problemi che emerge la frattura generazionale: se per il campione complessivo il nemico numero uno resta l’inflazione (34,5%), per gli under 35 il costo della casa — affitto o mutuo — è ormai quasi al livello del caro vita: 29,3% contro il 18,8% della media nazionale. Oltre dieci punti di differenza che raccontano, meglio di molte analisi, la difficoltà di una generazione a costruirsi un’autonomia abitativa.
Energia: sì al nucleare, plebiscito per le rinnovabili
Sorprende, almeno rispetto agli stereotipi, la posizione dei giovani sull’energia. Gli under 35 sono più favorevoli della media alla costruzione di centrali nucleari di nuova generazione: 57% contro il 54,8% del campione totale. Nessuna contrapposizione, però, con le fonti pulite: l’87,5% dei giovani vuole ulteriori investimenti su solare ed eolico, un consenso ancora più ampio di quello, già altissimo, del campione generale (83,7%). Il messaggio è pragmatico: tutte le fonti disponibili, purché si vada avanti.
Informarsi sui social, senza fidarsi troppo
La rivoluzione dei consumi informativi è ormai compiuta. I social network sono il primo canale di informazione per il 46,1% degli under 35, mentre nel campione totale si fermano al 6,7%. Specularmente, la televisione — che resta dominante per gli italiani nel complesso (60,8%) — scende al 24,8% tra i giovani. Ma attenzione a leggere questo dato come ingenuità digitale: il 65,1% degli under 35 considera “poco” o “per nulla” affidabili le notizie che circolano sui social. Una generazione che si informa dove vive, ma con un notevole grado di scetticismo.
Paure e speranze: l’ottimismo inatteso
Cosa spaventa i giovani pensando al domani? Al primo posto l’impoverimento economico (26,3%), seguito dalla perdita del lavoro (24,7%, sensibilmente più sentita che nel resto della popolazione) e dalla guerra (22,2%). Il timore per la crisi climatica (12,6%) supera di poco quello per l’instabilità politica.
Eppure, ed è forse il dato più significativo dell’intera rilevazione, i giovani sono i più fiduciosi. Il 27,7% degli under 35 si definisce ottimista rispetto al futuro, contro il 18,6% del campione totale; i pessimisti sono il 34,9% tra i giovani e il 39,7% nella media. E guardando ai prossimi dodici mesi, il 26% dei giovani si aspetta un miglioramento economico personale, dieci punti sopra il dato complessivo (16,2%).
















