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“Cade la terra”, il primo romanzo di Carmen Pellegrino

“Cade la terra”, il primo romanzo di Carmen Pellegrino
carmen pellegrino

Carmen Pellegrino trova, studia e riporta in vita le “rovine”. Negli ultimi anni ha censito e visitato decine e decine di paesi abbandonati, in Italia e all’estero, al punto da indurre la Treccani a registrare un neologismo: abbandonologo.

Cade la terra è il suo primo romanzo, che narra di uno di quei paesi.

«Alento è un borgo abbandonato che sem­bra rincorrere l’oblio, e che non vede l’ora di scomparire. Il paesaggio d’intorno frana ma, soprattut­to, franano le anime dei fantasmi corpo­rali che Estella, la protagonista di questo intenso e struggente romanzo, cerca di tenere in vita con disperato accudimento, realizzando la più difficile delle utopie: far coincidere la follia con la morale.

Voci, dialoghi, storie di un mondo chiuso dove la ricchezza e la miseria sono impasta­te con la stessa terra nera. Capricci, ferocie, crudeltà, memorie e colpe di un paese di “nati morti” che si tormenta nella sua più greve contraddizione: voler essere strappa­to alla terra pur essendone il frutto.

Cade la terra è un romanzo che acceca con la sua limpida luce gli occhi assonnati dei morti: sembra la luce del tribunale della storia, ma è soltanto il pietoso tentativo di curare le ferite di un mondo di “vinti”, anime solitarie a cui non si riesce a dire ad­dio perché la letteratura, per Carmen Pel­legrino, coincide con la loro stessa lingua nutrita di “cibi grossolani”. Seppellirli per sempre significherebbe rimanere muti.

Ma c’è orgoglio e dignità in queste voci, so­prattutto femminili. Tornano in mente le migliori pagine di Mario La Cava, Corrado Alvaro e Silvio D’Arzo: prose appennini­che petrose ed evocative, come di pianto ricacciato in gola, la presa d’atto dell’im­possibilità d’ogni epica.

Cade la terra è tassello romanzesco impor­tante della grande letteratura meridionale novecentesca. Che venga pubblicato ora, in altro secolo, è solo la dimostrazione che gli orologi non sempre indicano l’ora esatta».