Ma ha senso promuovere un Master che rischia di formare futuri precari mal pagati o, peggio ancora, futuri disoccupati? “Pensiamo e speriamo di sì, pur con tutte le difficoltà che non possiamo negare… La raccomandazione è di sapersi mettere in gioco, di sviluppare curiosità e imprenditorialità, dimostrando disponibilità a muoversi in ambiti forse non sempre elettivi, interpretando le esigenze di mercato…”. Saranno molte le novità della 12esima edizione, tra cui “l’apertura al digitale in tutte le aree, dalle scritture ai processi produttivi e contrattuali, dalla distribuzione alla comunicazione…” – L’INTERVISTA
di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton
Nonostante nel nostro Paese i dati sulla lettura siano davvero scoraggianti, e nonostante la grave crisi che da ormai due anni colpisce l’intera filiera del libro, sono ancora tantissimi i giovani che sognano di lavorare nell’editoria, settore in cui, come se non bastasse, il precariato è ormai la norma. In questo desolante contesto, a marzo prenderà il via la 12esima edizione del Master in editoria del Dipartimento di studi letterari dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con l’Aie e la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori (qui il bando, qui il blog). Non a caso, il Master torna dopo un anno di pausa, necessaria per più di un motivo: il principale, purtroppo, è che in tempi di tagli le case editrici non sono certo aperte ad accogliere nuovi editoriali… Affaritaliani.it ha intervistato Luisa Finocchi, direttrice della Fondazione Mondadori e del Master, per capire come cambierà il corso dopo questa ineluttabile pausa di riflessione e, soprattutto, se ha ancora senso promuovere un Master che rischia di formare futuri precari mal pagati o, peggio ancora, futuri disoccupati…
Partiamo da un chiarimento: perché vi siete fermati un anno e cosa vi ha spinto a riprendere l’attività?
“Ci siamo fermati un anno per una pausa di riflessione, giusta e necessaria dopo il successo di undici edizioni di un Master che, benché aggiornato e integrato ogni anno, richiedeva un rinnovamento sia negli obiettivi professionali, sia nei contenuti e nella struttura didattica. Per farlo abbiamo promosso con l’Aie un’inchiesta sui nuovi fabbisogni formativi delle aziende editoriali, che ha messo in luce la necessità di figure in grado di rispondere efficacemente ai cambiamenti che stanno avvenendo nel settore editoriale. Non è del tutto vero che le case editrici non accolgano i giovani: sono richiesti profili che abbiano competenze innovative, soprattutto nell’ambito dello sviluppo dei prodotti e dei servizi. Si tratta di competenze che questo Master è stato ed è in grado di trasmettere, grazie soprattutto a uno straordinario corpo docente che ha saputo affiatarsi negli anni e che quest’anno si allargherà alle nuove professioni editoriali”
Sul Giornale della Libreria Giovanni Peresson, responsabile dell’ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori, ha definito questa dodicesima edizione “2.0, considerando l’ampio spazio che il ‘digitale’ viene ad avere dopo la revisione del precedente impianto didattico, ormai inadatto a rispondere alle nuove domande di professionalità provenienti dal mondo delle case editrici e dalle trasformazioni in atto nella nostra filiera”. La novità principale sarà dunque la decisa apertura all’editoria digitale?
“Certamente la forte apertura al digitale in tutte le aree, dalle scritture ai processi produttivi e contrattuali, dalla distribuzione alla comunicazione, sarà la novità più importante, ma il master continuerà anche a dare gli strumenti necessari per garantire la qualità del prodotto editoriale grazie a skill che riteniamo indispensabili per una formazione a tutto tondo: parliamo di cultura editoriale, di lavoro di editing e redazionale,di scritture editoriali, di gestione di un conto economico, di marketing e comunicazione del libro, insomma… il lavoro editoriale”.

Quali saranno le altre novità?
“Un workshop trasversale a tutte le aree di insegnamento che, partendo dall’ideazione e dalla progettazione, vorremmo arrivasse alla realizzazione di un prodotto editoriale complesso. In questo laboratorio troveranno spazio suggestioni e contributi provenienti dai settori più avanzati delle case editrici, ma anche delle università e dei centri di formazione di eccellenza milanesi: dall’università Bocconi al Politecnico, fino al MiMaster Illustrazione, per essere aperti alle più interessanti esperienze internazionali”.
Vi siete aperti anche alla rete.
“Sì, con un nuovo logo abbiamo avviato un blog e una pagina Facebook dedicati, che daranno spazio alla comunità del master, studenti e docenti di tutte le edizioni, svolgendo una funzione informativa e di servizio, ma anche di discussione e in qualche modo didattica: infatti il blog curato da Ivan Rachieli, ex masterino, sarà oggetto di un laboratorio che coinvolgerà i nuovi allievi”.
Avete ricevuto molte richieste di iscrizione, o meno del previsto?
“Troppo presto per dirlo, le iscrizioni sono partite con un po’ di ritardo rispetto alle altre edizioni e il periodo più intenso è iniziato proprio in questi giorni. Certamente l’interesse è molto alto”.
Quali sono le principali differenze tra un Master come il vostro e, ad esempio, la rinnovata Scuola Holden di Baricco?
“La Holden è una scuola forse unica in Italia, in cui si insegna a scrivere e a raccontare, centrata sulla scrittura creativa e che quindi offre un percorso del tutto diverso da quello del nostro master in cui si impara una scrittura professionale, indispensabile al lavoro editoriale”.
Un’ultima, decisiva domanda: l’editoria italiana, in cui sono già migliaia i precari giovani e meno giovani, in questa fase ha davvero bisogno di nuovi ragazzi che si affacciano alle professioni editoriali?
“Pensiamo e speriamo di sì, pur con tutte le difficoltà che non possiamo negare. Un periodo formativo professionalizzante post-laurea è oggi un requisito necessario anche se non sufficiente. La raccomandazione è di sapersi mettere in gioco, di sviluppare curiosità e imprenditorialità, dimostrando disponibilità a muoversi in ambiti forse non sempre elettivi, interpretando le esigenze di mercato. Ogni anno svolgiamo un’indagine sugli esiti occupazionali dei nostri diplomati. I dati sono ancora rassicuranti, ma certo le modalità di lavoro sono cambiate”.
