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“Il desiderio di essere come TUTTI”, il nuovo romanzo di Francesco Piccolo, in libreria da domani per Einaudi, è un libro particolarmente atteso. L’autore, casertano classe ’64, scoperto dal grande pubblico grazie all’irresistibile raccolta di “Momenti di trascurabile felicità” ma già da anni stimato dalla critica, con questo nuovo lavoro ha infatti deciso di fare i conti con gli alti e (soprattutto) i bassi della sinistra italiana, attraverso un “racconto di formazione individuale e collettiva”.
UNA LETTURA EMPATICA – Proprio come per “Momenti di trascurabile felicità”, anche nel caso de “Il desiderio di essere come TUTTI” Piccolo “costringe” a una lettura ineluttabilmente empatica. Non manca l’auto-ironia, specialità dell’autore, che non a caso con questo libro ha scritto (anche) un romanzo sulla “scoperta del piacere di perdere”. Ne “Il desiderio di essere come TUTTI” c’è spazio per i funerali di Berlinguer, il rapimento Moro, Craxi, Berlusconi, il discorso con cui Bertinotti cancellò il governo Prodi, ma soprattutto per le inquietudini del protagonista. Ecco una frase che racchiude lo spirito del libro: “Il 22 giugno 1974, al settantottesimo minuto di una partita di calcio, sono diventato comunista”.

PROBABILE CANDIDATURA AL PREMIO STREGA – “Il desiderio di essere come TUTTI” è un romanzo destinato a far parlare a lungo: come Affaritaliani.it ha scritto per primo il 7 marzo scorso, infatti, il nuovo libro dello sceneggiatore (per Nanni Moretti, Paolo Virzì e molti altri) e autore tv (per i programmi di Fabio Fazio), potrebbe essere candidato allo Strega 2014, il premio letterario più ambito e discusso. Nulla è ancora deciso, ovviamente, ma lo stesso Piccolo, interpellato a questo proposito al Ninfeo di Villa Giulia il 5 luglio scorso in occasione della serara conclusiva dell’edizione 2013, non ha smentito l’eventualità (a anzi ci ha scherzato sù), aggiungendo: “Sono sempre stato tra quelli che non criticano l’atmosfera dello Strega, è come andare ad una grande festa…”. Per Piccolo, autore, tra gli altri, de “L’Italia spensierata” (Laterza) e “La separazione del maschio” (Einaudi), sarebbe un riconoscimento meritato. E’ tra i pochi in Italia ad avere una voce letteraria allo stesso tempo raffinata e “leggera”, personale e riconoscibile.
