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Malattie rare
Malattie rare: dal pregiudizio alla speranza

Il primo passo da fare per comprendere al meglio il fenomeno delle malattie rare è superare lo stigma. La scarsità di conoscenze sulle patologie che affliggono una parte contenuta della popolazione spesso causa un senso di smarrimento nei confronti di chi ne viene colpito e, ovviamente, nei suoi familiari. 

Shire, azienda leader del settore, ha organizzato un incontro a Milano sul tema delle malattie rare, proprio per fare il punto sul tema grazie al contributo di esperti come Marco Cicardi, professore ordinario di Medicina interna all'università degli Studi di Milano, a capo dell'Unità complessa di medicina generale dell'Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano. 

Il pensiero che le persone affette da malattie rare come l'angioedema ereditario rischiano di portarsi dietro a lungo è un'idea di “qualcosa di negativo legato alla stirpe, di una colpa trasmessa”. Spezzare la maledizione, o meglio aiutare i pazienti a cancellare questa idea "e a vivere la malattia come un evento sfavorevole che è capitato", oggi è diventato più facile "perché abbiamo una serie di farmaci che ci permettono di cambiare la vita e il destino di queste persone, nuove armi all'orizzonte e linee guida che ci permettono di gestire al meglio ogni malato". 

"Secondo stime, l'angioedema ereditario potrebbe colpire una persona su 50.000 - spiega Cicardi - Noi in Italia abbiamo fatto un censimento su 14 centri e i pazienti seguiti sono risultati 923, dato che ci fa calcolare una prevalenza di un paziente ogni 64 mila abitanti. Un edema può cambiare i connotati, gonfiare al punto da rendere irriconoscibili. Dura qualche giorno e poi si torna normali. Fino all'episodio successivo. Lo stesso capita nell'intestino che si gonfia al punto da provocare occlusione e l'evento più grave può essere l'ostruzione delle vie aeree. Si è scoperto che una mutazione nel gene di C1 inibitore fa sì che questa proteina non ci sia o sia presente in piccole quantità, insufficienti per esercitare la funzione di controllo. Si attiva così un sistema particolare di difesa, una reazione che porta ad avere livelli 10 volte più alti di bradichinina", liberata da un enzima che si chiama callicreina. 

Questo aumenta la permeabilità dei vasi e genera il gonfiore, l'angioedema, ma ci sono buone notizie. "Il 2010 è stato un anno fortunato. Sul New England Journal of Medicine sono stati descritti 3 approcci con 3 farmaci diversi. Nella stessa rivista è stato pubblicato un articolo su un anticorpo monoclonale umano, lanadelumab, che si trova in questo momento in fase clinica III e che impedisce l'insorgenza dei sintomi della patologia legandosi e inibendo la callicreina plasmatica". 

"Le linee guida - continua Cicardi - ci dicono di trattare inizialmente i pazienti al bisogno prevedendo l'autosomministrazione di uno dei farmaci disponibili in caso di attacco, che nel giro di qualche ora dovrebbe bloccarsi. Alcuni pazienti con un numero alto di attacchi sono candidati alla profilassi con prodotti derivati dal testosterone o con infusioni 2-3 volte alla settimana della proteina mancante. La ricerca sta portando nuovi trattamenti, nuovi approcci alla profilassi, dalla somministrazione della proteina per via sottocutanea all'uso dell'anticorpo monoclonale. In questi pazienti la refrattarietà agli attacchi appare di lunga durata, si può arrivare anche alla soppressione completa".

Tutto questo può avvenire solo dopo un momento cruciale per le malattie rare: la diagnosi. "Le cose stanno cambiando rispetto al passato. Si riesce a ottenere una diagnosi anche nei primi mesi di esordio della malattia", che nel 90% dei pazienti dà sintomi prima dei 20 anni. "Ma ci sono malati che ancora oggi aspettano 10 anni, un po' per la scarsa conoscenza della patologia in quanto rara, e talvolta un po' anche per il tentativo di coprirla". 

 

Malattie rare: l'emofilia

 

Una delle malattie rare più diffuse è l'emofilia, che può essere congenita o, in casi ancora più rari, acquisita. La chiave per affrontarla è la personalizzazione delle terapie che vengono modulate e tagliate sempre più su misura per ciascun paziente e il suo stile di vita. In gioco c'è la capacità di movimento dei pazienti. L'emofilia è dovuta al deficit di uno dei fattori di coagulazione del sangue, l'VIII nell'emofilia A che colpisce uno su 5.000 maschi nati vivi, e il IX nell'emofilia B che si accanisce su uno ogni 30.000.

Stessa manifestazione clinica, stessa trasmissione genetica, legata al cromosoma X (le donne sono portatrici del difetto, mentre quasi esclusivamente i maschi vengono colpiti). La malattia può manifestarsi in forma grave, moderata o lieve a seconda dell'entità di questa carenza. E nei casi più severi le emorragie sono spontanee, anche in assenza di trauma, e la diagnosi arriva immancabilmente in tenera età. Basta un emartro (sangue che si raccoglie nella cavità di un'articolazione) per innescare una catena che porta a danni irreversibili. Quando l'artropatia peggiora si può arrivare fino al blocco articolare e alla perdita di mobilità. 

"L'obiettivo per noi specialisti è proteggere le articolazioni. E per questo nei bimbi la terapia va cominciata entro i due anni, anche se è difficile per un bambino convivere con una quotidianità fatta di punture venose. Si garantisce così un'attività fisica normale e una situazione migliore da adulti", spiega Maria Elisa Mancuso, ematologa del Centro di emofilia e trombosi 'Angelo Bianchi Bonomi' di Milano. 

Oggi, sottolinea l'esperta, "la terapia sostitutiva è efficace e sicura. Il fattore mancante lo diamo per via endovenosa con cadenze frequenti, perché i fattori dopo un certo numero di ore vengono smaltiti". Il trattamento è al bisogno o in profilassi, strategia quest'ultima che "punta alla prevenzione della malattia. La ratio è trasformare la forma grave in lieve - approfondisce Mancuso - Le infusioni vengono ripetute, secondo l'emivita del fattore, per mantenere un livello misurabile che consenta un'attività senza emorragie. Non c'è un regime standard, ma in genere si viaggia su 2-3-4 infusioni a settimana", a seconda della gravità e del tipo di emofilia, A o B. 

"Se il livello del fattore va mantenuto più alto, si aumenta la dose o il numero di infusioni. C'è la possibilità di personalizzare la profilassi, facendo il dosaggio e aggiustando il regime terapeutico per raggiungere un livello che sia ottimale per il paziente e il suo stile di vita, più o meno attivo". La terapia sostitutiva "non è invece possibile per l'emofilia acquisita", che è molto più rara (1,5-2 casi l'anno ogni milione di abitanti) ed esordisce intorno ai 70 anni con un'alta mortalità o ancora più raramente nella sua forma post-partum in giovani donne. "C'è però un nuovo farmaco a base di fattore VIII ricombinante porcino, che è simile a quello umano, ma ha il vantaggio di non essere riconoscibile dagli anticorpi. Possiamo inoltre monitorare la risposta in laboratorio", conclude la specialista. 

 

Malattie rare: il progetto "rare Count" di Shire

 

Per aiutare il pubblico a comprendere meglio il fenomeno delle malattie rare, Shire ha lanciato il progetto “Rare Count”, ovvero ContaRarità. E' una sorta di calcolatore che misura all'interno del proprio social network il numero potenziale di contatti colpiti da malattie rare, applicando la media statistica di uno su 20: secondo le stime, infatti, un abitante ogni 20 del pianeta convive con queste patologie, per un totale di circa 350 milioni di persone.

E calare questa statistica nella propria realtà offre un modo per comprendere concretamente qual è l'impatto delle malattie rare. L'iniziativa è aperta alla partecipazione di tutti (vedi www.shire.com/RareCount) e punta a rendere evidente la prevalenza delle malattie rare, ancora oggi sconosciuta alla maggioranza delle persone. Si può calcolare il proprio Rare Count condividerlo su Facebook, Twitter o LinkedIn.

Per ogni profilo attivato, Shire donerà un dollaro alle più importanti organizzazioni mondiali di pazienti (fino a 10.000 dollari ciascuna): Nord-National Organization for Rare Disorders, Global Genes e Eurordis-Rare Diseases Europe. Oggi sono circa 7.000 le patologie rare conosciute. 

 

Malattie rare: informazione e iniziative di sensibilizzazione

 

A livello globale si stima che il 50% di esse si manifestino sin dall'infanzia. Se le singole patologie sono, appunto, “rare”, la loro  prevalenza complessiva è decisamente rilevante e fare informazione sul tema è quindi vitale. "Siamo fermamente convinti che ogni paziente conti, a prescindere da quanto sia rara la sua condizione, e ci impegniamo a difendere tutte le persone affette da malattie rare per garantire che  le loro esigenze vengano soddisfatte", dichiara Philip J. Vickers, Global Head di ricerca e sviluppo di Shire.

Shire sostiene diverse altre iniziative a favore delle persone affette da malattie rare. In Italia sponsorizza il progetto “Con la ricerca le possibilità sono infinite” di Uniamo - Federazione italiana malattie rare Onlus, che prevede numerose attività di sensibilizzazione rispetto al tema della ricerca in questo ambito, e sostiene varie organizzazioni di pazienti. Sul fronte della ricerca, l'accordo pluriennale con Telethon vede un investimento di 17 milioni di euro a favore dei ricercatori del Tigem di Napoli, l'Istituto diretto da Andrea Ballabio, per la ricerca e lo sviluppo su diverse patologie neurodegenerative e da accumulo lisosomiale.

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