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Ambra Angiolini si racconta a Stories: i disturbi alimentari, la figlia Yolanda, il terremoto interiore e una rinascita lunga anni

L’attrice si racconta a Stories: la maternità, il rapporto con il cibo, Non è la Rai e l’incontro decisivo con Ozpetek.

Ambra Angiolini si racconta a Stories: i disturbi alimentari, la figlia Yolanda, il terremoto interiore e una rinascita lunga anni
Ambra Angiolini e la figlia Iolanda madrine del Torino Pride 2026 (Foto Lapresse)

Ambra Angiolini affida alla nascita della figlia Yolanda il ricordo più felice e il passaggio che ha cambiato il rapporto con il proprio corpo. L’attrice ripercorre i disturbi alimentari, la notorietà precoce e la lunga ricerca di un’identità diversa da quella costruita dalla televisione.

Yolanda, il successo a Non è la Rai e l’incontro con Ozpetek nel racconto a Stories

Ambra Angiolini parte dalla nascita della figlia Yolanda per raccontare uno dei passaggi più dolorosi e personali della propria vita. Nell’intervista a Stories, in onda su Sky TG24, l’attrice descrive la gravidanza come la scoperta che il suo corpo poteva accogliere qualcosa di diverso dalla malattia.

“L’incontro è stato incredibile. Pensavo che la mia pancia non potesse ospitare altro se non del cibo da rimettere”. La figlia diventa nel suo racconto una presenza capace di lavorare sulle ferite ancora prima della nascita. “Lei è stata un architetto degli interni. Credo che abbia trovato il terremoto dentro di me e che abbia iniziato ad aiutarmi da dentro. Me la sono sempre immaginata mentre metteva a posto tutto: gli organi, ogni cosa. Quando è nata avevo un loft di lusso. La ringrazierò tutta la vita”.

La riflessione sui disturbi alimentari si lega al modo in cui Angiolini guarda oggi alle ferite personali. L’attrice rifiuta l’idea di poter cancellare ciò che è accaduto e separa la propria identità dalle esperienze che l’hanno fatta soffrire. “Non si rimettono a posto: si lasciano così e ci si costruisce sopra, restando sé stessi anche quando si va in pezzi. Tu non sei le ferite che ti hanno inflitto o quelle che ti sei provocata. Devi capire che il tuo vero modo di esistere non riguarda ciò di cui ti sei ammalata o ciò che ti ha distrutto. Quello è qualcosa che hai superato o che supererai, ma non definisce chi sei. Tu sei altro”.

Il senso di responsabilità arriva dall’infanzia e da una famiglia nella quale tutti contribuivano alla vita quotidiana. “Mio papà era operaio, mia mamma lavorava con lui, quindi in casa eravamo tutti molto responsabili. Si faceva tutto. Ho imparato a cucinare, a darmi da fare, a essere tutto ciò di cui c’era bisogno”. Molte di quelle abitudini sono rimaste anche nella vita adulta. “Mi piace l’ordine e mi piace aiutare anche chi mi aiuta”.

Angiolini racconta anche una passione domestica molto precisa. “Le pulizie, quelle più difficili, che nessuno vuole fare. I cambi di stagione, spostare i mobili, le pulizie approfondite, il forno. Sono cose che mi danno la sensazione di essere a posto”.

La carriera televisiva esplode con Non è la Rai e con T’appartengo, tornata popolare dopo la partecipazione dell’attrice a X Factor. Angiolini guarda oggi a quel successo con ironia. “Non ricordo esattamente come sia arrivato quel successo”. Il provino che le cambiò la vita rischiò però di saltare per un numero di telefono scritto male. “Sono andata lì pensando: ‘Vabbè, tanto non importa’. Quando sono entrata ero completamente persa, non sapevo cosa fare. Avevo preparato un balletto con un pezzo di flamenco. Poi, uscita dal provino, mi hanno chiesto di lasciare il numero di telefono di casa. Ho scelto un pennarello e, con il dorso della mano, ho fatto unire il cinque che è diventato un sei”.

La produzione cercò di contattarla per quindici giorni, senza riuscire a rintracciarla. “Non mi hanno chiamata. La mia maestra di danza però non riusciva a crederci, perché aveva molta fiducia in me. Ha telefonato e una signorina le ha risposto: ‘No, noi la stiamo cercando da quindici giorni, ma risponde sempre un medico, che si è anche un po’ infastidito dicendo che non ha nessuna figlia che si chiama Ambra’”.

La notorietà precoce le impose anche un personaggio nel quale, con il passare del tempo, smise di riconoscersi. “Quando la televisione ha iniziato a tirare fuori la versione peggiore di me, ho capito che non stavo più bene e che non volevo mostrare quella parte. Non mi sembrava onesto”.

Da quel momento iniziò un percorso durato anni per riprendere il controllo del proprio nome e della propria immagine pubblica. “Dovevo riappropriarmi del mio nome, farlo diventare il mio marchio e non quello costruito ad arte. Per dieci lunghi anni ho fatto diversi tentativi: alcuni terribili, altri invece andati a buon fine”.

La svolta professionale arrivò con Ferzan Ozpetek e il film Saturno Contro. Il regista la aiutò a trasformare emotività e fragilità in strumenti del lavoro da attrice. “Ferzan mi ha restituito la parte con cui ancora oggi lavoro, quella dell’emotività e della fragilità. Mi ha spiegato quanto fossi diversa da ciò che si vedeva e quanto quella diversità, che io cercavo di combattere, potesse diventare il mio nuovo modo di comunicare”.

Angiolini decise di affidarsi completamente al regista. “Mi sono fidata di lui. Ho fatto questo film per Ferzan. Mi aveva fatto scoprire che andavo bene così”.

Dietro i risultati raggiunti, l’attrice riconosce una sensazione che ha accompagnato gran parte della sua vita. “Ho sempre pensato di non essere abbastanza in tutte le cose che ho fatto nella mia vita”.

La nascita di Yolanda resta il momento in cui quel corpo percepito come ostile cambia funzione e significato. Nella metafora scelta da Angiolini, la figlia non cancella le macerie del terremoto, ma comincia a ricostruire dall’interno.

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