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Comunicazione online, retail e scuole bocciate, bene le banche

Di Milo Goj

I settori che utilizzano peggio la comunicazione online con il proprio pubblico sono il Retail e l'Istruzione. Lo rivela lo studio “Communication Crackdown” di Coleman Parkes Research / Ricoh Europe, condotto sui consumatori di 22 Paesi. Dall'indagine risulta infatti come il 76% degli intervistati bocci come non pertinenti le email ricevute  dalle aziende della distribuzione, mentre il 75% del campione esprime lo stesso giudizio in merito a quelle ricevuti da istituti scolastici come scuole primarie, secondarie e università.

Ma, sia pure in percentuale minore, il giudizio negativo sulla comunicazione online non risparmia nessun tipo di azienda: per tutti i settori, a giudicare poco pertinenti e utili le email ricevute è oltre il 50% degli intervistati.
Risultati del resto coerenti con quelli della prima parte della ricerca “Communication Crackdown”, da cui risultava come le informazioni che le aziende inviano via email ai loro clienti, attivi o potenziali, si traducessero in un tragico autogol. Con il 57% del pubblico disposto a interrompere ogni tipo di rapporto con le aziende che li inonda di comunicati, e il 63% che intende, per reazione, ridurre gli acquisti dei prodotti di queste aziende (vedere Affaritaliani  15 febbraio 2016).

Nella bocciatura generale i meno peggio sono le società di servizi finanziari e quelle del settore pubblico: il 39% e il 42% degli intervistati, rispettivamente, ritiene che le email inviate da tali settori siano efficaci. Probabilmente non è un caso se proprio in questi settori vi siano le normative più stringenti sulla gestione e sull’utilizzo dei dati personali.

«C'è un motivo per cui la distribuzione e gli istituti scolastici stanno inviando un numero eccessivo di comunicazioni», sottolinea David Mills, numero 1 di Ricoh Europe, «le aziende del retail si trovano infatti a fronteggiare la crescita delle vendite online –che stanno cambiando il comportamento d’acquisto dei consumatori e portano a una riduzione dei prezzi– mentre nel comparto istruzione la diminuzione dei finanziamenti pubblici ha reso ancora più arduo attirare nuovi studenti. In entrambi i casi, la reazione sembra essere quella di inviare on line sempre più materiale informativo. Tuttavia, l’assenza di comunicazioni mirate e personalizzate produce un effetto contrario, finendo per danneggiare irreparabilmente i rapporti con i consumatori e gli studenti».
 

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