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MediaTech
Facebook, davvero bisogna aver paura di questo social network?


Non me ne frega niente, se Facebook sa tutto di me. Cosa ho da nascondere? I miei dati sono sull'annuario dell'Ordine dei giornalisti e sulle liste del fisco, tutti di pubblica consultazione. Il numero del mio cell lo avrò dato a migliaia di conoscenti, più o meno occasionali. Alla tutela del mio conto corrente deve pensarci la banca che lo ospita.

Vedo benissimo che, quando pubblico una foto in bianco e nero su Facebook, subito appaiono la promozione degli Amici della Leica e la pubblicità delle fotocamere vintage. Ma che fastidio mi dànno? Che danno mi infliggono? Ammiro bellissimi scatti, che altrimenti non vedrei, e scopro quanto chiedono per una Nikkormat di quarta mano anni Settanta. È uno scandalo?

Mi sembra un po' ridicolo l'allarme, non sempre disinteressato, per gli algoritmi indiscreti dei grandi social network. Dice: possono orientare le scelte, commerciali e perfino politiche. E allora? Giornali e televisioni cosa fanno? Qualcuno può giurare che, in Italia, Repubblica e RaiTre non abbiano orientato - o tentato di orientare - gli italiani verso la Sinistra? Stanno lì per questo!

Questo terrorismo della privacy violata mi ricorda quando, sul finire degli anni Novanta, dovendo montare in Italia il carrozzone del Garante della Privacy, i crociati del riserbo identitario spacciavano come delitto gravissimo il commercio delle mailing-list e come intollerabile intrusione la presenza di opuscoli promozionali nelle nostre cassette delle lettere.

Siamo seri, please. Zuckerberg non è il diabbolo e Facebook non rivela nulla di noi che già non si sappia per altre vie. E comunque non è obbligatorio iscriversi a Facebook: chi ha paura di far sapere che numero di scarpe calza e come si chiama sua suocera, può tranquillamente stare alla larga da questi pericolosissimi media e non iscriversi.

Diciamo la verità. Non è l'indiscrezione di Facebook che allarma, ma la sua incontrollabile libertà: troppo incontrollabile per certi gusti di potere politico ed economico male abituati. Anche quando Gutenberg inventò i caratteri mobili di legno per la stampa gli amanuensi, che copiavano codici nei monasteri, si allarmarono. E dissero che i libri stampati avrebbero fatto aumentare i peccati.

 

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