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MediaTech
Angelo Maria Perrino: "Affaritaliani.it nato da una passione per la libertà"

Di Sabrina Antenucci
(da italiapost.info)

"Ho imparato a fare il giornalista da Panorama con Lamberto Sechi, eravamo parte della famiglia Mondadori. Ho passato lì 9 anni, mi sono formato, ho imparato tantissimo". Il direttore di affaritaliani.it, Angelo Maria Perrino, si racconta in un'intervista a italiapost.info. "Un bilancio dei primi 18 anni? Appassionante, una grande soddisfazione. Abbiamo creato una scuola di giornalismo interno, dove gli allievi erano gli unici studenti ad essere pagati per imparare". Il futuro? "Sarà dei galantuomini perché con il web non puoi avere scheletri nell’armadio"

ECCO L'INTERVISTA

Ne abbiamo sentite tante, di storie di passione. C’è più passione di quanto noi stessi pensiamo, di quanto gli ottimisti ci raccontino, di quanto i pessimisti cerchino di nascondere. Storie incredibili di persone che decidono di vivere senza rimpianti, senza paure. Che affrontano ogni sfida per seguire il cuore, perché sono incapaci di vivere con una maschera, in una gabbia dove entrare volontariamente e passare il resto della propria esistenza. Ma questa volta la passione ha uno dei volti più belli che siano stati mostrati sinora, perché la Mela Rossa di oggi ci parla della storia di un giornalista che ha seguito una sola passione, che è un valore, una ragione di vita: la libertà.

Lo scopro alla prima battuta, appena inizio ad intervistare Angelo Maria Perrino, direttore di affaritaliani.it.

Da dove partiamo, Direttore? Dove nasce questa passione? “Da una delusione”.

Non faccio in tempo a chiedere, inizia a raccontarsi: ”Ho imparato a fare il giornalista da Panorama con Lamberto Sechi, eravamo parte della famiglia Mondadori. Ho passato lì 9 anni, mi sono formato, ho imparato tantissimo. Ma soprattutto ero libero, potevo scrivere quello che pensavo e ritenevo giusto senza vincoli o obblighi dettati dal management, dagli investitori, dalle logiche della pubblicità. Ad un certo punto è iniziata la progressiva caduta dell’editoria, con l’uscita di scena delle grandi famiglie di editori e l’arrivo di investitori e logiche diverse. Sono stato inviato de Il Giorno, ho lavorato per Italia Oggi, sono diventato vice direttore di Milano Finanza. Ma il giornalismo era cambiato definitivamente e io stavo vivendo una profonda crisi interiore. La crisi può essere vista come un momento terribile, oppure – con il senso orientale del termine – come una grande opportunità. Ho scelto la seconda via, e ho deciso che era il momento di creare una realtà dove il giornalismo avesse uno spazio, dove la libertà che avevo respirato nei primi anni tornasse ad essere la regola. Era il 1996, per la precisione l’11 aprile 1996, quando ho fondato affaritaliani.it. A quell’epoca non esistevano giornali on line, il mio progetto era una follia. Eravamo i primi, nessuno aveva idea di cosa sarebbe diventata l’informazione on line nel giro di pochi anni”.

Come ha vissuto questa avventura? Come hanno reagito i suoi colleghi? “Come immagina, pensavano mi fossi messo a fare giornalismo di serie B. Alla festa dei 18 anni di Affari, quest’anno, la prima immagine della presentazione, ispirata a Séguéla, diceva ‘Non dite a mia madre che lavoro sul web, lei pensa ancora che io sia un grande giornalista’”. Ride

Mi fa un bilancio dei primi 18 anni? Come definirebbe ad oggi la sua avventura? “Appassionante, una grande soddisfazione. Abbiamo creato una scuola di giornalismo interno, dove gli allievi erano gli unici studenti ad essere pagati per imparare. Ho scelto di avere tutte firme giovani, fresche. Non volevo persone che adattassero il loro linguaggio al web, ma persone che parlassero la lingua del web”.

E’ stato difficile avvicinare le persone, intervistarle, conquistare degli spazi per una nuova realtà? “Fortunatamente le persone mi conoscevano e rispettavano per il mio lavoro. Ho costruito una credibilità personale che mi ha permesso di non avere questo tipo di problema”.

Ci ha detto due cose interessanti: la crisi come opportunità e la credibilità personale come passepartout. Crede sia valido ancora oggi? “Secondo me nei periodi di crisi come questo la parola d’ordine è disruption, discontinuità e scompiglio. Un po’ come sta facendo Renzi. Credo che chiunque la viva così trovi ancora oggi moltissime opportunità. Per quanto riguarda la credibilità personale, credo non passi mai di moda. La propria credibilità è tutto, se non si investe su se stessi non si arriva lontano”.

Com’è il lavoro del giornalista oggi? “Per chi ama questo lavoro, come ieri e come domani. Purtroppo oggi dobbiamo constatare che l’asservimento ai poteri forti si è consolidato. Parte dei giornalisti, quelli che una volta erano i cronisti d’assalto, è in letargo. Gli altri hanno indossato un elmetto e si sono arruolati negli eserciti della nuova informazione. Ma il vero giornalista è alla ricerca obiettiva della verità e della possibilità di raccontare in maniera indipendente e oggettiva i fatti, non si può perdere questo scopo; è un valore assoluto. La correttezza è un dovere per chi fa questo mestiere”.

Come vede il futuro del giornalismo? “Il futuro sarà dei galantuomini perché con il web non puoi avere scheletri nell’armadio. Una volta poteva essere un valore aggiunto, ti sceglievano appunto per quello, perché così eri ricattabile. Oggi non è più possibile, gli armadi vengono aperti, non ci può essere più nulla nascosto”.

Quanti sacrifici ha fatto per seguire la sua passione? “Tantissimi. Ogni giorno è una partita nuova, competiamo con chi ha le leve del potere. Come dice Coelho, la libertà porta con se qualche lacrima, anche se di gioia. Ho trascurato affetti, vita privata, quotidianità, studi. Sono laureato in filosofia, amavo studiare. Non ho più avuto tempo”.

Se tornasse indietro farebbe il giornalista o il filosofo? “Farei il Direttore filosofo, ma non è detto che non lo faccia in futuro”.

Come si vede tra 5 anni? “Non lo so, sono pessimista. Anzi, disilluso. Sono preoccupato per l’Italia, abbiamo l’animo corrotto. Ci vorrebbe una rivoluzione pedagogica alla Roosevelt, ma non credo che avverrà. Quello che vedo bene è il futuro di Internet: con forza, energia e idee vincenti può crescere ancora molto e bene”.

Un’ultima domanda: c’è qualcosa che non le ho chiesto e che vorrebbe dirmi? “Direi di no. Anzi, sì. Non mi ha chiesto come mai il mio secondo nome è Maria, un nome femminile. Lo devo a mia mamma, devota della Madonna. Ho iniziato a usarlo quando ho cominciato a scrivere, adesso mi piace che si usino entrambi i nomi”.

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