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MediaTech
Facebook, Twitter, WhatsApp. A Wall Street è finita la pacchia 2.0

Scricchiolii 2.0. L'uccellino azzurro perde quota in Borsa. E i progetti di Facebook mettono in allarme gli investitori. Twitter resta un social fascinoso, ma ha ancora i conti in rosso. Zuckerberg punta su una politica aggressiva che svelerà i suoi risultati nel medio-lungo periodo, ma che per ora sta facendo lievitare i costi del gruppo.  

La reazione alla trimestrale di Twitter è stata secca: -13%. Tre banche d'affari hanno tagliato il rating del titolo, che resta comunque "buy". Eppure i ricavi sono più che raddoppiati nell'ultimo trimestre: 361 milioni di dollari, oltre i previsti 351,4. Cosa c'è che non va? Innanzitutto l'ultica riga del bilancio: Twitter continua a essere in rosso, per 175,5 milioni. Ma c'è un altro dato che pesa ancora di più: nella new economy a rischio bolla le aspettative sono molto più importanti dei bilanci. Ecco allora che gli investitori hanno punito il rallentamento nella crescita degli utenti: 284 milioni nello scorso trimestre, il 23% in più sul 2013 ma solo il 4,8% rispetto ai tre mesi precedenti

Per Facebook il discorso è differente, ma gli effetti sul titolo simili. Negli scambi di pre-apertura, il titolo cede il 7%. Questa volta i conti sono solidissimi. Utile netto quasi raddoppiato (a 806 milioni di dollari) e utenti a quota 1,35 miliardi, la metà di quelli che navigano su internet. A preoccupare è la voce "costi", cresciuta dopo le acquisizioni di Oculus Rift e WhatsApp. Perché, per ora, le due società sono delle fonti di guadagno solo potenziali. Il casco per la realtà virtuale non è ancora in commercio. E anche l'app di messaggistica istantanea registra conti negativi. Per la prima volta da quando è stata acquisita per 22 miliardi di dollari, WhatsApp ha rivelato il suo bilancio: ricavi vicini ai 16 milioni ma una perdita netta di 232,5 milioni. Le prospettive di crescita restano però intatte. A sollevare i dubbi sulle manovre di Menlo Park è più che altro la volontà di proseguire lungo la strada di una politica aggressiva di acquisizioni. Una scelta che già si è fatta sentire nell'ultimo trimestre e che potrebbe portare i costi a un incremento del 75%. Per la maggior parte dedicati a investimenti, acquisizioni, ricerca e sviluppo. Anche in settori lontane dal core business.  

@paolofiore

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