Milo Infante, la Rai, Mediaset, le dimissioni (non ancora date) la firma che ancora non c’è con Mediaset e i margini per restare in Rai. Retroscena
C’è una notizia che ha scosso ieri pomeriggio il mondo della televisione e riguarda Milo Infante che lascerebbe le calde braccia di mamma Rai, per passare in quelle di Mediaset. Non sarebbe di certo la prima volta che un giornalista della tv pubblica lascia la Rai per passare a Mediaset.
Come non ricordare i casi di Gerardo Greco, nominato direttore del Tg4 e conduttore di un prime time (poi i scarsi risultati convinsero entrambe le parti a rescindere il contratto) fino al più recente passaggio di Bianca Berlinguer sul martedì di Rete 4 con i tiepidi risultati che sappiamo, tanto da chiedere il passaggio alla più facile serata del mercoledì che Affaritaliani vi ha raccontato.
Ma torniamo a Milo Infante. Cosa è successo ieri? E’ successo che poche ore prima che la notizia diventasse pubblica, ha chiamato la Rai dicendogli dell’offerta che ha ricevuto da Mediaset. Un’offerta che, secondo rumors, lo potrebbe collocare nel primo pomeriggio di Rete 4, più un prime time da decidere fra il giovedì di Rete 4 (Paolo Del Debbio avrebbe espresso il desiderio di restare solo nell’access time) oppure in un prime time su Italia 1, operazione questa sullo stile di un altro transfuga Rai, ovvero Roberto Giacobbo, che poi ha trovato la sua casa ideale sulla specializzata Focus. Tutte ipotesi di scuola per ora queste.
Naturalmente ci sarebbe stato lo stupore della Rai, visto che il suo programma, sia quotidiano che prime time era stato confermato per la prossima stagione e quest’anno la tv pubblica lo ha pure promosso proprio in prima serata. Un addio che ricorderebbe per certi verso quello che accadde con Bianca Berlinguer, che andò a Mediaset poco prima della presentazione dei palinsesti dopo aver visto confermato il suo Cartabianca. Nessuna lettera di dimissioni di Infante è ancora arrivata, ma solo la comunicazione di questa offerta della concorrenza, con cui non ha ancora firmato nessun contratto. Ci sarebbero quindi ancora i margini da parte di Rai di trattenere Infante nella propria squadra.
Cosa potrà esserci sul piatto per far resistere Infante dalle tentazioni del biscione? Affaritaliani ha interrogato fonti Rai che ci parlano di un aumento del compenso (naturalmente a Mediaset l’ex giornalista di Telelombardia andrebbe a guadagnare di più) magari con un contratto sullo stile di quelli di Vespa o della Maggioni, soluzione questa però un po’ complicata. Infante è un dipendente Rai a contratto a tempo indeterminato con la qualifica di vice direttore degli Approfondimenti ad personam.
Ma soprattutto Infante potrebbe ottenere una considerazione e visibilità maggiore da parte di Rai, che forse, ai suoi occhi, negli ultimi tempi non gli è stata data, anche alla luce dei buoni risultati di Ore 14 sera che ha superato, più di una volta, il diretto concorrente Quarto grado. Ricordiamo poi che prima di Ore 14 è stato collocato Due di picche di Tommaso Cerno che gli sottrae del tempo e non appare, numeri alla mano, un traino particolarmente efficace.
A margine di questa operazione c’è una considerazione che riguarda un po’ il modus operandi di Mediaset che, secondo alcuni osservatori privilegiati del mondo della Tv, spesso acquista personaggi per toglierli alla concorrenza, naturalmente non parliamo del caso specifico.
Comunque per tornare alla vicenda Infante, nelle prossime ore ci sarà un incontro fra l’ex giornalista di Telelombardia e la Rai in cui si metterebbero le carte sul tavolo. Come già detto i margini per ricucire il rapporto ci sono, poi occorre vedere dove si spingeranno le rispettive volontà di ricucirlo davvero. La Rai vuole trattenerlo,su questo non ci sono dubbi.
Di certo però in Rai ci sono personaggi come Massimo Giletti e Salvo Sottile che potrebbero prendere il posto di Infante, sia nel prime time, sia alla guida di un Ore 14 pomeridiano su Rai2. Ma questi sono evidentemente discorsi e scenari che si faranno a bocce ferme. D’altronde dice un vecchio e saggio adagio “Morto un Papa se ne fa un altro”.

