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OpenOffice rischia di chiudere: mancano i volontari. Ecco perché

OpenOffice rischia di chiudere.

Il pacchetto di software liberi potrebbe morire per lo stesso motivo che ha fatto la sua fortuna: accesso gratuito e codici pubblici.

OpenOffice ha infatti bisogno di sviluppatori volontari per essere aggiornato. E, a quanto pare, sono sempre meno. L'ultima versione del software risale allo scorso ottobre: quasi un anno, un'infinità. Il problema però è più antico: negli ultimi tre anni la rapidità degli aggiornamenti è andata rallentando. La caratteristica di OpenOffice è infatti quella di lasciare agli sviluppatori la proposta di modifica del codice. Da quando, 15 anni fa, la Sun Microsystems decise di svelare lo scheletro di StarOffice, si era creata una comunità di sviluppatori pronti a intervenire. Ma l'interesse è ora scemato, come testimonia una mail del vice presidente di Apache OpenOffice indirizzata alla comunità: “Devo constatare – scrive Dennis Hamilton - che non ci sono abbastanza sviluppatori con la capacità e la volontà di supportare il lavoro dei cinque o sei volontari che tengono in piedi il progetto”. Tradotto: se non si cambia strada OpenOffice potrebbe chiudere. Cadrebbe così il principale antagonista del pacchetto Office di Microsoft, che invece si tiene ben stretti i suoi codici.

La diaspora degli sviluppatori, però, non si deve a un abbandono dell'idea (e dell'ideale) di un software libero contrapposto alla big company. OpenOffice sarebbe stato abbandonato perché ritenuto vulnerabile. E soprattutto perché parte della comunità ha deciso di migrare verso un altro software libero, nato dal codice sorgente di OpenOffice: si chiama LibreOffice e nell'ultimo anno ha rilasciato ben 14 aggiornamenti.     

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