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Sky Inclusion Days, dall’AD Duilio ad Abodi, a Vecchioni: che fine ha fatto la fiducia negli altri? Salute mentale, sport e inclusione

Dalla testimonianza di Vecchioni sulla salute mentale al lavoro educativo dello sport: Sky porta sul palco storie concrete di inclusione

Sky Inclusion Days, dall’AD Duilio ad Abodi, a Vecchioni: che fine ha fatto la fiducia negli altri? Salute mentale, sport e inclusione
Sky inclusion day

Agli Sky Inclusion Days 2026 il tema della fiducia attraversa storie molto diverse: l’inclusione come valore aziendale, la salute mentale, lo sport, il dono e il rapporto tra identità digitale e vita reale. Andrea Duilio Ad di Sky, ha chiuso il racconto, prima gli interventi di Roberto Vecchioni, Andrea Abodi, Beppe Bergomi, Federico Ferri, BigMama, Luca Argentero e degli altri ospiti.

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Vecchioni parla del figlio Arrigo, Abodi e Bergomi riportano lo sport alla sua funzione educativa

Gli Sky Inclusion Days tornano allo Sky Campus di Milano Santa Giulia e mettono al centro una parola semplice, ma difficile da rendere concreta: fiducia. Fiducia nelle persone, nello sport, nella possibilità di chiedere aiuto, nel dono, nella rappresentazione di sé e nel rapporto con gli altri.

Andrea Duilio, amministratore delegato di Sky Italia, ha legato il senso dell’evento al lavoro quotidiano di un’azienda che vive di contenuti, creatività e punti di vista differenti. “Per un’azienda come Sky che vive di creatività, contenuti e punti di vista diversi, l’inclusione e la diversità hanno un valore particolare. Non a caso ce ne siamo sempre occupati e non abbiamo mai smesso di farlo. Per questo è una grande soddisfazione vedere gli Sky Inclusion Days crescere anno dopo anno. La forza di questo evento sta nella sua capacità di parlare di questi temi non attraverso principi astratti, ma partendo dalle storie delle persone. Così l’inclusione diventa qualcosa di concreto, capace di creare valore per le persone e per le comunità”.

Uno degli interventi più forti è stato quello di Roberto Vecchioni, ospite dell’incontro “È una questione di salute”, dedicato alla salute mentale, alla richiesta di aiuto e al superamento dello stigma. Il cantautore ha parlato per la prima volta in pubblico della lunga battaglia del figlio Arrigo contro la malattia mentale, usando un’immagine di dolore e poesia: “Quattro figli come quattro aironi, e uno che a un certo punto ha perso un’ala”. Vecchioni ha raccontato la frattura della fiducia dentro la relazione familiare: quel “io non ti capisco più, tu non mi capisci più” che accompagna diagnosi, tentativi, ricadute e anni difficili. Ha parlato della bipolarità come di una malattia spesso non riconosciuta davvero, scambiata per “una diversità incomprensibile, qualcosa da cui tenersi lontani”. Il cantautore ha definito quei 17 anni una tortura non per identificare il figlio con la malattia, ma per descrivere la fatica quotidiana della famiglia: ospedali, speranze improvvise, momenti di energia seguiti da abissi di disperazione. Arrigo, ha ricordato, “ha lottato come un leone”, affrontando una delle prove più dure per chi convive con un disturbo mentale: riuscire a stare insieme agli altri e sentirsi parte del mondo. Vecchioni ha poi allargato il discorso ai giovani. “In Italia un ragazzo su sette soffre di una malattia mentale, e il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani”. Da qui il richiamo alla fiducia, scelta dall’Accademia della Crusca come parola dell’anno. “È un fondamento dell’essere umano, eppure oggi sembra sgretolarsi in un mondo percepito come duro, competitivo, ostile. Senza fiducia negli altri, non si va da nessuna parte”.

Lo sport è stato al centro del panel “Sky Up – The Edit”, moderato da Sarah Varetto, Executive Vice President Communication, Inclusion and Bigger Picture di Sky Italia. Andrea Abodi, Ministro per lo Sport e i Giovani, ha insistito sul valore educativo dell’attività sportiva. “Lo sport è una fabbrica di opportunità, è un fattore educativo, esattamente come recita la Costituzione. Sta a noi proteggere questo patrimonio e fare in modo che abbia la meglio rispetto a pagine meno nobili. Dobbiamo cercare di trasformare ciò che appare straordinario in ordinario, normale e umano; lo sport può essere un buon traduttore per questo. Se si rimane soltanto alla prestazione, si perde di vista ciò che è socialmente più rilevante, ovvero il contrasto alla sedentarietà, la mancanza di socialità e la necessità di affermare i principi del rispetto. Il risultato più importante credo sia quello della consacrazione della vita e lo sport da questo punto di vista svolge una funzione straordinaria. Lo sport consente di spegnere il telefono e di mettere in moto una tecnologia straordinaria che è il corpo umano”.

Beppe Bergomi, talent di Sky Sport, ha riportato il discorso al campo, allo spogliatoio e alla formazione dei ragazzi. “I ragazzi di oggi sono più svegli di quanto eravamo noi tanti anni fa, solo che vogliono tutto e subito e fanno fatica ad accettare un’esclusione. Ci vuole talento a lasciare il campo come lo trovi, perché dopo di te entra un’altra squadra, mettendo a posto i palloni e i cinesini. Ci vuole talento a lasciare lo spogliatoio pulito, perché così aiuti il magazziniere. Questa è educazione. Se mettiamo l’educazione oltre al talento e alla voglia di fare fatica, e facciamo sì che i ragazzi si portino sempre qualcosa a casa dall’allenamento, allora ci sarà la crescita. Siamo allenatori ed educatori e dobbiamo sempre pensare alla crescita dei ragazzi trasmettendo dei valori”.

Federico Ferri, direttore di Sky Sport, ha parlato invece della crescita della cultura sportiva attraverso il racconto degli atleti e la forza del multisport. “L’elemento del multisport, la varietà dello sport, favorita dai risultati che stanno ottenendo i nostri campioni, sta allargando molto la cultura sportiva. Aldilà dell’evento, l’attenzione che noi mettiamo nel raccontare le storie degli atleti è fondamentale; questi campioni e questi ragazzi sono bravissimi a raccontarsi e vogliono trasmettere un esempio. Paola Egonu, Sara Curtis e Jannik Sinner ci hanno aiutato a superare il pregiudizio dell’italianità e vogliono parlarne. Questi atleti sono obbligati a fare un percorso dal basso e in alcuni sport dobbiamo recuperare questo tipo di percorso”.

Nel panel “Fiducia assoluta”, la sciatrice paralimpica plurimedagliata Chiara Mazzel e la sua guida in pista Nicola Cotti Cottini hanno raccontato il rapporto necessario tra atleta e guida nello sci alpino paralimpico. Mazzel ha spiegato il cambio di guida poco prima dei Giochi e la sintonia costruita in gara. “Comunichiamo tramite auricolari Bluetooth e Nicola mi dava tutte le indicazioni necessarie per affrontare la gara. Alle Paralimpiadi ho vissuto anche momenti di grande sconforto, ma lui è riuscito a darmi una spinta in più e a crederci fino in fondo. Questa cosa ha portato i suoi frutti: l’empatia, tra atleta e guida, è davvero fondamentale”.

Cotti Cottini ha spiegato come si costruisce quel tipo di fiducia. “Sicuramente è molto difficile riuscire a trasmettere all’atleta la fiducia necessaria per affrontare percorsi con pendenze importanti e situazioni sempre diverse. La cosa fondamentale, dal mio punto di vista, è stare vicino all’atleta non soltanto durante allenamenti e gare, ma in tutto il contesto della vita quotidiana. È questo che permette di costruire fiducia. Nel nostro sport è fondamentale e, nonostante io sia subentrato in corsa, siamo riusciti in poco tempo a creare un ottimo rapporto”.

Mazzel ha poi raccontato l’emozione dell’oro nel Super-G e dell’Inno d’Italia. “Quando sono salita sul podio dopo l’oro nel Super-G non avevo ancora realizzato. Poi, quando è partito l’Inno d’Italia, mi è passato davanti tutto il percorso fatto: dal momento della diagnosi fino a oggi. E ho capito che la mia più grande conquista non è stata la medaglia, ma accettare la mia disabilità. Le medaglie sono state la ciliegina sulla torta”. Il messaggio finale della sciatrice è diretto a chi vive una disabilità e vuole avvicinarsi allo sport. “Lo sport aiuta tantissimo, anche a costruire nuove autonomie. Il mio messaggio è quello di provare qualsiasi sport, non necessariamente a livello agonistico. Lo sport mi ha ridato la vita”.

Agli Sky Inclusion Days hanno partecipato anche Luca Argentero e Silvia Meacci, vicepresidente e direttrice generale di 1 Caffè Onlus, nel panel “1 Caffè per cambiare il futuro”. Argentero ha raccontato la nascita del progetto.

“È nata una quindicina d’anni fa, quando ero già in una parte molto fortunata del mio percorso. Assieme a degli amici dell’università abbiamo pensato a un modo per restituire un po’ di questa fortuna ricevuta, ognuno nel suo campo. Ci siamo imbattuti in una lettura di De Crescenzo che raccontava la tradizione napoletana del caffè sospeso, un gesto piccolo, quotidiano, che però è una definizione secondo me straordinaria di solidarietà. L’abbiamo trasformato in questa piattaforma digitale che da ormai oltre 15 anni ci regala un sacco di soddisfazioni. Dopo 15 anni di lavoro e 900 progetti, abbiamo veramente scoperto che doniamo ormai più per noi, non lo facciamo più neanche per le persone che poi beneficiano delle nostre raccolte”. Sulla ragione profonda del dono, Argentero ha aggiunto: “Perché tutto questo ci torna indietro, moltiplicato un sacco di volte. Ci torna in termini di energia, di sorriso, di consapevolezza anche della propria, di fortuna e di posizione. È una parte essenziale della nostra vita. Aiutando una piccola associazione forse sembra strano che ti possa tornare indietro qualcosa. E invece è proprio così, ormai lo abbiamo testato. Sono oltre 15 anni che andiamo avanti e ne abbiamo una riprova quotidiana, quindi vi invito a provare questa magnifica sensazione di abituarsi al dono, perché quello che poi noi facciamo di fatto è la diffusione della cultura del gesto del dono. È quasi un compito filantropico: diffondere la cultura del gesto del dono, perché quando il dono diventa un’abitudine quotidiana, come bere il caffè del mattino, allora entra a fare veramente parte del tessuto della tua vita. E allora lì che inizia il cambiamento, inizi a non percepirlo come una cosa eccezionale”.

Silvia Meacci ha spiegato il lavoro del terzo settore. “Lavorare nel terzo settore è bello, iniziamo così, ma bello nel senso più puro del termine, perché ogni giorno, per chi come me ha questa fortuna, perché io la ritengo tale, si trova a convivere un po’ con due dimensioni, quella dell’umanità e quella della professione. Quindi bisogna essere bravi ad ascoltare quelli che sono i veri bisogni delle persone, ma allo stesso tempo dare risposta a quelli che sono i loro bisogni concreti. La fiducia che oggi si riconosce nel terzo settore, visto che il tema di quest’anno degli Sky Inclusion Days è la fiducia, passa dalla sua professionalità”. Poi il messaggio ai ragazzi: “A questi ragazzi che ci seguono voglio dire questo: scegliere di aiutare gli altri, lavorare in questo ambito, non significa rinunciare a delle ambizioni, ma decidere di mettere le proprie competenze al servizio di qualcosa di più alto”.

Argentero ha raccontato anche il lavoro di selezione delle associazioni sostenute. “Intanto abbiamo un comitato scientifico che si prende carico delle candidature. Ci sono oltre 300.000 piccole associazioni in Italia. Diciamo che i nostri commercialisti, i nostri avvocati verificano che queste associazioni facciano esattamente quello che si propongono di fare, che siano realmente candidabili a un supporto. E questo è per tornare alla fiducia. È quello che poi noi offriamo alle persone, ci facciamo noi garanti per quella associazione. L’euro che raccogliamo dalle persone deve essere 1€ trasparente, la persona che dona deve sapere dove va a finire”. E ancora, sul supporto concreto: “Le aiutiamo a costruire dalle fondamenta il progetto, perché spesso le associazioni hanno proprio un bisogno strutturale, non sanno non solo bene come fare a raccogliere denaro, non sanno proprio bene come comunicare, come aprire un profilo Instagram, come nutrire quel profilo, come fare in modo di farsi conoscere. Quindi il supporto che viene dato è a 360 °: si crea il piccolo progetto, lo si calendarizza, lo si mette on-air e lo si attiva. Noi per primi offriamo i nostri caffè, raccogliamo quello che possiamo dalle persone. Ma soprattutto, secondo me, il grande obiettivo è farti scoprire che a 100 m da casa tua esiste una piccolissima associazione, per cui se anche soltanto una persona si interessa poi autonomamente a quell’associazione, noi abbiamo fatto bingo“.

Nel programma anche Mattia Stanga ed Elisa Maino, content creator in gara a Pechino Express 2026, protagonisti dell’incontro “Connessi con fiducia”, moderato dalla giornalista Alessia Cruciani. Il confronto ha affrontato l’impatto dell’identità digitale sulla vita reale. BigMama, rapper e cantautrice, ha partecipato invece all’incontro “Riprendersi la voce”, moderato dalla giornalista Roberta Noè. Al centro del panel la fiducia come antidoto al bullismo, con l’obiettivo di trasformare le parole che feriscono in forza e scegliere chi si vuole essere.

Gli Sky Inclusion Days proseguono con il programma aggiornato in tempo reale e con i dibattiti disponibili attraverso i canali ufficiali dell’evento.

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