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Volkswagen, assist a Apple e Google: così cambia l'automotive

Mentre Volkswagen annaspa nelle sue menzogne, c'è chi sorride. A farlo non sono solo le case concorrenti (a patto che non siano coinvolte) ma anche i produttori del futuro. Chi sono? Non è un mistero che Apple e Google stiano guardando con interesse all'automotive. Hanno il peso tecnologico e finanziario per poter sparigliare il settore. E se poi si aggiungono le beghe di gruppi tradizionali, il gioco è fatto.

Anche perché i nuovi attori giocano sul loro campo e sui punti deboli dei futuri concorrenti: le auto di nuova generazione saranno elettriche, iper-connesse e – in alcuni casi – senza guidatore. Il simbolo di questo passaggio è Detroit. La città dell'auto Usa è una nobile decaduta, mentre alcune delle novità più interessanti del settore stanno arrivando dalla Silicon Valley.

Google può forse vantare il progetto più concreto. La sua auto driverless non è più una novità sulle strade della California. I test proseguiranno a lungo, ma vedere quattro ruote marchiate Google desta una certa impressione.

L'interesse di Mountain View non è nuovo: già nel 2014 era stato tra i promotori (con Audi, General Motors, Honda, Hyundai e Nvidia ) della Open Automotive Alliance, un'associazione che si propone di abbinare il sistema operativo “di casa”, Android, con le automobili. Poi è stata la volta di rafforzare il management, con l'assunzione di John Krafcik, ex ceo di Hyundai America.

La caccia ai talenti del settore è iniziata anche per Apple, con l'assunzione (lo scorso luglio) di Doug Betts, ex Fca. Il progetto della Mela è meno chiaro rispetto a quello di Google. Ma ormai non ci sono dubbi sull'esistenza di un progetto (nome in codice Titan) che occupa centinaia di ingegneri nello sviluppo di un'auto elettrica che potrebbe essere lanciata già nel 2019.

Alto tasso di tecnologia, prestazioni e design da sportiva sono invece le caratteristiche di Telsa. La società fondata dal visionario Elon Musk ha nei motori il proprio core business. Ma non può certo essere annoverato tra le aziende “classiche”.

Il giro d'affari delle nuove automobili, siano iper-connesse o driverless, è ancora limitato. Ma molti osservatori prevedono il boom tra il 2020 e il 2030. Le vecchie case lo hanno capito. E (altro segno rivoluzionario) inseguono i nuovi concorrenti. Anche perché non si tratta solo del mercato auto.

Secondo un report di McKinsey, l'altro tasso di tecnologia farà esplodere il giro d'affari della componentistica da 30 a 170 miliardi di euro. Una torta sulla quale si butteranno non solo i produttori di pistoni e sedili ma anche il settore Ict e i produttori di software.  

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