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Medicina
Alzheimer, l'esercizio fisico è utile anche se si è già malati
Alzheimer's Association International Conference 2016 si terrà a Toronto

di Paola Serristori

Che cosa si può fare per ridurre il rischio di ammalarsi di demenza? Esercizio fisico, intrattenere rapporti sociali, seguire una dieta equilibrata. Sono questi i consigli degli esperti che studiano quello che succede nel cervello col passare degli anni, quando i meccanismi biologici usurati dal tempo di vita non sono più perfettamente in grado di compensare i rischi di abitudini sbagliate. “Ciò che fa bene al cuore fa bene anche al cervello”, si dice. Con le conoscenze che si stanno formando sulla complessa attività cerebrale l'esercizio fisico appare fondamentale. Nuove ricerche forniscono la prova che l'attività aerobica migliora persino la condizione di chi è già ammalato di lieve decadimento cognitivo (MCI), di demenza vascolare (VCI), o di Alzheimer. In questo modo la proteina tau, ritenuta sinora all'origine del morbo di Alzheimer insieme a Beta-amiloide, diminuisce.

Negli anziani sani mantenersi in esercizio migliora la capacità cognitiva. E' sensazionale che avvenga qualcosa di simile nel cervello malato. Ad Alzheimer's Association International Conference 2015 (AAIC 2015), il ricercatore Steen Hasselbalch, Danish Dementia Research Centre (DDRC), Copenhagen, ha spiegato i miglioramenti avvenuti tra i pazienti con forma lieve o moderata di Alzheimer, grazie ad attività fisica moderata o intensa. I volontari dello studio ADEX hanno tra 50 e 90 anni (l'età media 70.9) e gli è stato diagnosticato il morbo di Alzheimer. Un fisioterapista ha seguito la corretta esecuzione del programma di esercizi aerobici su un gruppo: 3 volte alla settimana, sedute di un'ora, per quattro settimane. Un secondo gruppo ha continuato il proprio stile di vita con le raccomandazioni usuali. Dopo un mese, in cui il fisico si è adattato allo sforzo, è stata aumentata l'intensità dell'esercizio sino al 70-80% del massimo del battito cardiaco per altre dodici settimane. Al termine di soli quattro mesi sono stati rimisurati i parametri con cui erano stati valutati i pazienti di Alzheimer. Si è visto un miglioramento dei sintomi neuropsichiatrici e depressivi (ansietà, irritabilità, depressione), attività quotidiane, qualità della vita, ed altri indici cognitivi nei pazienti che avevano aderito al programma di esercizi aerobici in confronto agli altri volontari che erano lievemente peggiorati. La differenza viene considerata statisticamente significativa.

Anche l'intensità dell'attività fisica è importante. Coloro che avevano frequentato l'80% delle lezioni e si erano impegnati a fondo (innalzando il battito del cuore oltre il 70% del massimo) hanno ottenuto miglioramenti nella velocità di elaborazione mentale e di attenzione misurati dal test Symbol-Digit Modalities (SDMT). Invece non c'erano differenze tra l'inizio della ricerca e la conclusione in questa misura tra i due gruppi. Ciò significa che per “risvegliare” le abilità dei neuroni occorre uno sforzo (ed un gran apporto di ossigeno). In generale l'attività fisica ha consentito di migliorare il benessere, i movimenti, la capacità di replicare l'esercizio da soli, anche quelli che richiedevano più coordinamento.

I dati raccolti da Hasselbalch e colleghi sono corroborati da un altro studio, americano, sugli effetti dell'esercizio fisico sui grovigli della proteina tau, che “uccidono” i neuroni. Tau ha una funzione fisiologica benefica nel cervello, sino a che per qualche motivo sinora ignoto degenera e diventa tossica. Alti livelli di tau sono associati ad un più veloce declino cognitivo verso l'Alzheimer. Quest'anno ad AAIC 2015 è stato riservato molto spazio alle immagini di tau nel cervello, perché la ricerca scientifica tenta di metter a punto farmaci che riducano appunto tau. La ricerca di Laura Baker ed il suo team, a Wake Forest School of Medicine, Winston Salem NC, Carolina del Nord, aveva già mostrato che negli anziani con lieve decadimento cognitivo (MCI) una regolare attività aerobica - moderata o intensa – è utile per la funzione cognitica e sui livelli di Amiloide nel plasma, l'altra proteina “anomala” all'esordio dell'Alzheimer. Ora si conoscono anche i livelli di tau nel cervello, che si riducono analogamente. Lo studio è durato sei mesi. Gli esercizi fisici di aerobica o stretching (moderata o alta intensità) sono stati assegnati a 65 adulti tra i 55 e 89 anni, con abitudini di vita sedentaria, ed una diagnosi di MCI. Non c'è stata preselezione su chi avrebbe potuto eseguire meglio l'una o l'altra attività. Ogni seduta durava da 45 minuti ad un'ora ed era ripetuta 4 giorni alla settimana. Il gruppo che si esercitava nell'aerobica portava il battito cardiaco sino al 70-80% del massimo, invece il gruppo di stretching restava al di sotto del 35%. Ogni volta gli esercizi venivano completati quasi per intero (92%). I volontari sono stati valutati nelle abilità cognitive (verbale e funzione esecutiva), nel liquido cerebrospinale che circonda cervello e midollo spinale (CSF) all'inizio ed alla fine dello studio. Quaranta di loro sono stati sottoposti a risonanza del cervello. I risultati sono straordinari: coloro che hanno completato l'esercizio aerobico hanno riportato una riduzione del livello di tau nel liquido cerebrospinale (il dato è ancora più evidenti negli ultrasettantenni). Il flusso di sangue nei centri della memoria e dell'elaborazione del cervello è aumentato significativamente, il che ha determinato un miglioramento dell'attenzione, programmazione, organizzazione attività, la cosiddetta “funzione esecutiva”. La ricercatrice Baker ha commentato: “Possiamo pensare che l'esercizio aerobico interviene con efficacia nei cambiamenti del cervello che sono coinvolti nel processo di malattia d'Alzheimer”.

L'esercizio fisico agisce sul cervello colpito da mini-ictus, rallentando la progressione del deterioramento cognitivo vascolare. La riduzione dei livelli di pressione e colesterolo è raccomandata per favorire la circolazione del sangue e l'ossigenazione dei tessuti e l'attività aerobica svolge un effetto sinergico, migliorando la struttura del cervello e le funzioni. Lo annuncia Teresa Liu-Ambrose, University of British Columbia, ricercatore a Djavad Mowafaghian Centre for Brain Health, che fa parte di Vancouver Coastal Health Research Institute, Vancouver, Canada. Per sei mesi ha coordinato la ricerca su 71 volontari tra 56-96 anni, con diagnosi di deterioramente cognitivo vascolare. Sono stati suddivisi in due gruppi, di cui uno ha svolto un'attività aerobica 3 volte alla settimana (sedute di un'ora ciascuna) con istruttore. Gli altri volontari hanno seguito un seminario sulla nutrizione una volta al mese. All'inizio ed al termine della ricerca (66 hanno portato a termine il programma) sono stati valutati con test ADAS-Cog. Coloro che avevano partecipato alle lezioni hanno migliorato la funzione cognitiva, comprese memoria e attenzione selettiva, rispetto all'altro gruppo. La scansione del cervello, prima e dopo i sei mesi, ha evidenziato che il cervello è diventato più efficiente.

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