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Medicina
Così il microbioma ci allunga la vita: intervista al Prof. Fabio Pace

Il progetto "The Microbioma Theory – The web Series", dedicato al mondo della gastroenterologia, è realizzato con la sponsorizzazione non condizionante di Alfasigma

A QUESTO LINK potete accedere al progetto, ma per approfondire i contenuti che verranno affrontati nelle sue varie puntate abbiamo incontrato il Prof. Fabio Pace, KOL, Responsabile del Dip. Di Gastroenterologia e Endoscopia Digestiva dell'Ospedale Bolognini di Seriate.

Prof. Pace, il progetto ha un nome affascinante come "The Microbioma Theory". Ci aiuta a capire cosa sia il microbiota?

"Il microbiota è la più grande rivoluzione scientifica in medicina degli ultimi vent'anni. Sebbene già in precedenza si conoscesse il dato relativo a un'abbondante flora batterica (non solo nel nostro intestino) abbiamo potuto espandere le nostre conoscenze soltanto dagli anni 2000, con la disponibilità di mezzi che non richiedono la coltura batterica per studiare questi microrganismi. Abbiamo quindi scoperto il ruolo importantissimo che rivestono dal punto di vista immunologico, metabolico e in particolare del supporto energetico che il microbiota intestinale comporta sul proprio ospite, cioè l'uomo".

Qual è lo scopo dei Webinar che si svolgeranno nel corso di questo progetto?

"Partiamo dal fatto che le conoscenze dei medici, sia generici che specialisti, sul tema del microbiota sono ancora approssimative e in qualche caso completamente da aggiornare. Il microbiota riguarda tutte le discipline, perchè nessuno degli organismi viventi di questo pianeta, vegetali o animali che siano, può fare a meno dell'integrazione che il microbiota gli consente. E' quindi molto importante fare cultura su questo tema".

Per chi non è addetto ai lavori, è facile fare confusione tra microbiota e microbioma: qual è la differenza?

"Microbioma è il materiale genetico (quindi DNA e RNA) posseduto nei geni dei microrganismi – che non sono solo batteri, ma anche virus, fagi, archea e protozoi – che sono contenuti in qualunque tratto del nostro organismo, sia esterno che interno. Il microbiota è rappresentato invece dai microrganismi medesimi, che appunto colonizzano qualsiasi tratto del nostro organismo, a cominciare dalla pelle (quindi c'è il microbiota cutaneo), le cavità interne (quindi quella nasale, orale, intestinale e vaginale) e addirittura organi che fino a qualche tempo fa erano considerati completamente sterili, come potrebbero essere le vie aeree, i polmoni, gli occhi e così via. Il microbiota è quindi rappresentato da microrganismi, il microbioma dal materiale genico di tali microrganismi". 

Quale tipo di utilità rivestono gli integratori per la salute umana?

"Immagino che lei si riferisca a quelli probiotici, che sono una categoria particolare, sui quali c'è molta incertezza e molta pressione commerciale. In particolare in Italia, sono una categoria di prodotti usata in già da molti decenni, con risultati altalenanti. Alcuni probiotici sono prodotti con una tecnologia valida e quindi al loro interno contengono il numero di microrganismi vivi e vitali che vengono assegnati. Una moltitudine di altri prodotti invece non rispettano tali requisiti. Ci sono delle indicazioni molto chiare, ribadite recentemente anche dalla Associazione Americana di Gastroenterologia, che sono la Sindrome dell'intestino irritabile, la prevenzione della Diarrea del viaggiatore, la cura e la prevenzione della Diarrea infantile, nonché la prevenzione nella enterite necrotizzante nel neonato. Tutte le altre indicazioni sono meno robuste, in qualche caso aleatorie se non addirittura non prive di qualche effetto collaterale".

Nel programma del suo intervento si parlerà anche delle prospettive della ricerca: cosa può anticiparci? 

"Le prospettive vanno in varie direzioni. Una parte della ricerca si sta sviluppando sui componenti dei probiotici, quindi i cosiddetti 'post-biotici': non più l'organismo intero e vitale, ma soltanto quella parte che ha un'importanza o per la stimolazione immune o per la stimolazione metabolica, per esempio.
Altre linee di tendenze sono nuovi probiotici, con formulazioni batteriche mai prima d'ora testate. Ci sono alcuni casi di batteri di cui è riconosciuta una importanza notevolissima, almeno sul piano teorico, e che si sta cercando di sviluppare come probiotici. Infine, forse il discorso più importante è quello dell'integrazione tra classi diverse: quindi, probiotici che siano composti da 5, 6, 10, se non addirittura 100 batteri diversi.
In certe malattie si è visto come sia utile il trapianto di materiale fecale da un donatore sano a un ricevente malato. Un'idea intermedia tra il probiotico e il trapianto fecale è quella di somministrare un consorzio di circa un centinaio di batteri, perfettamente studiati in laboratorio: un superprobiotico".

Le radici scientifiche di questa materia sono molto lontane nel tempo...

"Il primo ad avere creduto nei probiotici è un famoso premio Nobel del Novecento. Un russo naturalizzato francese, Eli Metchnikoff, che era convinto che i probiotici potessero ritardare tantissimo l'invecchiamento e la possibilità di sviluppare malattie".

E, su questo punto specifico, qual è lo stato dell'arte?

"Beh, Metchnikoff era un visionario, ma non tutte le cose che pensava erano vere. D'altra parte, ci sono degli esempi in Asia di generazioni che sono cresciute prendendo probiotici tutti i giorni: non a caso in Giappone – uno dei maggiori consumatori di probiotici al mondo – l'aspettativa di vita è più lunga che in qualunque altro paese del pianeta".

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