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Medicina
Covid-19: "Contro la terza ondata sarà una battaglia lunga, ma la vinceremo"
La Presse

Brescia, fra le città più colpite dal Covid-19 nel corso dell'ultimo anno, sta vivendo ancora oggi una situazione difficile. Affaritaliani.it ha intervistato il Dott. Angelo Bianchetti, responsabile del Dipartimento Medico Riabilitativo dell'Istituto Clinico S.Anna di Brescia.

Com'è al momento la situazione a Brescia?
La città è al centro di questa terza ondata pandemica. Gli ospedali hanno progressivamente aumentato la capacità di gestire pazienti Covid-19, quindi in questo momento riusciamo a far fronte alle richieste di ricovero che arrivano dal territorio. Naturalmente non siamo ai livelli della prima o della seconda ondata del Coronavirus, ma comunque è un carico abbastanza impegnativo. Però, la situazione è sotto controllo e speriamo tutti che ci sia a breve un calo perché la pressione sugli ospedali, nonostante il sistema stia reggendo, è notevole

Ha notato una diversificazione nell'età dei pazienti dall'anno scorso?
In questo momento abbiamo pazienti tendenzialmente più giovani rispetto ai mesi passati e, comunque, ancora complessi perché circa il 10% va in terapia intensiva, con degenze lunghe e, purtroppo, con molti decessi. Inoltre, abbiamo notato non solo l'abbassamento dell'età delle persone che arrivano in ospedale, ma anche la loro condizione generale, che è migliore rispetto alla prima ondata. Allora la situazione era eccezionale e spero irripetibile, per una serie di fattori

Brescia ha pagato un prezzo molto alto a questa pandemia...
Un anno fa non conoscevamo bene la malattia. Nel territorio la diffusione dell'infezione è stata enorme e velocissima, come un terremoto che ha colto tutti impreparati e quindi e stato estremamente difficile far fronte alle problematiche che abbiamo incontrato. Sicuramente la mortalità in quel periodo è stata almeno tre o quattro volte superiore ai dati ufficiali, ormai è chiaro e riconosciuto da tutti. La seconda ondata, invece, è stata un po' diversa e Brescia è stata parzialmente risparmiata e i nostri ospedali si sono fatti carico di molti pazienti in arrivo dalle altre province lombarde dove il virus stava colpendo forte. Questa terza ondata ha caratteristiche ancora diverse. Vediamo molti cluster familiari, persone che si contagiano in famiglia

Che previsioni fa per l'immunizzazione del Paese?
Dipende da quando arrivano le dosi dei vaccini. Le esperienze dei Paesi che hanno vaccinato molto dicono che seguendo questa metodologia la malattia si debella o si riduce ad un livello tale che poi è possibile controllarla. Qui da noi il sistema si è attrezzato bene: i medici, gli infermieri, gli spazi sono pronti. Devono solo arrivare le dosi. Sono convinto che ce la faremo nell'arco di pochi mesi, soprattutto con l'arrivo del vaccino di Johnson & Johnson che è molto più facile da gestire perché non deve essere tenuto nel freddo e si può iniettare in ambulatorio

Lei è stato uno dei medici simbolo vaccinandosi fra i primi e con il vaccino Pfizer. Come giudica la polemica sui vari produttori?
Sì, sono stato tra i medici vaccinati nella prima somministrazione. Le polemiche sono sterili e inutili. Ad esempio, quando andiamo in farmacia a comprare un antibiotico ci chiediamo cosa ci sia dentro? No. Quindi è la stessa cosa. In questo momento abbiamo vaccini diversi ma che sono assolutamente comparabili in termini di efficacia e di sicurezza. Comunque vi assicuro che contrarre la malattia è molto, molto peggio di farsi somministrare questo o quel vaccino. Al massimo ci può essere una piccola reazione che può manifestarsi con qualche linea di febbre, una cosa assolutamente sopportabile. La malattia, come detto, è peggio

Che consigli possiamo dare alla popolazione, alla luce dell'aumento dei contatti?
Adesso bisogna continuare ad essere molto prudenti e lo stile di vita che abbiamo assunto da un anno a questa parte deve restare come elemento prioritario. La disinfezione delle mani, l'uso della mascherina, il distanziamento sociale, sono comportamenti che dobbiamo continuare a mantenere. Finché non verrà vaccinato almeno il 60% o 70% della popolazione dovremo continuare ad avere prudenza. E' una battaglia lunga ma la vinceremo.

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