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Medicina
Enuresi infantile: pandemia e stress aumentano le “ricadute”

L’enuresi è un disturbo che interessa molti bambini ma è un problema sottostimato. Con il termine “enuresi” si intende l’emissione involontaria di urina nel corso del sonno. Pur essendo il disturbo cronico più diffuso fra i bambini dopo le allergie, l’enuresi notturna spesso non viene affrontata correttamente da molti genitori. Del disturbo se ne può iniziare a parlare a partire dai 5 anni, età in cui l’apparato urinario è ormai maturo.

In base alla causa, si è soliti distinguere tre differenti forme del problema per una diagnosi accurata. Centrale è il ruolo del pediatra, che già a 4-5 anni (non a 8 anni, come avviene tuttora il più delle volte) dopo aver visitato il bimbo,  fa compilare ai genitori il diario minzionale per riconoscere il tipo di enuresi, in modo da prescrivere una terapia adeguata. Nei casi più seri (quando si bagna il letto quasi ogni notte) è necessario seguire una terapia farmacologica, ma fondamentale è anche il ruolo dei genitori, che devono tenere sempre un atteggiamento positivo, senza però trascurare il problema.

“È bene partire innanzitutto da alcune buone abitudini – spiega il dottor Antonio D’Alessio, chirurgo urologico pediatrico e pediatra, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Pediatrica dell’ASST Ovest Milanese, Ospedale di Legnano - come fare pipì prima di andare a letto, bere molto durante il giorno ma poco dopo le 18, ridurre i cibi salati e ricchi di calcio e contrastare sovrappeso e stitichezza. Solo nelle forme più severe di enuresi possono essere prescritti farmaci in base alla causa scatenante: l’ormone antidiuretico sintetico quando il problema è dovuto alla ridotta produzione di ADH e anticolinergici se l’origine del disturbo è la difficoltà nel controllo della vescica. Per le forme miste, infine, vanno assunti entrambi i farmaci”.

“In questo momento-prosegue il dottor D’Alessio- l’emergenza sanitaria ha comportato un aumento di stress e di ansia nei bambini e nelle famiglie. Inizialmente si era anche pensato che il lockdown potesse garantire un miglior controllo famigliare delle buone abitudini, sia quelle legate all’idratazione che all’alimentazione, ma in realtà non è stato così. Le modifiche profonde al modo di vivere, il cambio di regole nei cicli sonno-veglia, gli orari dilatati e l’aumento dello stress, che influisce direttamente sugli ormoni che regolano la diuresi hanno complicato il quadro iniziale, influendo sui sintomi e favorendo, in alcuni casi,  un quadro sintomatico  da vescica  “ribelle” e  “iperattiva”. Questo ha causato peggioramenti del problema o regressioni. In tutti i casi in cui si registrino “ricadute” è bene informare il professionista, ricostruire il diario minzionale e non abbandonare la terapia e la fiducia nella remissione del problema”.

L’aspetto psicologico non va mai trascurato  L’enuresi comporta sempre vissuti di disagio, sia nel bambino che nella famiglia che deve far fronte al problema.  “Ciò che è importante evidenziare-suggerisce il dottor Emiliano Monzani Psichiatra e Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze dell’ASST di Bergamo Ovest-  è che i bambini comunicano  attraverso il corpo, perché faticano ad esprimere tramite il linguaggio verbale, emozioni negative, fattori di stress o malessere emotivo”.

Nell’espressione emotiva infantile, il corpo è sempre più “avanti” delle parole. Per questa ragione, disequilibri nelle funzioni fisiologiche legate alla regolazione sfinterica o all’alimentazione, sono spesso spia di qualcosa che si sta sregolando. 

Quali  i campanelli d’allarme?

“Quella dei genitori in primis, ma anche degli educatori e dei clinici quando coinvolti, deve sempre essere una visione a tutto campo- prosegue il dottor Monzani- è consigliabile sempre esplorare il clima famigliare, chiedere se vi sono stati cambiamenti importanti nei legami famigliari o se si sono verificati eventi che hanno comportato stress emotivi come  separazioni, lutti, ospedalizzazioni precoci o prolungate del bambino e di una delle figure di attaccamento, la nascita di un fratellino; eventi  che possano avere comportato un cambiamento nelle abitudini di vita, come in questo caso la difficile situazione legata alle restrizioni da emergenza sanitaria. Sul piano somatico spesso i bambini esprimono il proprio disagio proprio con il discontrollo nella regolazione sfinterica, quindi con l’enuresi o nei casi più gravi anche con l’encopresi, i sintomi che ricorrono spesso sono il mal di pancia, il mal di testa, disturbi nella sfera alimentare, iporessia, selettività di alcuni cibi, o al contrario,  voracità,  vomito indotto. I genitori devono prestare attenzione anche a comportamenti iperattivi, ai disturbi del sonno, se vi siano incubi ricorrenti, problemi a scuola nella sfera di apprendimento, o della sfera sociale come i  comportamenti aggressivi verso persone, animali o oggetti, l’ intolleranza alla frustrazione, oppure ansie di separazione, comportamenti di evitamento, paura del buio o di animali o intolleranza al distacco dalle figure di accudimento primario”.

Come consigliare i genitori? 

“E’ importante spiegare ai genitori che lo sviluppo psicomotorio, non ha mai un andamento lineare, anche nella sua fisiologicità. Avere un ritardo nell’acquisizione delle autonomie o delle competenze, o una battuta d’arresto, non significa per forza lo strutturarsi di un disturbo futuro. Per questa ragione- aggiunge il dottor Monzani-  la sensibilità del genitore è  molto importante. Un messaggio importante da trasferire ai genitori è  che i bambini ci guardano h24. Le figure di accudimento primario sono modelli, pertanto genitori che mostrano comportamenti ansiosi, è più probabile che facilitino l’insorgenza di reazioni ansiose nei figli. È sempre bene evitare di colpevolizzare o spaventare i bambini”.

Come affrontare il problema?

Se i genitori si sentono in difficoltà a far fronte a determinati comportamenti o problemi che osservano nei figli, possono rivolgersi loro per primi ad un professionista, per trovare soluzioni a vantaggio della risoluzione del malessere che riguarda quella famiglia, di cui a volte i sintomi dei bambini, sono la manifestazione evidente. Più il contesto è rassicurante e accudente e capace di fornire la giusta “temperatura” emotiva e più consente alle emozioni di poter trovare vie adeguate di espressione, evitando blocchi o corto-circuiti emotivi.   Proprio per sensibilizzare sull’argomento, il 25 maggio entra in calendario la Giornata Mondiale dell’Enuresi, il cui obiettivo è promuovere il dialogo con i professionisti della salute per sensibilizzare l’opinione pubblica.

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