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Medicina
Medicina integrata: benefici per 8 pazienti su 10 al Gallino di Genova
Photo credit: Giangifoto di G. Podda (www.giangifoto.it)
"La medicina integrata non fa miracoli, richiede al paziente un suo impegno e una sua responsabilità per percorrere la via della propria salute. Paracelso nel 1600 diceva che vi sono sempre due medici: il medico interno e il medico esterno, che devono prendersi per mano e percorrere insieme la via della salute, per quanto aspra essa possa essere". Così Edoardo Rossi, ematologo, oncologo, responsabile dell'ambulatorio di medicina integrata presso l'ospedale Gallino dell ASL3 genovese, spiega ad Affaritaliani.it che cos'è la medicina integrata. Tra le terapie su cui si basa ci sono ionorisonanza, agopuntura, shiatsu, supporto psicologico, supporto dietetico, musicoterapia e yoga.
 
Che cosa si intende per medicina integrata esattamente?
 

"La medicina integrata nasce dallo stretto connubio tra medicina accademica, che nell'ultimo secolo si è arricchita delle scoperte scientifiche che hanno consentito di approfondire gli aspetti eziopatogenetici delle malattie,  e medicina complementare, che si occupa dell'individuo nella sua totalità, fisica, emotiva e psicologica, puntando a ridurre gli effetti collaterali dei trattamenti terapeutici. La medicina Integrata, fusione delle due, nasce per permettere al paziente di migliorare la propria qualità di vita nonostante la malattia e la potenziale tossicità delle terapie". 

Può fare qualche esempio di medicina integrata applicata a casi clinici?

"I nostri dati statistici riferiscono un beneficio della medicina integrata nell’80% circa dei pazienti. Come nel caso di una donna di 42 anni a cui nel 2015 venne diagnosticato un linfoma di Hodgkin. La polichemioterapia diede gravi effetti collaterali che, nonostante la terapia medica di supporto, la portarono a una grave anoressia con un calo ponderale impressionante. Decidemmo di fare un tentativo con la medicina complementare, in particolare con trattamenti di ionorisonanza, sedute di psicoterapia, shiatsu e agopuntura. Dopo la prima settimana di supporto, la paziente mi abbracciò e mi disse che la sera precedente era andata al ristorante e aveva fatto il bis di ravioli. Completò la chemioterapia e quando, in occasione di un convegno sulla medicina integrata, fu chiamata ad esprimere il suo giudizio disse: 'Io ringrazio la medicina accademica che con la sua chemioterapia mi ha guarito dalla malattia, ma ringrazio la medicina complementare che mi ha consentito di fare quelle terapie e senza la quale non so proprio dove sarei'".

Un altro esempio?

"Un signore di 51 anni aveva una tetraparesi spastica dalla nascita per un'incompatibilità Rh materno-fetale. Nel 2017 gli venne diagnosticato un condrosarcoma alle prime tre vertebre cervicali che gli produsse una paralisi completa. Fu trattato con radioterapia ottenendo una regressione del tumore, ma con effetti collaterali importanti sul quadro neurologico, al punto di avere una paralisi completa ai quattro arti e una estrema difficoltà ad esprimersi. Mi fece chiamare dall’Hospice, dove era ricoverato, poiché voleva fare un percorso di medicina integrata. Mi scrisse: 'Attualmente muovo gamba e braccio sinistro, ma non sono in grado di mangiare, lavarmi, alzarmi dal letto, se non supportato da altre persone con adeguate strumentazioni'. In accordo con gli oncologi e i medici che lo assistevano, lo accogliemmo due volte alla settimana all’ambulatorio “Antonio Lanza” dell’Ospedale Gallino. Era il maggio 2017 e lo trattammo con ionorisonanza, agopuntura e shiatsu. All’inizio i militi dell’ambulanza lo spostavano di peso con le lenzuola dal lettino del carrello al lettino del nostro ambulatorio. Dopo circa sei mesi il trattamento gli aveva consentito di essere trasportato con la sedia a rotelle e pertanto, pensando alle difficoltà del trasporto, gli dissi che potevamo sospendere il trattamento. Mi rispose che lo avevamo accolto in condizioni molto precarie con una bassissima aspettativa di vita e che il suo desiderio era quello di poter continuare. È diventato la mascotte di tutti gli operatori, loquace, brillante, con una battuta e una storiella divertente sempre pronta, naturalmente continua i suoi trattamenti e quello che ci affascina maggiormente è il fatto di vederlo camminare con l’aiuto di un girello".

 Da quanto tempo esiste l'ambulatorio di Medicina Integrata al Gallino?

"L’ambulatorio “Antonio Lanza” di medicina integrata è nato nel gennaio 2014 grazie ad una convenzione tra l’ASL3 Genovese, allora diretta da dottor Corrado Bedogni, e l’Associazione ONLUS Antonio Lanza, e inizialmente si è occupato solamente di pazienti affetti da malattie rare immunologiche. L'ASL3 ci offriva i locali e l’associazione i soldi per pagare due operatori che potessero lavorare sui pazienti assieme a tre volontari. I risultati ottenuti su questi pazienti ci consentirono di rinnovare di anno in anno la convenzione, ottenendo anche un contributo da parte della Regione che riconosceva i risultati. Perché i pazienti con malattie rare immunologiche? Per prima cosa era stato riconosciuto ed ampliato l’Ambulatorio di Ematologia e Immunologica dell’Ospedale Gallino con l’aggiunta delle Malattie Rare Ematologiche ed Immunologiche, pertanto io selezionavo i pazienti che potessero aver necessità del contributo della medicina complementare e diventavo il medico inviante; e in secondo luogo poiché i pazienti erano pochi, come era scarso il budget a disposizione. L’uso della medicina complementare, e in particolare quello della ionorisonanza, era iniziato all’Ospedale San Martino di Genova nel 2003, quando, con l’autorizzazione del Comitato Etico dell’Ospedale, iniziammo ad utilizzare l’apparecchiatura per la ionorisonanza per ridurre gli effetti collaterali della chemioterapia nei pazienti affetti da linfoma di Hodgkin. L’autorizzazione fu rinnovata dal Comitato Etico, sulla base dei risultati nel 2008 e nel 2012".

Quando l'ampliamento ai pazienti neoplastici?

"Nel gennaio 2017 il nostro progetto di “Utilizzo della medicina integrata per il miglioramento della qualità di vita nei pazienti neoplastici” fu accolto dall’Agenzia Sanitaria della Regione Liguria e venne finanziato il progetto pilota che includeva il trattamento per i pazienti in questione. Ci accordammo con gli oncologi dei maggiori Centri di Genova perché potessero inviarci i pazienti che ritenevano aver bisogno di tale supporto. Iniziammo questo percorso che aveva un sostegno in: ionorisonanza, agopuntura, shiatsu, supporto psicologico, supporto dietetico, musicoterapia, yoga nei pazienti inviati all’Ambulatorio “Antonio Lanza”. Misurammo in questi pazienti la qualità di vita attraverso uno strumento ampiamente utilizzato in campo oncologico, che è un questionario autocompilato dal paziente nel corso del trattamento: l’SF36".

Ci sono altri esempi in Italia?

"Sicuramente, e negli ultimi anni questi si sono moltiplicati. L'11 gennaio 2020 abbiamo fatto un convegno per conto della ASL3 di Genova invitando medici di Pitigliano, di Merano, di Pavia e di Milano per portare il loro contributo".

Come giudica lo stato della Medicina Integrata nel nostro paese?

"Rispetto ad altri paesi europei siamo meno organizzati: per fare un esempio, a Colonia in Germania esiste una struttura di tre piani, di fronte all’Università, che si chiama “Casa della vita degna di essere vissuta”, ove i pazienti oncologici usufruiscono dei numerosi supporti di medicina integrata, oppure in Inghilterra, ove il Royal London Hospital for Homeopathy, creato nel 1849, nel 2005 è diventato il Royal London Hospital for Integrated Medicine. L’Organizzazione Mondiale della Sanità nel programma 2014-2023 chiede agli stati membri di integrare i presidi della Medicina Complementare e Tradizionale con la Medicina Accademica per il miglioramento della salute e della qualità di vita delle persone. Ormai è evidente che migliorando l’aspettativa di vita bisogna migliorarne anche la qualità.

 
Quali sono le resistenze maggiori che incontra la sua applicazione?
 

La paura dei colleghi che si possa trattare di una “medicina alternativa” che possa deviare i pazienti da quello che di conclamato porta la Medicina Accademica per la loro guarigione, o quanto meno per il contenimento della malattia, con pratiche che lo possano allontanare da questo percorso.

 
C'è un programma di diffusione di questa esperienza?
 

"Il programma di diffusione avviene attraverso i risultati scientifici, che con il necessario rigore degli studi dimostri che l’associazione della medicina accademica con la medicina complementare, ovvero la medicina integrata, è utile non solo per i pazienti, ma anche per i medici della medicina accademica che riescono a lavorare meglio con i malati".

Maria Carla Rota

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