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Medicina
Novartis e la Statale presentano il Master in Medicina Farmaceutica

E’ stato presentato presso l’Università Statale di Milano l’International Master in Pharmaceutical Medicine, (masterinpharmamed.eu) che si svolgerà a partire dal prossimo mese di marzo e durerà un anno. Oltre a 1.500 ore di lezione (corrispondenti a 60 crediti formativi e suddivise in sei moduli), il programma del Master prevede un tirocinio presso la sede di Novartis, struttura d’eccellenza nella ricerca e sviluppo di nuove strategie terapeutiche.

E’ proprio in questa stretta collaborazione tra l’ambiente scientifico e quello dell’impresa la forza innovatrice dell’iniziativa, che, come spiega il Rettore Gianluca Vago, rappresenta un punto di svolta: “O si va in questa direzione o il sistema perde capacità di attrazione, rimanendo troppo lontano dal mondo del lavoro. Siamo riusciti a superare la tradizione di reciproca diffidenza, anche grazie alla conoscenza personale ed alla fiducia che ognuno di noi ripone negli altri protagonisti di questo progetto”.

Anche Giuseppe Remuzzi, coordinatore del Master e delle ricerche all’Istituto Mario Negri (dove si svolgeranno le lezioni teoriche), sottolinea l’importanza del lavoro di rete: “Il nostro obiettivo è far lavorare insieme diverse professionalità: medici, infermieri, farmacisti… Solo così si può dar vita ad una progettazione realmente efficace. Non si può più lavorare mantenendo le distanze dall’industria e magari criticandola. Bisogna invece lavorare insieme e cercare nuovi farmaci per il bene dei malati, poi il profitto verrà di conseguenza. Non sono due posizioni antitetiche”.

 

Guido Guidi, Head of Pharma Regione Europe per Novartis, aggiunge: “I pazienti vogliono avere cure efficaci e tutti noi dobbiamo sentirci responsabilizzati. Questo progetto si basa proprio su questa logica e siamo orgogliosi del fatto che, con questa iniziativa internazionale, Milano sia al centro dell’Europa, aprendo gli orizzonti per il bene dei malati. Va sottolineato come sia un Master in Medicina Farmaceutica, non in Farmacologia, perché serve un approccio globale, nel quale si valutino anche gli aspetti di sostenibilità economica delle cure. E’ un problema che dobbiamo porci, anche perché l’invecchiamento della popolazione ci presenta problemi come la diffusione dell’Alzheimer e dobbiamo fare in modo che si possa investire a sufficienza sulla ricerca. Per fare questo, bisogna rendere la ricerca efficiente, progettando fin dall’inizio in totale collaborazione con i governi, per definire insieme gli indirizzi ed i parametri. Più formiamo personale qualificato, più mettiamo le basi per una programmazione che dia risultati concreti. Vogliamo valorizzare le energie dei giovani, come facciamo anche con il progetto Bioupper. In Italia ci sono alti livelli sia nella ricerca, sia nella produzione dei farmaci, ma è sempre mancato il collegamento tra questi due ambiti. Per questo, ci siamo posti l’obiettivo di fare dei ricercatori delle persone capaci anche di creare impresa. Educazione e lavoro sono due punti fondamentali per noi. Essere riusciti a dare vita a questo progetto, in un Paese nel quale spesso ci sono ostacoli dettati diffidenza e dalla burocrazia, mi rende molto felice”.   

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