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Medicina
Salute: primo trapianto di fegato da donatore a cuore fermo

Ha avuto successo all'ospedale Niguarda un trapianto di fegato avvenuto utilizzando una procedura mai usata prima in Italia per questo tipo di organo. L'intervento e' stato effettuato il 3 settembre, quando nella struttura milanese a un paziente di 40 anni e' stato trapiantato un fegato da donatore in stato di arresto cardiaco, "una possibilita' sempre piu' concreta su cui puntare per aumentare il numero delle donazioni e abbattere i tempi d'attesa", spiega una nota dell'ospedale. In Italia per un fegato si deve aspettare mediamente 2 anni.   

L'intervento, che ha coinvolto l'Ospedale Niguarda, il Policlinico S. Matteo di Pavia e il Centro Nazionale Trapianti, ha permesso per la prima volta l'utilizzo dell'organo "anche dopo il prolungato periodo di assenza di attivita' cardiaca (20 minuti secondo la legge italiana), un intervallo che avrebbe potuto esporre gli organi a danni irreversibili e compromettere il buon esito del trapianto", specifica la nota.

La donazione, il prelievo ed il trapianto di organi dopo accertamento di morte con criteri cardiaci, sottolinea il Centro Nazionale Trapianti, rappresentano un obiettivo di grande importanza per la rete trapiantologica italiana. Si tratta di procedure previste dalla legge n. 91 del 19 aprile 1999 che regola la donazione indifferentemente dal fatto che l'accertamento di morte sia effettuato con criteri neurologici (morte encefalica) o cardiaci, in accordo con la legge n. 578 del 29 dicembre 1993 e correlato Decreto ministeriale n. 582 del 22 agosto 1994, rivisto l'11 aprile 2008. Il prelievo ed il trapianto di organi dopo arresto cardiaco, in passato, e' stato considerato di difficile fattibilita' in Italia a causa della lunghezza del periodo di accertamento della morte richiesto dalla legge Italiana (20 minuti) rispetto a quello previsto negli altri Paesi (5-10 minuti). Un periodo cosi' prolungato di assenza di attivita' cardiaca rilevata attraverso l'elettrocardiogramma avrebbe potuto danneggiare irreversibilmente gli organi da trapiantare. In Italia, ad oggi, e' dimostrato che, nel rispetto delle norme, anche gli organi prelevati da donatore a cuore fermo possono essere trapiantati con successo.

L'esperienza del prelievo di organi a cuore fermo e' iniziata in Italia nel 2008, a Pavia, e ad oggi viene effettuata anche presso le rianimazioni di Torino e di Monza. I primi trapianti eseguiti in Italia con questa tecnica di prelievo sono stati di rene, effettuati a Pavia e Milano. A Monza e' stato eseguito un prelievo di polmoni da donatore a cuore fermo trapiantati poi presso il Policlinico di Milano. Con l'intervento effettuato al Niguarda, possiamo estendere anche al fegato la possibilita' di prelievo a cuore fermo. In tutti questi casi, l'elemento decisivo per la riuscita dell'intervento e' stata la procedura di assistenza e di riperfusione ed ossigenazione degli organi dopo l'accertamento di morte e che hanno consentito di limitare il danno ischemico mantenendo una buona funzionalita' degli organi. Inoltre, le indagini di laboratorio e strumentali effettuate sul donatore dopo l'accertamento di morte con criteri cardiaci, ha permesso di valutare la funzionalita' degli organi durante il periodo di trattamento in ECMO.

L'impiego di queste tecniche e i risultati ottenuti, ad oggi, permettono al nostro Paese di affiancarsi agli altri paesi europei nei quali, grazie ad un piu' breve periodo di assenza di attivita' cardiaca (5-10 minuti) richiesto per l'accertamento di morte, il prelievo ed il trapianto di organi da donatore a cuore fermo contribuiscono ad incrementare in modo significativo il numero dei trapianti effettuati e di vite salvate.

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