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Medicina
Tumore al seno, nuova tecnica riduce del 50% il rischio di edema al braccio

Tumore al seno: Il linfedema è una complicanza che influenza la qualità della vita, causando disagio per le ripercussioni sull’aspetto fisico con risvolti nella società e sul lavoro, oltre ad impattare sui costi sanitari

Nel trattamento del tumore del seno, i casi in cui si rende necessaria la dissezione dei linfonodi (AD) vanno gradualmente riducendosi. Tuttavia, per molte pazienti in cui si manifesta coinvolgimento linfonodale, la procedura rimane essenziale per definire la prognosi e per orientare i trattamenti adiuvanti. La dissezione dei linfonodi ascellari è però gravata da una complicanza: il linfedema, cioè l’accumulo di liquido nei tessuti molli del braccio interessato.

Ne soffre circa la metà delle donne sottoposte a dissezione ascellare, ma secondo alcune stime epidemiologiche oltre il 60% delle pazienti sottoposte a trattamenti integrati, con un notevole impatto in termini di disagio percepito, diminuzione della qualità della vita e alterazione dell’immagine corporea. Non mancano inoltre problemi nella vita sociale e professionale e un aumento dei costi sanitari.

Tumore al seno, una nuova tecnica chirurgica sviluppata all'INT di Milano riduce dlel 50% il rischio di linfedema

Il rischio di linfedema si può però ridurre con un’innovativa tecnica chirurgica di dissezione definita “selettiva” (SAD - selective axillary dissection) messa a punto presso la S.C. Chirurgia Generale a Indirizzo Oncologico 3 – Senologia, dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT). "Il nostro obiettivo era di verificare se una particolare tecnica di dissezione ascellare selettiva potesse tradursi in un vantaggio in termini di morbilità associata all’intervento, quale l’edema del braccio" - spiega il dott. Massimiliano Gennaro, autore principale dell’articolo di resoconto pubblicato su "Cancer" - Come primo passo abbiamo pubblicato uno studio pilota, seguito poi da uno studio dedicato alla safety oncologica: entrambi hanno dato esito favorevole".

Da qui l’idea di condurre un’analisi più approfondita per valutare l’efficacia della metodica con uno studio randomizzato, che ha coinvolto 130 pazienti operate per carcinoma della mammella, 65 trattate con la tecnica convenzionale e 65 con la tecnica selettiva. Anche in questo caso i dati emersi sono stati confortanti: rispetto alla tecnica tradizionale, la conservazione selettiva di una media di due specifici linfonodi ascellari, ha dimostrato di dimezzare l’incidenza dell’edema del braccio rilevato ad un anno dal trattamento chirurgico (dal 42% al 21%).

Questa significativa riduzione è stata confermata da una valutazione multimodale alla quale sono state sottoposte le pazienti arruolate, documentando inoltre che, dopo la SAD, quando l’edema si manifesta, appare in una forma meno grave. In Italia, sono ogni anno circa 60.000 le donne che vengono operate per un carcinoma mammario e ancora oggi, malgrado l’anticipazione diagnostica ed i progressi terapeutici, il 15-25 percento di loro deve essere sottoposto ad una dissezione ascellare.

L’evidenza clinica acquisita dallo studio condotto dall’INT può cambiare l’approccio di cura di queste pazienti: le linee guida AIOM consideravano la SAD solo per casi appropriatamente selezionati, ma i risultati ottenuti dal gruppo del dott. Gennaro dimostrano che questa tecnica chirurgica può venire oggi destinata ad un gran numero di donne che, nel loro percorso terapeutico, richiedono la dissezione dei linfonodi ascellari.

"Questa tecnica chirurgia riduce dunque della metà il rischio di edema del braccio: si tratta di un risultato importante per il progresso delle terapie chirurgiche, un ambito in cui è piuttosto raro vedere un beneficio di questa entità" - continua Gennaro. "Il risultato è già stato accolto favorevolmente nella nicchia dei chirurghi senologi, tanto che la dissezione selettiva viene citata esplicitamente nelle ultime linee guida AIOM per le neoplasie della mammella, uscite nel 2021, come 'possibile futura alternativa alla dissezione ascellare tradizionale’ per ‘la crescente evidenza di efficacia e basso rischio di recidive regionali'; ora però si tratta di divulgarlo a un pubblico più ampio, coinvolgendo anche le associazioni di pazienti, affinché diventi un nuovo standard di trattamento: per questo ci attiveremo per un adeguamento anche dei DRG".

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